La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Vale più un Vaccino o un Saccottino?

Abbiamo davanti agli occhi, evidente, quasi osceno, il fallimento assoluto dell’Unione Europea quanto a contratti di fornitura per la campagna vaccinale anti COVID (ma io continuo a chiamarlo virus cinese…).

Vaccini COVID 2

La tragedia della pandemia non si è ancora conclusa e la via d’uscita è una sola; ma questo non ha impedito ai burocrati di Bruxelles di darci l’ennesima, laddove ce ne fosse bisogno, dimostrazione della loro insipienza e nullità.

Vengo quindi alla provocazione del titolo: vale più un vaccino o un saccottino del Mulino Bianco?

Per argomentare la provocazione sposto il confronto fra burocrati UE e buyers della Grande Distribuzione Organizzata.

L’imbelle burocrate europeo redige fior di contratti per una materia VITALE, e il vaccino lo è, magari pieni di supercazzole di varia natura, ma non considera:

  • piani di consegna vincolanti che permettano di schedulare opportunamente il piano vaccinale, ritenendo che imporre un vincolo trimestrale possa bastare. Quindi laddove la casa farmaceutica non inviasse nulla per dieci settimane salvo poi riversare tutto l’ammontare nelle ultime due…nulla da eccepire ! Ma siete scemi? SI!
  • penali stringenti e pesantissime laddove i predetti piani di consegna non vengano rispettati: forse credono che già il fatto di aver siglato un contratto a livello UE impegni il fornitore a non so quale stringente e vincolante etica… Insomma…sigli un contratto con la UE e ti senti “impegnato by default”… Dimostrazione che a Bruxelles vivono fuori dalla realtà.

Dall’altre parte abbiamo un qualsiasi buyer della GDO che deve fare un contratto per la fornitura dei Saccottini Mulino Bianco.

State certi che, laddove le consegne non vengano puntualmente effettuate in modo da garantire scaffali sempre adeguatamente e correttamente riforniti, il nostro oscuro buyer avrà di certo definito una serie di penali di quelle che levano la pelle di dosso. Non solo; starà sempre, ostinatamente, col fiato sul collo del fornitore per garantirsi il livello di servizio più alto possibile. Perché il pieno rispetto della consegna è lo Standard, non l’eccezione!

Ma il Saccottino della Mulino Bianco, per quanto buono, nulla può contro il malefico virus cinese; peccato che sia acquistato da gente che sa fare bene il proprio lavoro.

Così non è il caso di quella pletora di tronfi burocrati che operano nella UE.

Laddove ancora avessimo dubbi sull’utilità dell’attuale Unione Europea…

emoticon incazzato


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Resilienza non è fuffa !

La quotidiana demagogia creatasi all’intorno della pandemia (made in China !) mi ha portato, purtroppo, ad odiare una parola bella e importante: resilienza!

resiliènza s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

Resilienza 2

Parola forte, piena di significato, “massiccia”, in linguaggio militaresco, che va però coniugata con criterio, volontà e determinazione !

Oggi invece ci è stata propinata in modo inflattivo dal governo delle Supercazzole (il ConteCasalino…) che l’ha assunta a leit-motiv del proprio “piano” definito appunto, pomposamente (come tipico dell’arrogante premier), “Piano di Ripresa e Resilienza“.

Resilienza

Minchia! Peccato che una cosa sia un piano! Un’altra un libro dei sogni; e qui siamo, decisamente, su questa versione…e non a caso a livello europeo si stanno stancando di dilazioni e vagheggiamenti continui.

Un piano che voglia portare Ripresa e Resilienza deve essere sviluppato ed eseguito, come dicevo prima, con:

  • Criterio : ciò significa visione, competenza, esperienza, saper fare, raziocinio tutte qualità che la compagine governativa, orchestrata solo sull’apparire e creare consensi tramite l’uso dei media, non ha!
  • Volontà : ovvero focalizzazione massima sul raggiungimento degli obiettivi fissati… e l’unica capacità evidente di focalizzarsi con volontà, tipica di questi soggetti, è quella di tenersi le proprie poltrone !
  • Determinazione : non basta redigere i piani; conta poi la loro esecuzione, messa in opera. In questo serve l’esperienza, soprattutto per sapere affrontare difficoltà o impedimenti. Significa sapersi assumere la Responsabilità di portare in fondo le cose ! Cosa molto diversa sul distribuirla a pioggia in una ciclopica struttura di 300 e passa persone, ovvero su un apparato tale da diventare un nuovo porto delle nebbie. Peraltro, viste le premesse dal punto di vista dell’individuazione dei soggetti, riuscireste mai ad immaginare una organizzazione fatta di tanti Arcuri? Valida solo per non raggiungere alcun risultato ma creare solo fumo!

Resilienza Conte-Arcuri

Ripresa e Resilienza sono un imperativo ! Ma ci vogliono persone capaci e determinate, non certo personaggi da Supercazzole quotidiane.

Se non si capisce questo, e purtroppo mi pare che troppa gente non lo capisca proprio, il risultato di mandare definitivamente tutto a fan…tastico è sicuro!
Auguri !!!


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Dotti, medici e sapienti

Ho avuto modo di riascoltare un vecchio brano di Edoardo Bennato: “Dotti, medici e sapienti“, un brano del suo album “Burattino senza fili” del 1977. Sono passati un bel po’ di anni e, confesso, non mi ricordavo tanto bene quel vecchio brano pur possedendo, da qualche parte, il relativo 33 giri.

Sono trasecolato per quanto il pezzo sia attuale oggi. Attualissimo se lo confrontiamo al tragico marasma creato dal maledetto virus cinese che ci ha sconvolto la vita e che ha portato, troppo, alla ribalta una pletora di virologi ed epidemiologi che ogni giorno ci adombrano e ammorbano di presagi, sventure, nuove calamità e continue restrizioni.
Un tetro concerto di Cassandre dove ognuno dice la sua cercando di distinguersi soprattutto nel voler tracciare quadri i più foschi possibile.
Che la situazione sia drammatica lo abbiamo capito ma potremmo anche fare a meno di chi ci dice quotidianamente “siete nella merda fino al collo…ma tra poco la ricreazione finisce e…tutti in ginocchio!“.

Dotti medici

Torniamo al brano di Bennato. Attualissimo se rapportato alla situazione della povera Italia, guidata per troppo tempo da un branco di mentecatti e cialtroni (il governo ConteCasalino della Supercazzola), serva, nemmeno suddita, di un’Europa burocratica che pensa solo ai comodi loro…dei krukki, dei francesi, degli olandesi… e che tratta questo povero paese come un appestato con le pezze al culo, grazie anche alla meschina condiscendenza di personaggi, vedasi i PiDioti, che trovano con questo ragione di esistere ancora…

Dotti medici e sapienti

Vale, come nella canzone, il consiglio finale: scappare !!! Ma prima varrebbe la pena prendere alcuni di questi “dotti”, vedasi Ricciardi o qualche altro intelligentone del Comitato Tecnico Scientifico e fargli provare come possa essere, impropriamente, utilizzato un…

Decidete voi cosa: io penserei al classico palo! 😉

URLO


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Un dì andai soldato…le Comiche !

Seguito della pagina precedente, ovvero https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2020/04/18/un-di-andai-soldato/ , ma stavolta l’intenzione è quella di raccontare le situazioni più comiche vissute. Leva - Artical

Vero, perché tra fiumi di noia, quasi sempre, picchi di adrenalina (lo sparare al poligono e le guardie armate), momenti di tragedia (la bomba alla Stazione di Bologna), qualche frammento di autentica comicità c’è scappato: pescando dal cilindro della memoria vi racconto i tre migliori.

  • La mimetizzazione camaleontica

Giornata di esercitazione del mio Reparto dalle parte dei Lidi Ferraresi. Le procedure impongono che prima di schierarsi ci debba essere una ricognizione per decidere dove piazzare il radar e poi le batterie contraeree.

Essendo io radarista, o meglio presunto tale, faccio quindi parte del Nucleo di Ricognizione che parte in avanscoperta. Si fanno le varie attività necessarie; si prendono le decisioni conseguenti e, infine, si comunicano le informazioni al resto del Reparto e…si attende.

Svolti i miei compiti, in attesa che arrivi l’autocolonna, mi metto comodo, seduto sulla riva di un argine con il mio fucile di traverso sulle gambe. Il mio Capitano, rompipalle di grande caratura, si avvicina e, arricciandosi uno dei baffoni, mi apostrofa:”Negroni, assuma un atteggiamento più tattico”.

Vabbè, lo confesso, ero un po’ svaccato. Allora mi distendo lungo il pendio dell’argine puntando il fucile e, con fare provocatorio, rispondo:”così va meglio?”. Lui, cagacazzi titanico, di rimando:”peccato lei non sia mimetizzato”.

Provochi? Non sai con chi hai a che fare… e allora parto come una furia scopo rapida mimetizzazione. Disbosco cespugli, rami, strappo erba, e assemblo tutto utilizzando al meglio la retina sopra l’elmetto.

Leva - MimesiL’elmetto ormai non esisteva più: al suo posto uno strano incrocio botanico di dimensioni imbarazzanti; alto sui 60-70 cm e largo quasi un metro.

A quel punto riprendo posizione e con sarcasmo mi rivolgo al Capitano:”Signor Capitano, penso che meglio di così non si possa”. Lui scuote il capoccione ma è chiaro che stavolta ho più che pareggiato e risolto la contesa.

Ma il buffo viene ora.

Arriva l’autocolonna e, quando nei pressi, la procedura prevede che noi si debba sbucare dai nostri posti per guidarla nei vari punti designati.

Sulla Campagnola di testa l’autista è tutto concentrato nello scrutare l’argine e quando quel grosso cespuglio, che vedeva alla sua destra, salta in piedi si spaventa un attimo e sbanda fermandosi per un soffio dal finire giù dall’argine.

Quel cespuglio era il Caporal Maggiore Negroni…

  • La prova dell’Autoparco

Fine Marzo 1981; ormai conto meno di tre settimane al mio congedo e mi capita tra capo e collo un’esperienza quasi fantozziana: la prova dell’Autoparco.

Si tratta di una prova di verifica delle condizioni dell’intero parco automezzi del Reggimento: Campagnole, furgoni, camion, piccoli e grandi. Ogni veicolo a motore deve essere collaudato su un percorso impegnativo dalla Caserma a Bologna (vicino a San Lazzaro di Savena) fino al mitico Passo della Futa, dove passava la Mille Miglia.

Detta così sembra una gita fuori porta ma bisogna tenere conto delle effettive condizioni di detto autoparco: il numero dei mezzi realmente funzionante non superava il 65-70 % e, anche tra quelli, molti andavano a singhiozzo.

Vengono formati gli equipaggi; per ogni mezzo un autista e un ufficiale/sottufficiale/graduato come “capomacchina”.

Leva - CP70Vengo assegnato a un CP70 (Camion Pesante del 1970) con un ragazzo, come autista, che, quantomeno sembra saper guidare e abbastanza bene.

Bologna – Passo della Futa e ritorno… si parte tutti incolonnati alle 5.30 del mattino, con una scorta nutritissima di Carabinieri motociclisti. Lungo il tracciato sono già stati prima schierati dei “movieri”, ovvero dei soldati con lo scopo di segnalare il percorso.

I poveretti prescelti avevano lasciato la caserma verso le 4.30…

Si parte…o almeno si dovrebbe visto che circa una quindicina di mezzi si piantano subito nei primi due chilometri.

Il nostro CP70 sembra funzionare e cammina. La colonna procede a passo di lumaca e quando cominciamo a trovare un po’ di traffico civile iniziamo la raccolta delle imprecazioni, sacrosante, di chi, dovendo andare al lavoro, incoccia questa assurdo biscione di oltre due chilometri, arrancante e sbuffante verso il Passo della Futa.

I poveri Carabinieri motociclisti al seguito si danno un gran daffare per minimizzare il disagio provocato e tenere assieme i pezzi di un serpentone che si sfilaccia e si decompone.

Quando dopo un paio d’ore iniziamo a salire superiamo tanti che, collocati prima di noi, non ce l’hanno fatta. Dovranno attendere i camion gru di soccorso; chissà quando mai faranno ritorno.

Alla fine il mitico Passo della Futa: ci siamo arrivati ! In realtà contiamo nemmeno il 40% dell’autoparco: i migliori !

Piccolo discorsetto, di rito, del Colonnello, veloce spuntino a pane e mortadella (quella militare…di ignota produzione e provenienza) e vai col ritorno.

Alla ripartenza, sul Passo della Futa, un paio di grossi camion esalano l’ultimo sussulto meccanico: narrano le cronache che i loro equipaggi siano stati recuperati a notte fonda…o forse mai.

Col nostro CP70 siamo quasi arrivati; l’ultima rotonda a San Lazzaro di Savena; tra un chilometro e mezzo la caserma. E nella rotonda il cambio fà “crac” e si pianta tutto. Fine dei giochi.

Però ci va di lusso; dall’altra parte passa un camion gru appena partito. Lo fermiamo al volo e dopo solo 30 minuti siamo già in caserma.

Sono ormai le 15…ma siamo andati fino al Passo della Futa e “quasi” tornati.

  • Sono arrivati i russi

Anche qui sono ormai agli sgoccioli del mio servizio; manca poco, pochissimo.

Vengo coinvolto in una Ricognizione Esplorativa; con un piccolo manipolo (un Sottotenente, io e un paio di altri commilitoni) dobbiamo definire la ipotetica collocazione del Reparto a difesa contraerea dell’aeroporto di Bologna. Il luogo indicato è ubicato presso una grande Cascina nelle vicinanze.

Iniziamo subito stile Le Comiche: il Sottotenente, un ragazzetto un po’ pirla, incurante della raccomandazione che gli avevo dato, ricordandogli che dovevamo fare una simulazione e nulla era reale, si presenta alla proprietaria della Cascina dicendo che dovevamo collocare delle batterie di cannoni nei suoi terreni. La signora trasecola e intervengo io smussando il tutto ribadendo il fatto della simulazione:”signora dobbiamo fare solo finta di…Stia tranquilla”.

Dopo questo inizio imbarazzante catechizzo il collega che deve restare col farneticante tenentino pirletta che aveva già iniziato a parlare di “posti di raccolta feriti”; il compito era rincuorare la signora, ormai in stato ansiogeno spinto, sottolineando come fosse tutto per finta.

Nel frattempo, con l’altro commilitone, mi allontano per trovare un punto ideale per l’ipotetica collocazione del radar e fare dei rilievi. Identifichiamo il centro di un grande campo arato da poco.

Siamo intenti nei vari rilievi e diagrammi da fare quando mi sento strattonare un pantalone della mimetica. Guardo e vedo un bimbetto, piccolo, piccolo, bruttino, età indefinibile, che mi osserva dal basso in alto domandandomi:”signore…ma voi di che Esercito siete?”.

E fu lì che mi venne la folgorazione; il lampo di genio, il guizzo, la luce…
Con un accento palesemente artefatto alla Popoff, rispondo:” siamo russi! ma non dirlo a nessuno!”.

Il bimbetto si trasforma in Speedy Gonzales e con uno scatto bruciante fugge via, terrorizzato, gridando:” Mamma, mamma, sono arrivati i russi !”.

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Un dì andai soldato…e di anni ne son passati tanti…


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Andare in banca…a Fukushima

Cronaca di un giorno diverso in questa pazzesca emergenza da virus cinese.

Sarebbe stata una cosa normale, ma in questa situazione non lo è: dover andare in banca. In questo caso, addirittura, previo appuntamento.

Motivo? Per la serie che quando piove merda lo fa in abbondanza, due giorni fa un aggeggino che generava i codici di accesso al mio online banking ha smesso di funzionare. Nei suoi cinque anni di vita ha, ovviamente, deciso di farlo proprio in questa condizione da “tappati in casa”.

Contattata la banca mi viene detto, fissato il necessario appuntamento, di presentarmi stamattina alle 11 presso la mia filiale, in pieno centro a Pavia.

A quel punto tocchi con mano come la normalità, ante virus cinese, diventi straordinarietà nell’emergenza.

Andare in centro…auto…autocertificazione (l’ultima versione in attesa della successiva…)…tragitto a piedi…banca.

Tutto quanto diventa difficile perché ti devi preparare: guanti, mascherina…stato d’animo…tensione.

Cristo…ma non è che mi hanno trasferito la banca in centro a Fukushima? No…ma lo spirito è quello.Fukushima

Arrivi, parcheggi, ti incammini a piedi in questo centro surreale dove tutto è uguale ma tutto è diverso.

Gente pochissima e per ogni cristiano che vedi gli sguardi, reciproci, sono sul dove passi tu e dove passo io in modo da tenersi il più distante possibile.

Ma, soprattutto, il silenzio, irreale, totalizzante, quasi opprimente…

Potrebbe avere anche un fascino ma non riesci a coglierlo; non puoi coglierlo perché ormai l’ansia, l’angoscia la fanno da padrone.

Passerà, spero al più presto possibile; passerà questa merda impestataci dai cinesi.

Come ci troveremo non sarà bello; per niente.

Di certo qualcosa dentro sarà cambiato; molto cambiato.faccia_triste

 


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Agenzie di Rating, CREPATE !!!

Siamo, grazie ai cinesi (ricordarselo SEMPRE !!!), in piena pandemia di fronte a una emergenza catastrofica come danno umano, sociale ed economico.

In questa situazione le agenzie di rating continua a emettere le loro sentenze: è di oggi l’ultimo rapporto emesso dai corvi di Moody’s, ovviamente sempre volto a buttare merda addosso a chi è messo male e salvaguardare gli speculatori.

https://www.corriere.it/economia/aziende/20_marzo_26/moody-s-effetto-coronavirus-le-banche-italiane-possibili-downgrade-90ba18ee-6f52-11ea-b81d-2856ba22fce7.shtml

Sarebbe opportuno che questi delinquenti (perché nella realtà dei fatti tali sono…) di Moody’s, Standard & Poors, Fitch venissero silenziati in questa situazione emergenziale dove le vere esigenze e priorità sono due:

  1. uscire al più presto da questa peste cinese
  2. riuscire a ripristinare e rilanciare un corretto equilibrio sociale ed economico.

In tutto questo avere avvoltoi, come loro, che prevedono e segnalano i prossimi cadaveri non serve, anzi…!

A questi soggetti dovrebbe essere messa, con le buone o, meglio ancora, con le cattive (io qualche idea al proposito ce l’ho da tempo) una sordina tombale.

E non a caso ho usato l’aggettivo “tombale” !emoticon incazzato

 

 


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L’aijo e il coniijo in subbuijo…

glio 1Sono, purtroppo, venute a mancare le desinenze “gli”, “glio”, “glia”, “glie” della lingua italiana.

Ne denunciano, e piangono, la scomparsa gli, ormai pochi, custodi di un italiano correttamente parlato e scritto; gruppo, ahinoi, sempre più sparuto ma non per questo meno combattivo.

I motivi di tanta disgraziata perdita sono da ricercarsi nella crescente “coattizzazione” ed ignoranza lessicale ed espressiva. In troppi non parlano più un italiano vero ma un miserevole e scarno sottoinsieme dal quale sono bandite, o meglio ignorate perché non conosciute, vocaboli, regole e sintassi.

glio 5Ecco quindi che, in quello che dovrebbe essere italiano e non qualche idioma dialettale, il  coniglio diventa “conijo”… il subbuglio “subbuijo”…la bottiglia “bottija”… e così via nella miserabile dizione del celebro-latitante italiota medio, che si alimenta di chat, socials, selfie, influencers, e calcio…e poi calcio, selfie, chat…

Se non ci avete ancora fatto caso ed amate il vero italico verbo, prestate attenzione: quando vi capitasse di vedere qualunque trasmissione televisiva con dei concorrenti o uno dei soliti, inutili e stucchevoli, dibattiti e contraddittori, drizzate le antenne alla ricerca di un “glio”, “glia”, “glie“…

Non ne troverete più! Al loro posto solo le terribili sconcezze prima riportate; il trionfo del burino, la conferma di un’ignoranza devastante e inarrestabile.

Già ! Perché è lecito chiedersi se questa perniciosa tendenza sia ribaltabile; purtroppo siamo ben oltre il punto di non ritorno, o meglio, lo si potrebbe fare ma in un unico modo e maniera: mazzate, mazzate, mazzate.

D’altronde è vero che con quel sistema, delle mazzate appunto, si potrebbero aggiustare anche tante altre cose, ma, mi dicono, che piaccia poco perché antidemocratico…  PECCATO !

Andiamo quindi, democraticamente, avanti così, dando spazio dilagante (ormai sono dappertutto…) ai coglioni !

Però ricordiamoci di chiamarli sempre, italianamente, così: COGLIONI !!!


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Trinariciuti d’oggi

In questi giorni mi sono trovato a pensare a tutta la bagarre emiliana alimentata dalla paura della sinistra di perderne il controllo. Paura?, terrore direi!

Il tutto adesso corroborato dalla “scoperta” delle “sardine” con relativo, immediato, clamore mediatico, becero e lecchino, nel pompare/osannare/enfatizzare questa nuova trovata, in salsa pesce azzurro.

Trinariciuti creati da Giovannino GuareschiDall’Emilia “rossa” venne anche un grandissimo della satira, un autentico campione: Giovannino Guareschi, ineguagliabile nel denunciare ed irridere quanto si celava dietro certi schieramenti.

Tra i personaggi creati da Guareschi, sulle pagine del “Candido“, spiccavano i “trinariciuti“,trinariciuti (1) epiteto fortemente spregiativo rivolto agli iscritti al partito comunista, per la loro presunta acritica credulità e sudditanza alle direttive del partito (perciò raffigurati con tre narici, come esseri “diversi”).

Mi sono allora domandato chi possano essere i “trinariciuti” di oggi e ripensando alla definizione, alla “acritica credulità e sudditanza alle direttive”, a quella “obbedienza cieca, pronta e assoluta” che lo stesso Guareschi raffigurò in bellissime vignette, la risposta balza evidente… Basta la prossima foto.trinariciuti Grillo Giggino

Esistono e sono tanti…a conferma che siamo proprio messi male. URLO

 

Vabbè, vi lascio almeno qualche meravigliosa vignetta del grandissimo Guareschi. Trinariciutitrinariciuti 3Trinariciuti-vignetta


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Tipi da Poste…

Vuoi prendere, di botto, coscienza di come sia messo questo paese? Poste ItalianePassa un’ora in un Ufficio Postale! Si perché le Poste Italiane, in quanto a varia umanità che le affolla, sono lo specchio di quest’Italia.

Oggi, per le varie menate dei versamenti di rinnovo patente, ci ho speso quasi un’ora e posso confermare quanto siamo messi male; anzi peggio!

Lungi però dal volermi lanciare in dissertazioni sullo stato di salute del quasi cadavere Italia, prendo al volo l’esperienza odierna per tracciare i profili di alcuni dei peggiori soggetti, maschio o femmina indistintamente, con i quali vi capiterà di fare i conti.

  1. Il telefonomane: soggetto (lo si capisce al volo) dal quoziente intellettivo non pervenuto o smarrito, suole trascorrere il tempo in coda dedito a chiacchiericci vari al telefono. Non ci sarebbe nulla di male se questi non avvenissero però in viva voce e con un livello di audio modello concerto di Vasco Rossi. Potrete, quindi, sulla base del comune tempo di attesa, sapere quasi tutto sulla sua vita, parentado, impegni, problemi, malattie (su quelle si dilungano particolarmente…), ma anche passioni. Oggi, ad esempio, me ne è capitato uno fan scatenato (ed è dir poco) di Manuela Arcuri… Se non fosse per le sembianze da Gollum del tipo, la Manuelona nazionale potrebbe esserne anche lusingata…   😉
    Insomma il telefonomane vi ammorberà con i cazzacci suoi.
    Non vi resta che sperare che una delle sue tante malattie se lo porti via al volo.
  2. Il saltacode: a dispetto dell’ormai quasi totale diffusione dei numeri di gestione coda, esistono ancora squallidi soggetti coda-repellenti; costoro si presentano sotto diverse, sordide, specie:
    • quello che ignora bellamente la coda, i numeri, le persone in attesa, e si fionda direttamente allo sportello: al momento del levarsi di segnali di protesta finge, inizialmente, di ignorarli salvo poi lanciarsi in contraddittori veementi, avvallando una serie di improbabili scuse.
    • ci sono i furbetti del “devo chiedere solo un’informazione” che, ripetendo allo sfinimento questo mantra, sfruttando l’ingenua cortesia altrui, risalgono e dribblano la coda per poi trasformare il fantomatico quesito in una richiesta di servizio bello e buono.
  3. Il dormiente: in coda, munito di regolare numeretto, non si avvede, causa letargia improvvisa, narcolessia o semplice rincoglionimento cronico, della chiamata del suo turno. Accortosi, ormai in ritardo, del problema cerca di risolverlo goffamente agitandosi come un tarantolato davanti agli sportelli conclamando il suo postumo diritto e cercando di essere recuperato.
  4.  Il saccente : non esiste coda in un Ufficio Postale dove non si palesi il portatore/dispensatore di “verità assolute“, ovvero tutte farlocche, che inizia a distribuire ai poveri astanti sentenze su:
    • inefficienza del servizio postale
    • scarso rendimento del personale
    • richiami vari a potenziali taumaturghi “risolvi tutto”
    • dissertazioni sul come trasformare il servizio postale in una sorta di Nirvana
    • castronerie varie da “perché io so, io ho ragione, io sono nato imparato”…

Il “sono nato imparato” non è casuale perché, molto spesso, il saccente, parla un italiano improbabile…; ma questo lui non lo sa!Poste 2

Insomma, un bel teatrino, specchio ormai di un paese senza capo né coda dove anche i bibitari dello Stadio San Paolo hanno trovato modo e maniera per comandare e dire la loro…

Povera Italia, di ignoranza ostello… URLO

 

 


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Azzurri e quindi verdi…

Azzurri 3Ne ho sempre avuto piena consapevolezza; oggi ne ho totale certezza! L’Articolo 1 della Costituzione Italiana è sbagliato! L’Italia, o ciò che ne resta, non è “una Repubblica fondata sul lavoro…”; in primis il lavoro non c’è praticamente più. Qualcuno (grullo, anzi grullino… maledetti loro…) pensa di averlo sostituito col “reddito di nullafecenza”; ahinoi!
L’Articolo 1 dovrebbe, in realtà recitare, “una Repubblica fondata sul calcio. La sovranità appartiene ai “media” che la somministrano a piacimento a milioni di calcio-dipendenti”.

Oggi il dibattito vede protagonista la nuova maglia scelta per la nazionale italiota; gli azzurri…in verde!Azzurri 1

Detto che trovo questa scelta, pur nella mia totale idiosincrasia verso questa sotto specie di sport, una cazzata pazzesca, nonché il totale disconoscimento di una tradizione, la domanda vera è: ma c’è da stupirsi?  

Azzurri 2No! Trattandosi di calcio, proprio no! Siamo di fronte a un contesto privo di qualsiasi rispetto di buon senso, innanzitutto, ma anche di valori, di tradizione e di etica.

Giocatori mezzecalzette pagati a suon di milioni per fare poi figure penose ma che, dall’altra parte, vedono sempre pletore di tifosi assatanati, pure loro ormai lontani anni luce da qualsiasi contesto etico.

D’altronde come si fa a tifare per squadre di club trasformate in accozzaglie di mercenari che passano, a suon di milioni, dall’una all’altra cambiando squadra quasi fosse un’altro paio di mutande? Pure gli allenatori, capaci anche loro di saltare da una panchina a quella della più detestata rivale. E i tifosi sempre ad infoiarsi… Mah…

Per cui becchiamoci pure la trovata degli “azzurri” in verde; tanto cosa cambia? Vista la scarsezza e la broccaggine di questi pellegrini, di certo non andranno da nessuna parte; di sicuro mai e poi mai potranno tornare ai livelli di quella grande nazionale dei Mondiali 1982.Azzurri 4

Ma erano altri tempi e sul colore della maglia non si sarebbe mai discusso.

occhiolino