La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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La buona novella del Ghiro Ciccione

Grazie Ghiro Ciccione, caduto, per il sovrappeso, da un albero in quel di Bologna. Ho deciso di chiamarti Balanzone…fa pure rima con Ghiro Ciccione.

In una litania quotidiana di bollettini di guerra, proclami minacciosi di virologi vari (che manco Cassandra…), nell’interminabile sequela di cattive notizie, alla fine, ne è arrivata, come un raggio di sole, una lieta e divertente; una notizia che vale più di un sorriso, almeno una risata…e c’è tanto bisogno di ridere un momento, di questi tempi.

Questa piccola gioia ce l’hai donata tu, ignaro Balanzone, ghiro alquanto ciccione, che ti sei apprestato al tuo letargo dopo esserti fin troppo pasciuto, al punto di cadere dall’albero dove ti eri appolliato.

Secondo la cronaca non hai fatto né una piega, né un plissé; hai continuato a dormire…appunto come un ghiro. Di quello che sta accadendo in questo mondo degli umani non sai nulla e manco te ne frega però il tuo gesto, inconsapevole, ci ha regalato un briciolo di allegria.

Adesso continuerai il tuo letargo e chissà che quando a Primavera ti sveglierai tu non sappia portarci anche un’altra lieta novella; magari della definitiva sconfitta di questo maledetto virus cinese.

Buona continuazione di letargo Balanzone, Ghiro Ciccione !

https://www.corriere.it/animali/20_novembre_21/ghiro-cade-dall-albero-il-troppo-peso-salvato-un-passante-5c95596c-2c1b-11eb-b3be-93c88ba49aa1.shtml


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Osserva l’ufficio e sai come comportarti…

Tempo fa avevo raccontato, con riferimento al mio libro “La scrivania obliqua”, varie fenomenologie comportamentali di taluni manager, o presunti tali, vedasi appunto il collocare la scrivania in obliquo piuttosto che altre effimere manifestazioni di potere.

Di certo, quando si incontra qualcuno in un’azienda l’osservazione del contesto risulta importante e non deve essere sottovalutata. Certo non sarà essenziale ma, statene certi, ci potrà fornire elementi importanti sul come comportarci. Due esempi su tutti: la planimetria e l’arredamento.

Avendo visitato tantissimi uffici di manager italiani o stranieri ho avuto modo di vederne di tutte le tipologie e dimensioni.

Ne ho quindi tratto una tabella sintetica suggerendo anche l’atteggiamento più consono da tenere:

Tipologia
Ufficio
Dimensioni
Arredamento
Atteggiamento suggerito
Ascetico
Cella quasi monacale, con pareti chiarissime
Freddo, alluminio e legno sbiancato, mobili chiari; disadorno. Contemplativo
Molto formale ma orientato a grande apertura. Linguaggio asciutto e niente retorica.
Cardinalizio
Immenso
Tappeti e divani, con corredo di poltrone. Scrivania grandissima.
Estrema formalità; prosopopea e retorica a fiumi.
Pronti a subire tsunami di arroganza.
Romantico
Nella norma; conta decisamente l’arredamento
Ricerca di mobilio particolare con richiami a tema (es.primo novecento); lampade con vetro verde, sedie grandi ma scomode.
Predisponetevi a grande cordialità. Superare barriere di formalismo.
Gerarchico
Nella norma
Scrivania come vera barriera di potere; il manager seduto dietro un piano di lavoro largo oltre un metro e mezzo…
Pragmatico e asciutto; “strict to the point”.
La retorica da usare come paracadute
Cultural-chic
Nella norma ma capace di ospitare almeno due grandi librerie
Non rilevante; conta il numero dei libri stipati; di tutti i tipi, ma suddivisi in modo organizzato; spesso mai letti e nemmeno aperti…
Esplorazione superficiale di temi svariati.
Attenzione a non distrarsi

Ci sono poi i soprammobili, come ulteriore interessante complemento alla nostra osservazione, perché spesso il soprammobile è un segnale evidente, volutamente esibito, di piccole manie o passioni del manager.

Andiamo quindi dalle classiche palline da golf, messe sulla scrivania ad arte, introduzione alla domanda di rito su quale sia il club di appartenenza e l’handicap golfistico. Oppure una parata di modellini di Jaguar o Porsche, ad evidente specifica preferenza in tema di automobili. Ci si potrebbe sbizzarrire, ma la casistica sarebbe troppo ampia.

Mi limito quindi solo al suggerire di osservare sempre attentamente gli eventuali soprammobili. Ne potrete trarre elementi di identificazione sul vostro interlocutore, da utilizzarsi come eventuali tasselli alla conversazione; quantomeno vi potranno evitare  gaffe, tipo, dire al tizio delle Jaguar, che le Mercedes, quelle si, ma le Jaguar mai; si guastano sempre…

occhiolino


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Una grande lezione di Sport

Segnatevi questa data: 2 Novembre 2019.

Oggi, lo Sport, quello con la S maiuscola, ci ha dato una grande, grandissima lezione di coraggio, determinazione, volontà, e, sopratutto, civiltà.

In Giappone, battendo nella Finale, i leoni inglesi per 32 a 12, gli Springboks, la nazionale di rugby sudafricana, si è laureata Campione del Mondo di Rugby.

Superfluo spendere parole verso il rubgy, sport, a differenza del calcio, dove gli atleti assumono ancora dimensione eroica per fatica, impegno, abnegazione e coraggio.

Uno Sport dove la nazionale rappresenta, nel profondo, un paese; è così per gli All Blacks neozelandesi ma lo è, in particolar modo, per gli Springboks, formazione diventata veramente il simbolo di unione per un paese che ancora lotta col suo difficile passato.

Chi ha visto e ha amato il film “Invictus” sa di cosa parlo; quella nazionale di rugby, interamente costituita da giocatori bianchi, salvo uno,  che, nel 1995, vincendo, per la prima volta, il campionato del mondo, in un paese ancora sanguinante per l’apartheid, dove l’integrazione nera era ancora agli inizi, dove le spaccature sociali erano voragini, riuscì a dare un grandissimo contributo pacificatore.

Oggi, vincendo per la terza volta quel titolo, quella squadra, metà bianca, metà nera, ha visto il suo capitano Siya Kolisi alzare la coppa: per la prima volta un capitano di colore alla guida di quegli Springboks dai colori verde e oro, una volta simbolo della dominante classe bianca.

Vedere la cerimonia di premiazione, ascoltare le interviste ai giocatori è stata una grandissima emozione. Tutti, proprio tutti, bianchi o neri che fossero, a ribadire quel concetto, lanciato ventiquattro anni orsono:”One Team, One Nation“!

Tutti a dire:”abbiamo vinto per il nostro Paese!

Viva gli Springboks, ONORE agli Springboks !!!


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Nutella…what else

Leggevo dell’interesse e possibile futuro successo dell’ultima trovata Ferrero: il biscotto alla Nutella. File incredibili a Milano per un primo test di assaggio:

https://video.corriere.it/milano/biscotti-nutella-ecco-cosa-ne-pensa-chi-li-ha-gia-assaggiati-anteprima/ed884840-f8c7-11e9-8af8-3023352e2b21

Chapeau alla Ferrero !!! Un’azienda leader non per caso e che ha saputo creare paradigmi assoluti per la golosità: il Mon Cherì, il Roché e lei…l’inarrivabile, incommensurabile, incredibile Nutella !

Vadano pure a scopare il mare quelli del “ma c’è l’olio di palma….” e tutti gli altri detrattori: loro fatti furon a viver come bruti !

Nutella 1Amo la Nutella di un amore assoluto e passionale ed è per questo che ne devo stare assolutamente lontano.  Perché io sono di quelli che il barattolo di Nutella lo svuota e quindi la evito, la schivo proprio per evitarne l’abuso.

Nutella MorettiMa quanto è bello, una volta tanto, trasgredire e lasciarsi andare alla passione, travolgente, del barattolo tutto per te…da consumarsi tutto a palettate.

Nutella 3Macché stare a spalmarla sul pane! La si assume direttamente col coltello piatto (già il cucchiaino è fin troppo aggraziato), a palettate.

Nutella…ed è subito libidine ! Nutella 4

 


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Tra un granello di sabbia e l’altro…

Estate, spiagge…tra un granello di sabbia e l’altro c’è tutto un mondo da osservare e classificare.spiaggia 1

Non parlo delle spiagge organizzate ma di quelle libere, lasciate alla mercé della “fantasia” e organizzazione dei bagnanti:  è proprio in questo habitat che possiamo incontrare vari esemplari di bizzarria umana.

1 – I Missionari dell’ombrellone

Quelli che loro l’ombrellone lo DEVONO piantare, a prescindere, sempre e comunque, indipendentemente dal contesto.

Nulla li spaventa: fondo roccioso, ghiaia, sassi, vento a raffiche, tormenta… Nulla!

Lo loro missione, una vera fede assoluta, è piantare l’ombrellone a costo di passare la giornata sedendocisi accanto per trattenerlo a due mani (visto anche questo…).

spiaggia 4

Tra i Missionari va citata poi la sottocategoria dei Trivella: presunti esperti della trivellazione in profondità scaverebbero fino in Nuova Zelanda pur di garantire all’adorato parasole la giusta stabilità.

 

2 – I Conquistadores

A loro Pizarro e Cortes fanno un baffo: si organizzano ed affannano per occupare ogni possibile metro quadro contiguo di spiaggia, a proprio uso ed abuso.

Si attrezzano nel marcare il proprio territorio con la qualunque: sdraio, teli mare, stuoie, ombrelloni, nonne al seguito, bambini collocati alla rinfusa.

Sognano di costruire un Vallo di Adriano o una  Linea Maginot a difesa del “loro” lembo di spiaggia.

spiaggia 5

3 – I Cambusieri

Arrivano con pesantissimi frigo portatili, meglio…portabili, strapieni di qualsivoglia pietanza o bevanda.spiaggia 6

Dalla frittata alla frutta, ai panini, pasta fredda o tiepida, uova…forse anche la peperonata…

Le bevande abbondano: birra, coca, l’universo mondo della bibita gassata. Gli manca solo il secchiello del ghiaccio per tenere in fresco un buono spumante.

Potrebbero rifocillare un intero plotone di granatieri affamati…

 

4 – I Berberi

Dotati di più di una tenda Quechua (verso cui riservano un’adorazione fideistica assoluta) si cimentano nella costruzione di mini accampamenti tali da far impallidire quelli dei carovanieri del deserto.

Gli mancano solo i cammelli…

 

5 – I Palloni Gonfiati

Emuli del Generale Nobile e del suo dirigibile “Italia”, si presentano sulla battigia con l’intera tipologia di gonfiabile mai prodotta dai cinesi.

Dal comune materassino, articolato nelle più svariate forme e colorazioni, all’unicorno gonfiabile, al fenicottero, piuttosto che il coccodrillo o il tucano. Qualcuno ha già prenotato per la prossima stagione la copia gonfiabile del Dugongo della Groenlandia.

Danno il meglio di se nelle giornate di vento, quando ogni raffica solleva i loro gonfiabili  nell’aria lanciandoli verso avventure senza speranza.

 

That’s all Folks ! occhiolino

 

 

 


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Il Lonfo… (ricordando Gigi Proietti)

Non ero a conoscenza della metasemantica: mi ci sono imbattuto per caso guardando un video di Gigi Proietti e ho scoperto “il Lonfo“.Il Lonfo

Si tratta di una poesia, appunto in metasemantica, scritta da Folco Maraini nel 1978: mi ha folgorato ed entusiasmato.

Versi e parole che danno spazio infinito alla fantasia di chi legge o ascolta: cosa chiedere di meglio?

Il Lonfo, chi sarà mai? Quale strano animale? Dove vive?Il Lonfo 2

Sta a noi immaginarlo, porlo in una sua dimensione e ambiente; dargli forma e sembianze.

Il Lonfo 4Sta a noi dare un’accezione specifica al linguaggio strano della poesia, comprendendo, ciascuno di noi, in modo diverso il cosa, ad esempio, possa essere “barigattare“…

Bellissimo ! e quindi lascio spazio anche alla vostra fantasia dandovi modo, nel seguito, di leggere la poesia o di ascoltarla dal grandissimo Gigi Proietti che, come par suo, la declama in modo impareggiabile.

Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Viva la metasemantica ! Viva il Lonfo!

e un grandissimo GRAZIE a Gigi Proietti per tutto quanto ci ha donato !

smile


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Zia, anzi Aunt, Mary

(pagina recuperata dal mio taccuino sul periodo trascorso nel Michigan – USA)

Tutto il mondo è paese, ma ogni paese ha le sue differenze. E’ il caso della Zia Maria, in questo caso, trattandosi di Birmingham nel Michigan (USA), Aunt Mary.

Chi di voi non ha mai avuto una Zia Maria: penso tutti. Minuta o grassa, alta o piccolina che fosse la zia Maria aveva tratti peculiari rimasti nella nostra memoria. Il modo di fare, magari di cucinare, piuttosto che di chiacchierare: insomma la zia Maria si distingueva, sempre!

Stesso discorso per Aunt Mary, almeno per quella incontrata mentre ero nel parcheggio di un grande centro commerciale, appunto nei pressi di Birmingham. Stavo uscendo e appena messa in moto la macchina mi stavo accingendo a fare retromarcia.

Cautamente, perché qui è sempre meglio fare le cose con calma, molta calma: se vai di fretta diventi automaticamente sospetto e il rischio di passare qualche settimana a Guantanamo in tutina arancione seda qualsiasi velleità.

Avrò fatto meno di un metro in retromarcia ed ecco palesarsi, nell’immensità del parcheggio del centro commerciale, la zia Maria, Aunt Mary.

Piccola digressione sui parcheggi USA e sulle loro dimensioni. Nulla a che vedere con i nostri: sono grandissimi con corsie di accesso smisurate e posti macchina larghissimi dove per toccare con la portiera l’auto del vicino devi proprio parcheggiarti bastardamente a ridosso.

Lei è’ li ferma, abbarbicata al volante del suo smisurato SUV Lincoln: una specie di autoblindo.Zia Mary SUV

L’età è quella di una settantenne già, abbondantemente, in corsa per gli ottanta.

La pettinatura è perfetta, altrettanto la tinta di quel biondo cenere sobrio. Tutta perfettamente curata: si capisce che è uscita per incontrare le amiche.

Se ne sta lì, ferma, fissandomi, chiusa dentro il suo macchinone: giustamente una Lincoln ! Più macchina a stelle e strisce della Lincoln si muore: la quintessenza degli USA a quattro ruote, il marchio da sempre fornitore delle auto presidenziali, il mezzo tipico dei WASP (white anglo-saxon protestant), certamente repubblicani.

A bordo, alla guida, Aunt Mary mi fissa: sarà ad almeno quindici metri dal punto nel quale sto facendo retromarcia. Cosa credi? Aunt Mary è prudente! Mica si ferma a ridosso di una macchina che inizia a indietreggiare…

La corsia che sto impegnando è larga almeno cinque metri per cui lo spazio è più che ampio. Ma mi stupisce lo sguardo di Aunt Mary, visibilmente preoccupata della situazione da lei giudicata critica.

Nonostante io abbia già completato la manovra e mi sia già allineato lei resta sempre ferma col suo mezzo: lo sguardo fisso su quanto considerato ostacolo, ovvero io e la mia macchina. Faccio allora un gesto di cavalleria.

Resto fermo e le faccio il gesto di passare lei a fianco della mia macchina: ci saranno almeno tre metri.

Mi accenna un piccolo sorriso e con la testa fa segno di no: uno spazio troppo angusto per lei. Mi muovo allora io facendole un cenno di ringraziamento al quale risponde.

A questo punto la curiosità mi prende e decido di girare attorno un attimo per vedere Aunt Mary all’opera col parcheggio.

Esattamente come previsto. Manovra condotta con la velocità del bradipo.

Dopo di che si apre l’immensa portiera e ne scende questa minuta signora col suo bastoncino e dalla deambulazione un po’ incerta.

Magari sta andando a incontrare il gruppo delle sue amiche fermandosi da qualche parte del centro commerciale a sorseggiare un tè oppure un caffè.

Mentre riparto, mi resta l’immagine di questa zia Maria americana che se ne va bellamente in giro con la sua autoblindo da due tonnellate e mezza…e mi viene da ridere.Risate 2


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Capetoste ?

Gli Indiani… non quelli con le piume ma quelli che avevan fame (parafrasando Renato Pozzetto)…strana gente.

Strani, molto strani a cominciare da come dicono NO, ciondolando la testa in un modo che, per il resto del globo terraqueo, sembra un assenso…

Mah…non sottolineo altre caratteristiche sennò… vado al punto riprendendo un articolo riportato dal sito di Motociclismo: il funerale del casco.

https://www.motociclismo.it/casco-causa-perdita-capelli-celebrato-funerale-71820

I Sikh non si tagliano i capelli per i loro dettami religiosi (no comment…) e quindi il casco diventa un oggetto improbabile da indossare tenendo sotto una “capa tanta”.

Il fatto che serva per la sicurezza non li turba affatto. Probabilmente quando cadono hanno qualche loro divinità, la Dea Kapatosta, che ne protegge il cranio, oppure chissà…

Io, in moto, mettevo già il casco anche quando non era obbligatorio: sempre, in qualsiasi situazione e ben allacciato.

Forse perché ho cominciato a perdere il crine fin da giovane, diventando quindi una sorta di ateo per i Sikh?  Mah…

occhiolino

 


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Ikea…Patafùlmen !

Ikea nomi 2Alzi la mano chi non è mai andato all’IKEA. Non posso proprio credere che esista oggi “anima crìata” (citazione alla Camilleri) che non sia incappata, in modo più o meno convinto, in una perlustrazione di tali luoghi.

L’IKEA si ama o si odia: non ci sono sfumature. Ikea nomi 3Ci si va convinti o dietro imposizioni o coercizioni varie. Si cammina, tanto, proprio tanto; si osserva, ci si entusiasma o ci si annoia, ma alla fine qualcosa si compra sempre.

Ikea nomi 4Si…ma cosa? anzi, meglio, quale articolo abbiamo comprato? E qui incappiamo in questi strani e buffissimi nomi dei prodotti IKEA. Sia chiaro, nulla è lasciato al caso. Da bravi scandinavi tutto è codificato e normato; quindi ogni denominazione segue regole precise.

Per chi fosse curioso riporto, in calce alla mia pagina, uno schemino recuperato da un giornale internazionale che aveva appunto spiegato le logiche seguite nella denominazione dei prodotti.

Una sola cosa è certa: l’unico articolo IKEA dal nome facile e quasi naturale è la libreria Billy.

Ikea nomi 5Ma a me piace invece pensare che dietro alla denominazione ci sia un nordico burlone che si inventa, di sana pianta, i nomi più bislacchi.

Se così fosse, e mi piacerebbe, chissà che un domani non ci si trovi davanti ad un grande armadio dal nome Patafùlmen, piuttosto che una cucina chiamata Sturm Stùz

Non ingabbiamo la fantasia, ma piuttosto assembliamola in modo bizzarro con le classiche brugole IKEA…occhiolino

 

  • Denominazione articoli IKEA (fonte: The Huffington Post US):

Letti, guardaroba e mobili da salone: nomi di località norvegesi

Divani, poltrone, sedie e tavoli da pranzo: nomi di località svedesi

Librerie: professioni, nomi maschili scandinavi

Scrivanie, sedie da scrivanie e sedie girevoli: nomi maschili scandinavi 

Mobili da giardino: isole scandinave

Tappeti: nomi di località danesi

Illuminazione: unità di misura, stagioni, mesi, giorni, termini nautici, nomi di località svedesi

Tessuti e tende: nomi femminili scandinavi

Prodotti per bambini: mammiferi, uccelli e parole descrittive

Accessori da cucina: pesci, funghi e parole descrittive

Scatole, decorazioni da parete, foto e cornici, orologi: espressioni slang svedesi, nomi di località svedesi

Ciotole, vasi, candele, porta-candele: nomi di località svedesi, parole descrittive, spezie, erbe, frutti e bacche


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Aulo Persio Flacco…poeta…

Di scritte bizzarre me ne ero già occupato in passato scrivendo un paio di pagine in momenti differenti (riportate di seguito) ma basta andare un po’ in giro per l’Italia e si scopre sempre qualche indicazione bislacca foriera di stupore o di una bella risata.

Volterra, cittadina toscana dalla lunga storia estrusca, romana, medievale, rinascimentale… Girando per la città scopro questa lapide, posta nel 2012, a ricordo di tale Aulo Persio Flacco, poeta (giuro me lo ero perso…), riportante una scritta accorata che, ancora adesso, confondo tra l’appassionato e il burlesco.

Leggetela con attenzioneDSC03000

Aulo Persio Flacco, giovane poeta, dai costumi più che morigerati…virginali…

Ma, consentitemi, sono solo io malizioso o anche a voi non scappa una sonora risata pensando al personaggio?

Io me lo immagino con i suoi amici, toscanacci burloni, che cercano di traviarlo portandolo nei bordelli più infuocati della Volterra di un tempo e lui che, inorridito, scappa a gambe levate per poi redigere, con “l’ardito calamo”, dei severi biasimi nei confronti di quei mascalzoni, perversi…brutti…cattivi…

Come non evidenziare poi che i Volterrani, o almeno chi ha posto quella lapide, lo abbiano voluto ricordare così, sopratutto rimarcandone, dopo soli 1950 anni (millenovecentocinquanta…!!!), la prematura scomparsa.

Appassionata memoria o toscananissima presa per “hulo” ? 
occhiolino

 

Le precedenti pagine sul tema “Indicazioni bizzarre”:

https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2016/07/15/indicazioni-bizzarre-continua/