La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Vale più un Vaccino o un Saccottino?

Abbiamo davanti agli occhi, evidente, quasi osceno, il fallimento assoluto dell’Unione Europea quanto a contratti di fornitura per la campagna vaccinale anti COVID (ma io continuo a chiamarlo virus cinese…).

Vaccini COVID 2

La tragedia della pandemia non si è ancora conclusa e la via d’uscita è una sola; ma questo non ha impedito ai burocrati di Bruxelles di darci l’ennesima, laddove ce ne fosse bisogno, dimostrazione della loro insipienza e nullità.

Vengo quindi alla provocazione del titolo: vale più un vaccino o un saccottino del Mulino Bianco?

Per argomentare la provocazione sposto il confronto fra burocrati UE e buyers della Grande Distribuzione Organizzata.

L’imbelle burocrate europeo redige fior di contratti per una materia VITALE, e il vaccino lo è, magari pieni di supercazzole di varia natura, ma non considera:

  • piani di consegna vincolanti che permettano di schedulare opportunamente il piano vaccinale, ritenendo che imporre un vincolo trimestrale possa bastare. Quindi laddove la casa farmaceutica non inviasse nulla per dieci settimane salvo poi riversare tutto l’ammontare nelle ultime due…nulla da eccepire ! Ma siete scemi? SI!
  • penali stringenti e pesantissime laddove i predetti piani di consegna non vengano rispettati: forse credono che già il fatto di aver siglato un contratto a livello UE impegni il fornitore a non so quale stringente e vincolante etica… Insomma…sigli un contratto con la UE e ti senti “impegnato by default”… Dimostrazione che a Bruxelles vivono fuori dalla realtà.

Dall’altre parte abbiamo un qualsiasi buyer della GDO che deve fare un contratto per la fornitura dei Saccottini Mulino Bianco.

State certi che, laddove le consegne non vengano puntualmente effettuate in modo da garantire scaffali sempre adeguatamente e correttamente riforniti, il nostro oscuro buyer avrà di certo definito una serie di penali di quelle che levano la pelle di dosso. Non solo; starà sempre, ostinatamente, col fiato sul collo del fornitore per garantirsi il livello di servizio più alto possibile. Perché il pieno rispetto della consegna è lo Standard, non l’eccezione!

Ma il Saccottino della Mulino Bianco, per quanto buono, nulla può contro il malefico virus cinese; peccato che sia acquistato da gente che sa fare bene il proprio lavoro.

Così non è il caso di quella pletora di tronfi burocrati che operano nella UE.

Laddove ancora avessimo dubbi sull’utilità dell’attuale Unione Europea…

emoticon incazzato


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Resilienza non è fuffa !

La quotidiana demagogia creatasi all’intorno della pandemia (made in China !) mi ha portato, purtroppo, ad odiare una parola bella e importante: resilienza!

resiliènza s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

Resilienza 2

Parola forte, piena di significato, “massiccia”, in linguaggio militaresco, che va però coniugata con criterio, volontà e determinazione !

Oggi invece ci è stata propinata in modo inflattivo dal governo delle Supercazzole (il ConteCasalino…) che l’ha assunta a leit-motiv del proprio “piano” definito appunto, pomposamente (come tipico dell’arrogante premier), “Piano di Ripresa e Resilienza“.

Resilienza

Minchia! Peccato che una cosa sia un piano! Un’altra un libro dei sogni; e qui siamo, decisamente, su questa versione…e non a caso a livello europeo si stanno stancando di dilazioni e vagheggiamenti continui.

Un piano che voglia portare Ripresa e Resilienza deve essere sviluppato ed eseguito, come dicevo prima, con:

  • Criterio : ciò significa visione, competenza, esperienza, saper fare, raziocinio tutte qualità che la compagine governativa, orchestrata solo sull’apparire e creare consensi tramite l’uso dei media, non ha!
  • Volontà : ovvero focalizzazione massima sul raggiungimento degli obiettivi fissati… e l’unica capacità evidente di focalizzarsi con volontà, tipica di questi soggetti, è quella di tenersi le proprie poltrone !
  • Determinazione : non basta redigere i piani; conta poi la loro esecuzione, messa in opera. In questo serve l’esperienza, soprattutto per sapere affrontare difficoltà o impedimenti. Significa sapersi assumere la Responsabilità di portare in fondo le cose ! Cosa molto diversa sul distribuirla a pioggia in una ciclopica struttura di 300 e passa persone, ovvero su un apparato tale da diventare un nuovo porto delle nebbie. Peraltro, viste le premesse dal punto di vista dell’individuazione dei soggetti, riuscireste mai ad immaginare una organizzazione fatta di tanti Arcuri? Valida solo per non raggiungere alcun risultato ma creare solo fumo!

Resilienza Conte-Arcuri

Ripresa e Resilienza sono un imperativo ! Ma ci vogliono persone capaci e determinate, non certo personaggi da Supercazzole quotidiane.

Se non si capisce questo, e purtroppo mi pare che troppa gente non lo capisca proprio, il risultato di mandare definitivamente tutto a fan…tastico è sicuro!
Auguri !!!


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Dotti, medici e sapienti

Ho avuto modo di riascoltare un vecchio brano di Edoardo Bennato: “Dotti, medici e sapienti“, un brano del suo album “Burattino senza fili” del 1977. Sono passati un bel po’ di anni e, confesso, non mi ricordavo tanto bene quel vecchio brano pur possedendo, da qualche parte, il relativo 33 giri.

Sono trasecolato per quanto il pezzo sia attuale oggi. Attualissimo se lo confrontiamo al tragico marasma creato dal maledetto virus cinese che ci ha sconvolto la vita e che ha portato, troppo, alla ribalta una pletora di virologi ed epidemiologi che ogni giorno ci adombrano e ammorbano di presagi, sventure, nuove calamità e continue restrizioni.
Un tetro concerto di Cassandre dove ognuno dice la sua cercando di distinguersi soprattutto nel voler tracciare quadri i più foschi possibile.
Che la situazione sia drammatica lo abbiamo capito ma potremmo anche fare a meno di chi ci dice quotidianamente “siete nella merda fino al collo…ma tra poco la ricreazione finisce e…tutti in ginocchio!“.

Dotti medici

Torniamo al brano di Bennato. Attualissimo se rapportato alla situazione della povera Italia, guidata per troppo tempo da un branco di mentecatti e cialtroni (il governo ConteCasalino della Supercazzola), serva, nemmeno suddita, di un’Europa burocratica che pensa solo ai comodi loro…dei krukki, dei francesi, degli olandesi… e che tratta questo povero paese come un appestato con le pezze al culo, grazie anche alla meschina condiscendenza di personaggi, vedasi i PiDioti, che trovano con questo ragione di esistere ancora…

Dotti medici e sapienti

Vale, come nella canzone, il consiglio finale: scappare !!! Ma prima varrebbe la pena prendere alcuni di questi “dotti”, vedasi Ricciardi o qualche altro intelligentone del Comitato Tecnico Scientifico e fargli provare come possa essere, impropriamente, utilizzato un…

Decidete voi cosa: io penserei al classico palo! 😉

URLO


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La buona novella del Ghiro Ciccione

Grazie Ghiro Ciccione, caduto, per il sovrappeso, da un albero in quel di Bologna. Ho deciso di chiamarti Balanzone…fa pure rima con Ghiro Ciccione.

In una litania quotidiana di bollettini di guerra, proclami minacciosi di virologi vari (che manco Cassandra…), nell’interminabile sequela di cattive notizie, alla fine, ne è arrivata, come un raggio di sole, una lieta e divertente; una notizia che vale più di un sorriso, almeno una risata…e c’è tanto bisogno di ridere un momento, di questi tempi.

Questa piccola gioia ce l’hai donata tu, ignaro Balanzone, ghiro alquanto ciccione, che ti sei apprestato al tuo letargo dopo esserti fin troppo pasciuto, al punto di cadere dall’albero dove ti eri appolliato.

Secondo la cronaca non hai fatto né una piega, né un plissé; hai continuato a dormire…appunto come un ghiro. Di quello che sta accadendo in questo mondo degli umani non sai nulla e manco te ne frega però il tuo gesto, inconsapevole, ci ha regalato un briciolo di allegria.

Adesso continuerai il tuo letargo e chissà che quando a Primavera ti sveglierai tu non sappia portarci anche un’altra lieta novella; magari della definitiva sconfitta di questo maledetto virus cinese.

Buona continuazione di letargo Balanzone, Ghiro Ciccione !

https://www.corriere.it/animali/20_novembre_21/ghiro-cade-dall-albero-il-troppo-peso-salvato-un-passante-5c95596c-2c1b-11eb-b3be-93c88ba49aa1.shtml


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Un dì andai soldato…le Comiche !

Seguito della pagina precedente, ovvero https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2020/04/18/un-di-andai-soldato/ , ma stavolta l’intenzione è quella di raccontare le situazioni più comiche vissute. Leva - Artical

Vero, perché tra fiumi di noia, quasi sempre, picchi di adrenalina (lo sparare al poligono e le guardie armate), momenti di tragedia (la bomba alla Stazione di Bologna), qualche frammento di autentica comicità c’è scappato: pescando dal cilindro della memoria vi racconto i tre migliori.

  • La mimetizzazione camaleontica

Giornata di esercitazione del mio Reparto dalle parte dei Lidi Ferraresi. Le procedure impongono che prima di schierarsi ci debba essere una ricognizione per decidere dove piazzare il radar e poi le batterie contraeree.

Essendo io radarista, o meglio presunto tale, faccio quindi parte del Nucleo di Ricognizione che parte in avanscoperta. Si fanno le varie attività necessarie; si prendono le decisioni conseguenti e, infine, si comunicano le informazioni al resto del Reparto e…si attende.

Svolti i miei compiti, in attesa che arrivi l’autocolonna, mi metto comodo, seduto sulla riva di un argine con il mio fucile di traverso sulle gambe. Il mio Capitano, rompipalle di grande caratura, si avvicina e, arricciandosi uno dei baffoni, mi apostrofa:”Negroni, assuma un atteggiamento più tattico”.

Vabbè, lo confesso, ero un po’ svaccato. Allora mi distendo lungo il pendio dell’argine puntando il fucile e, con fare provocatorio, rispondo:”così va meglio?”. Lui, cagacazzi titanico, di rimando:”peccato lei non sia mimetizzato”.

Provochi? Non sai con chi hai a che fare… e allora parto come una furia scopo rapida mimetizzazione. Disbosco cespugli, rami, strappo erba, e assemblo tutto utilizzando al meglio la retina sopra l’elmetto.

Leva - MimesiL’elmetto ormai non esisteva più: al suo posto uno strano incrocio botanico di dimensioni imbarazzanti; alto sui 60-70 cm e largo quasi un metro.

A quel punto riprendo posizione e con sarcasmo mi rivolgo al Capitano:”Signor Capitano, penso che meglio di così non si possa”. Lui scuote il capoccione ma è chiaro che stavolta ho più che pareggiato e risolto la contesa.

Ma il buffo viene ora.

Arriva l’autocolonna e, quando nei pressi, la procedura prevede che noi si debba sbucare dai nostri posti per guidarla nei vari punti designati.

Sulla Campagnola di testa l’autista è tutto concentrato nello scrutare l’argine e quando quel grosso cespuglio, che vedeva alla sua destra, salta in piedi si spaventa un attimo e sbanda fermandosi per un soffio dal finire giù dall’argine.

Quel cespuglio era il Caporal Maggiore Negroni…

  • La prova dell’Autoparco

Fine Marzo 1981; ormai conto meno di tre settimane al mio congedo e mi capita tra capo e collo un’esperienza quasi fantozziana: la prova dell’Autoparco.

Si tratta di una prova di verifica delle condizioni dell’intero parco automezzi del Reggimento: Campagnole, furgoni, camion, piccoli e grandi. Ogni veicolo a motore deve essere collaudato su un percorso impegnativo dalla Caserma a Bologna (vicino a San Lazzaro di Savena) fino al mitico Passo della Futa, dove passava la Mille Miglia.

Detta così sembra una gita fuori porta ma bisogna tenere conto delle effettive condizioni di detto autoparco: il numero dei mezzi realmente funzionante non superava il 65-70 % e, anche tra quelli, molti andavano a singhiozzo.

Vengono formati gli equipaggi; per ogni mezzo un autista e un ufficiale/sottufficiale/graduato come “capomacchina”.

Leva - CP70Vengo assegnato a un CP70 (Camion Pesante del 1970) con un ragazzo, come autista, che, quantomeno sembra saper guidare e abbastanza bene.

Bologna – Passo della Futa e ritorno… si parte tutti incolonnati alle 5.30 del mattino, con una scorta nutritissima di Carabinieri motociclisti. Lungo il tracciato sono già stati prima schierati dei “movieri”, ovvero dei soldati con lo scopo di segnalare il percorso.

I poveretti prescelti avevano lasciato la caserma verso le 4.30…

Si parte…o almeno si dovrebbe visto che circa una quindicina di mezzi si piantano subito nei primi due chilometri.

Il nostro CP70 sembra funzionare e cammina. La colonna procede a passo di lumaca e quando cominciamo a trovare un po’ di traffico civile iniziamo la raccolta delle imprecazioni, sacrosante, di chi, dovendo andare al lavoro, incoccia questa assurdo biscione di oltre due chilometri, arrancante e sbuffante verso il Passo della Futa.

I poveri Carabinieri motociclisti al seguito si danno un gran daffare per minimizzare il disagio provocato e tenere assieme i pezzi di un serpentone che si sfilaccia e si decompone.

Quando dopo un paio d’ore iniziamo a salire superiamo tanti che, collocati prima di noi, non ce l’hanno fatta. Dovranno attendere i camion gru di soccorso; chissà quando mai faranno ritorno.

Alla fine il mitico Passo della Futa: ci siamo arrivati ! In realtà contiamo nemmeno il 40% dell’autoparco: i migliori !

Piccolo discorsetto, di rito, del Colonnello, veloce spuntino a pane e mortadella (quella militare…di ignota produzione e provenienza) e vai col ritorno.

Alla ripartenza, sul Passo della Futa, un paio di grossi camion esalano l’ultimo sussulto meccanico: narrano le cronache che i loro equipaggi siano stati recuperati a notte fonda…o forse mai.

Col nostro CP70 siamo quasi arrivati; l’ultima rotonda a San Lazzaro di Savena; tra un chilometro e mezzo la caserma. E nella rotonda il cambio fà “crac” e si pianta tutto. Fine dei giochi.

Però ci va di lusso; dall’altra parte passa un camion gru appena partito. Lo fermiamo al volo e dopo solo 30 minuti siamo già in caserma.

Sono ormai le 15…ma siamo andati fino al Passo della Futa e “quasi” tornati.

  • Sono arrivati i russi

Anche qui sono ormai agli sgoccioli del mio servizio; manca poco, pochissimo.

Vengo coinvolto in una Ricognizione Esplorativa; con un piccolo manipolo (un Sottotenente, io e un paio di altri commilitoni) dobbiamo definire la ipotetica collocazione del Reparto a difesa contraerea dell’aeroporto di Bologna. Il luogo indicato è ubicato presso una grande Cascina nelle vicinanze.

Iniziamo subito stile Le Comiche: il Sottotenente, un ragazzetto un po’ pirla, incurante della raccomandazione che gli avevo dato, ricordandogli che dovevamo fare una simulazione e nulla era reale, si presenta alla proprietaria della Cascina dicendo che dovevamo collocare delle batterie di cannoni nei suoi terreni. La signora trasecola e intervengo io smussando il tutto ribadendo il fatto della simulazione:”signora dobbiamo fare solo finta di…Stia tranquilla”.

Dopo questo inizio imbarazzante catechizzo il collega che deve restare col farneticante tenentino pirletta che aveva già iniziato a parlare di “posti di raccolta feriti”; il compito era rincuorare la signora, ormai in stato ansiogeno spinto, sottolineando come fosse tutto per finta.

Nel frattempo, con l’altro commilitone, mi allontano per trovare un punto ideale per l’ipotetica collocazione del radar e fare dei rilievi. Identifichiamo il centro di un grande campo arato da poco.

Siamo intenti nei vari rilievi e diagrammi da fare quando mi sento strattonare un pantalone della mimetica. Guardo e vedo un bimbetto, piccolo, piccolo, bruttino, età indefinibile, che mi osserva dal basso in alto domandandomi:”signore…ma voi di che Esercito siete?”.

E fu lì che mi venne la folgorazione; il lampo di genio, il guizzo, la luce…
Con un accento palesemente artefatto alla Popoff, rispondo:” siamo russi! ma non dirlo a nessuno!”.

Il bimbetto si trasforma in Speedy Gonzales e con uno scatto bruciante fugge via, terrorizzato, gridando:” Mamma, mamma, sono arrivati i russi !”.

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Un dì andai soldato…e di anni ne son passati tanti…


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Andare in banca…a Fukushima

Cronaca di un giorno diverso in questa pazzesca emergenza da virus cinese.

Sarebbe stata una cosa normale, ma in questa situazione non lo è: dover andare in banca. In questo caso, addirittura, previo appuntamento.

Motivo? Per la serie che quando piove merda lo fa in abbondanza, due giorni fa un aggeggino che generava i codici di accesso al mio online banking ha smesso di funzionare. Nei suoi cinque anni di vita ha, ovviamente, deciso di farlo proprio in questa condizione da “tappati in casa”.

Contattata la banca mi viene detto, fissato il necessario appuntamento, di presentarmi stamattina alle 11 presso la mia filiale, in pieno centro a Pavia.

A quel punto tocchi con mano come la normalità, ante virus cinese, diventi straordinarietà nell’emergenza.

Andare in centro…auto…autocertificazione (l’ultima versione in attesa della successiva…)…tragitto a piedi…banca.

Tutto quanto diventa difficile perché ti devi preparare: guanti, mascherina…stato d’animo…tensione.

Cristo…ma non è che mi hanno trasferito la banca in centro a Fukushima? No…ma lo spirito è quello.Fukushima

Arrivi, parcheggi, ti incammini a piedi in questo centro surreale dove tutto è uguale ma tutto è diverso.

Gente pochissima e per ogni cristiano che vedi gli sguardi, reciproci, sono sul dove passi tu e dove passo io in modo da tenersi il più distante possibile.

Ma, soprattutto, il silenzio, irreale, totalizzante, quasi opprimente…

Potrebbe avere anche un fascino ma non riesci a coglierlo; non puoi coglierlo perché ormai l’ansia, l’angoscia la fanno da padrone.

Passerà, spero al più presto possibile; passerà questa merda impestataci dai cinesi.

Come ci troveremo non sarà bello; per niente.

Di certo qualcosa dentro sarà cambiato; molto cambiato.faccia_triste

 


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Patata intelligente…per fessi

Tecnologia e Progresso; bel dilemma ! Se da un lato, infatti, lo sviluppo tecnologico dovrebbe portare innovazione e quindi progresso, dall’altro si evidenzia il come tale sviluppo abbia, in realtà, portato a un imbecillimento globale.

Nascono nuove forme di idioti sul globo terraqueo; in primis, i Webeti di cui avevo già parlato in una precedente pagina ( https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2017/02/20/webeti/ ) che ci ammorbano ed infestano con la loro insipida idiozia. Non parliamo poi degli Influencers e del loro codazzo di mentecatti celebro-latitanti.

Infine i creduloni, pletora globale di gonzi, sempre esistiti, e che anche nel contesto dell’evoluzione tecnologica sono capaci di fare la loro meschina figura di m…  E di creduloni ce ne sono a valanga: pensate solo a tutti coloro che hanno visto nel ConteCasalino della Supercazzola un grande statista !

Smart Potato 2Tornando alla dabbenaggine, un caso recente si è avuto al CES  (con una “s” sola…), tenutosi a Las Vegas, manifestazione di rilevanza mondiale circa nuove diavolerie tecnologiche pensate per i consumatori. Se ne viste di ogni; tanto per citarne una, il robottino che vi porta la carta igienica in bagno. Vabbè…può capitare di trovarsi in quella situazione di imbarazzante penuria; però dovete avere con voi il vostro smartphone… Ma d’altronde se già andate al CES, va da sè che al cess ci andiate sempre e rigorosamente connessi con lo smartphone…

Ma la cosa che ha fatto scalpore è stata la Smart Potato, la Patata Intelligente!Smart Potato
Non pensiate trattarsi di bella e sensuale fanciulla dotata di Quoziente Intellettivo sopra la media; no! Trattasi di una vera e propria patata, con collegata un’antenna.

Secondo la presentazione la patata sarebbe stata in grado di interagire col vostro smartphone potendo inviarvi chissà quali patatose informazioni…  Incredibile!!!

Altro che Alexa o Google; voi formulate la vostra richiesta e la patata risponde (e dalle…ho già detto che non è quella patata…).

Da non credere; lo stand era sempre strapieno con la coda di tecnogonzi pronti ad ammirare l’invenzione.

Meno male che il francese che l’ha presentata ha poi svelato la sua provocazione, tesa a evidenziare quanta imbecillità ci sia tra chi blatera di tecnologia.

A questo punto però, riallacciandomi a un video datato ormai diversi anni, ritengo sia il caso di rilanciare la grandissima invenzione del USBWine.

Ma ci pensate? Una chiavetta USB che vi permette dal vostro pc di scegliere ed ordinare da un catalogo di vini pregiati e riceverlo direttamente tramite il pc.

Non ci credete? Guardate il video: vi assicuro…è GENIALE !!!

Adesso però vado a cucinare la mia Smart Potato; purtroppo si è rotta l’antenna e quindi la trasformo in…purè!    😉


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Trinariciuti d’oggi

In questi giorni mi sono trovato a pensare a tutta la bagarre emiliana alimentata dalla paura della sinistra di perderne il controllo. Paura?, terrore direi!

Il tutto adesso corroborato dalla “scoperta” delle “sardine” con relativo, immediato, clamore mediatico, becero e lecchino, nel pompare/osannare/enfatizzare questa nuova trovata, in salsa pesce azzurro.

Trinariciuti creati da Giovannino GuareschiDall’Emilia “rossa” venne anche un grandissimo della satira, un autentico campione: Giovannino Guareschi, ineguagliabile nel denunciare ed irridere quanto si celava dietro certi schieramenti.

Tra i personaggi creati da Guareschi, sulle pagine del “Candido“, spiccavano i “trinariciuti“,trinariciuti (1) epiteto fortemente spregiativo rivolto agli iscritti al partito comunista, per la loro presunta acritica credulità e sudditanza alle direttive del partito (perciò raffigurati con tre narici, come esseri “diversi”).

Mi sono allora domandato chi possano essere i “trinariciuti” di oggi e ripensando alla definizione, alla “acritica credulità e sudditanza alle direttive”, a quella “obbedienza cieca, pronta e assoluta” che lo stesso Guareschi raffigurò in bellissime vignette, la risposta balza evidente… Basta la prossima foto.trinariciuti Grillo Giggino

Esistono e sono tanti…a conferma che siamo proprio messi male. URLO

 

Vabbè, vi lascio almeno qualche meravigliosa vignetta del grandissimo Guareschi. Trinariciutitrinariciuti 3Trinariciuti-vignetta


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Tipi da Poste…

Vuoi prendere, di botto, coscienza di come sia messo questo paese? Poste ItalianePassa un’ora in un Ufficio Postale! Si perché le Poste Italiane, in quanto a varia umanità che le affolla, sono lo specchio di quest’Italia.

Oggi, per le varie menate dei versamenti di rinnovo patente, ci ho speso quasi un’ora e posso confermare quanto siamo messi male; anzi peggio!

Lungi però dal volermi lanciare in dissertazioni sullo stato di salute del quasi cadavere Italia, prendo al volo l’esperienza odierna per tracciare i profili di alcuni dei peggiori soggetti, maschio o femmina indistintamente, con i quali vi capiterà di fare i conti.

  1. Il telefonomane: soggetto (lo si capisce al volo) dal quoziente intellettivo non pervenuto o smarrito, suole trascorrere il tempo in coda dedito a chiacchiericci vari al telefono. Non ci sarebbe nulla di male se questi non avvenissero però in viva voce e con un livello di audio modello concerto di Vasco Rossi. Potrete, quindi, sulla base del comune tempo di attesa, sapere quasi tutto sulla sua vita, parentado, impegni, problemi, malattie (su quelle si dilungano particolarmente…), ma anche passioni. Oggi, ad esempio, me ne è capitato uno fan scatenato (ed è dir poco) di Manuela Arcuri… Se non fosse per le sembianze da Gollum del tipo, la Manuelona nazionale potrebbe esserne anche lusingata…   😉
    Insomma il telefonomane vi ammorberà con i cazzacci suoi.
    Non vi resta che sperare che una delle sue tante malattie se lo porti via al volo.
  2. Il saltacode: a dispetto dell’ormai quasi totale diffusione dei numeri di gestione coda, esistono ancora squallidi soggetti coda-repellenti; costoro si presentano sotto diverse, sordide, specie:
    • quello che ignora bellamente la coda, i numeri, le persone in attesa, e si fionda direttamente allo sportello: al momento del levarsi di segnali di protesta finge, inizialmente, di ignorarli salvo poi lanciarsi in contraddittori veementi, avvallando una serie di improbabili scuse.
    • ci sono i furbetti del “devo chiedere solo un’informazione” che, ripetendo allo sfinimento questo mantra, sfruttando l’ingenua cortesia altrui, risalgono e dribblano la coda per poi trasformare il fantomatico quesito in una richiesta di servizio bello e buono.
  3. Il dormiente: in coda, munito di regolare numeretto, non si avvede, causa letargia improvvisa, narcolessia o semplice rincoglionimento cronico, della chiamata del suo turno. Accortosi, ormai in ritardo, del problema cerca di risolverlo goffamente agitandosi come un tarantolato davanti agli sportelli conclamando il suo postumo diritto e cercando di essere recuperato.
  4.  Il saccente : non esiste coda in un Ufficio Postale dove non si palesi il portatore/dispensatore di “verità assolute“, ovvero tutte farlocche, che inizia a distribuire ai poveri astanti sentenze su:
    • inefficienza del servizio postale
    • scarso rendimento del personale
    • richiami vari a potenziali taumaturghi “risolvi tutto”
    • dissertazioni sul come trasformare il servizio postale in una sorta di Nirvana
    • castronerie varie da “perché io so, io ho ragione, io sono nato imparato”…

Il “sono nato imparato” non è casuale perché, molto spesso, il saccente, parla un italiano improbabile…; ma questo lui non lo sa!Poste 2

Insomma, un bel teatrino, specchio ormai di un paese senza capo né coda dove anche i bibitari dello Stadio San Paolo hanno trovato modo e maniera per comandare e dire la loro…

Povera Italia, di ignoranza ostello… URLO

 

 


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Voto ai sedicenni?

Nella escalation demagogica a chi spara le più grandi stronzate, pur di fare colpo, siamo arrivati alla proposta del voto ai sedicenni.

A chi poteva venire cotanta idea se non alla setta grullina? Praticamente ovvio; l’ex bibitaro Giggino lo ha già definito come uno dei loro dogmi prestabiliti, magari scolpito sulle tavole della legge redatte dai loro guru.Voto ai sedicenni

La giustificazione è che i sedicenni lavorano (ma dai??? ma se abbiamo la disoccupazione giovanile a livelli peggio della Grecia? ma su questo sorvola forse per il suo precedente incarico di ministro al sottosviluppo economico…) e pagano pure le tasse (gulp!!!).

I grullini, di certo, vedono un allettante bacino di voti da intortare con la loro minchio-piattaforma Rousseau (o una nuova se litigano ancora con Casapeggio… e la “p” è voluta), nonché nuovi potenziali “talenti” da aggiungere ai loro campioni: Giggino, Toninulla, Fioramonti, la Raggi e chi più ne ha più ne metta… C’è posto per tutti.

Nel loro caso vale lo slogan dell’imbonitore del circo che diceva:” Venghino, signori, venghino! Più gente entra più bestie si vedono!!!“.

Ma i grullini non sono rimasti soli: la proposta vede favorevoli, anzi entusiasti, gli zombie redivivi del Partito Defunto: il PD. Oramai falcidiati dalle loro faide interne, avviluppati dal loro autoreferenzialismo, dal totale distacco dalle vere necessità del paese, ma improvvisamente resuscitati dal palazzo con giochi di prestigio che neanche Silvan…; ai piddini non gli pareva vero di trovare un’idea tanto demagogica e priva di senso.

Voto ai sedicenni 4Demagogia allo stato puro sposata appieno da autentici redivivi, tipo Enrico Letta (chi…?), in cerca di nuova ribalta mediatica: non si sa mai…tra un po’ si libera il posto da presidente della repubblica (il minuscolo è voluto…) e conviene mettersi in luce.

I piddini, forti della loro demagogia cattocomunista, hanno diversamente declinato il motivo della proposta: c’è Greta, e i sedicenni sono la generazione Greta! Eccola lì la trovata per cercare di accaparrarsi simpatie e voti più che mai necessari ad un’organizzazione defunta e plafonata solo su uno zoccolo di vecchi compagni irriducibili. Patetici Dementi!

Generazione Greta“, alè !!!Voto ai sedicenni 5 Una stronzata pazzesca…altro che corrazzata Potemkin… (e sul caso Greta… mi autocensuro…meglio).

Se cotanti demagoghi venissero giù dal loro pero e provassero a verificare, de facto, il livello reale dei sedicenni odierni forse la loro baldanza si attenuerebbe: ma, dato che non hanno il benché minimo buon senso, ne dubito.

Avendo una consorte che insegna in un liceo sono consapevole del livello medio dell’attuale “generazione Greta”: praticamente semianalfabeti, incapaci di leggere un testo e comprenderne il significato (ovvio ci sono alcune, rare, eccezioni). Altro che diritto al voto! Questi hanno bisogno di studiare, studiare e studiare! Stiamo sfornando generazioni di ignoranti assoluti!

Ma i demagoghi questo non lo vedono; per loro c’è la “buona scuola“.

Voto ai sedicenni 6Non ultimo, ricordiamoci poi che questa generazione è quella che ha creato “idoli” tipo Achille Lauro, Sferaebbasta (o come cavolo si chiama), che ascolta e sballa con la musica trap…e qui ci troviamo di fronte ad una celebro-latitanza che non lascia spazio alcuno se non… a una radicale rieducazione. Radicale!

Non ultimo, fa accapponare la pelle l’idea di  allargare la platea del voto in questo modo quando già oggi abbiamo gente, troppa, alla quale il diritto di voto dovrebbe essere tolto. Perché la celebro-latitanza è diffusa ovunque; basti pensare ai milioni di persone fan di Barbara d’Urso, piuttosto che a tutti quelli per cui esiste il calcio e poi il calcio e infine il calcio… Per non parlare dei milioni che avvallano mafie, camorre, ndranghete… Pure questi votano, ahinoi!

Non siamo messi bene, proprio per niente! Di certo andare avanti a sparare minchiate sempre più grosse, sempre più insopportabili, non aiuta.

Servirebbe serietà e buon senso! Forse proprio il contrario della demagogia.