La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi

Un dì andai soldato…le Comiche !

1 Commento

Seguito della pagina precedente, ovvero https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2020/04/18/un-di-andai-soldato/ , ma stavolta l’intenzione è quella di raccontare le situazioni più comiche vissute. Leva - Artical

Vero, perché tra fiumi di noia, quasi sempre, picchi di adrenalina (lo sparare al poligono e le guardie armate), momenti di tragedia (la bomba alla Stazione di Bologna), qualche frammento di autentica comicità c’è scappato: pescando dal cilindro della memoria vi racconto i tre migliori.

  • La mimetizzazione camaleontica

Giornata di esercitazione del mio Reparto dalle parte dei Lidi Ferraresi. Le procedure impongono che prima di schierarsi ci debba essere una ricognizione per decidere dove piazzare il radar e poi le batterie contraeree.

Essendo io radarista, o meglio presunto tale, faccio quindi parte del Nucleo di Ricognizione che parte in avanscoperta. Si fanno le varie attività necessarie; si prendono le decisioni conseguenti e, infine, si comunicano le informazioni al resto del Reparto e…si attende.

Svolti i miei compiti, in attesa che arrivi l’autocolonna, mi metto comodo, seduto sulla riva di un argine con il mio fucile di traverso sulle gambe. Il mio Capitano, rompipalle di grande caratura, si avvicina e, arricciandosi uno dei baffoni, mi apostrofa:”Negroni, assuma un atteggiamento più tattico”.

Vabbè, lo confesso, ero un po’ svaccato. Allora mi distendo lungo il pendio dell’argine puntando il fucile e, con fare provocatorio, rispondo:”così va meglio?”. Lui, cagacazzi titanico, di rimando:”peccato lei non sia mimetizzato”.

Provochi? Non sai con chi hai a che fare… e allora parto come una furia scopo rapida mimetizzazione. Disbosco cespugli, rami, strappo erba, e assemblo tutto utilizzando al meglio la retina sopra l’elmetto.

Leva - MimesiL’elmetto ormai non esisteva più: al suo posto uno strano incrocio botanico di dimensioni imbarazzanti; alto sui 60-70 cm e largo quasi un metro.

A quel punto riprendo posizione e con sarcasmo mi rivolgo al Capitano:”Signor Capitano, penso che meglio di così non si possa”. Lui scuote il capoccione ma è chiaro che stavolta ho più che pareggiato e risolto la contesa.

Ma il buffo viene ora.

Arriva l’autocolonna e, quando nei pressi, la procedura prevede che noi si debba sbucare dai nostri posti per guidarla nei vari punti designati.

Sulla Campagnola di testa l’autista è tutto concentrato nello scrutare l’argine e quando quel grosso cespuglio, che vedeva alla sua destra, salta in piedi si spaventa un attimo e sbanda fermandosi per un soffio dal finire giù dall’argine.

Quel cespuglio era il Caporal Maggiore Negroni…

  • La prova dell’Autoparco

Fine Marzo 1981; ormai conto meno di tre settimane al mio congedo e mi capita tra capo e collo un’esperienza quasi fantozziana: la prova dell’Autoparco.

Si tratta di una prova di verifica delle condizioni dell’intero parco automezzi del Reggimento: Campagnole, furgoni, camion, piccoli e grandi. Ogni veicolo a motore deve essere collaudato su un percorso impegnativo dalla Caserma a Bologna (vicino a San Lazzaro di Savena) fino al mitico Passo della Futa, dove passava la Mille Miglia.

Detta così sembra una gita fuori porta ma bisogna tenere conto delle effettive condizioni di detto autoparco: il numero dei mezzi realmente funzionante non superava il 65-70 % e, anche tra quelli, molti andavano a singhiozzo.

Vengono formati gli equipaggi; per ogni mezzo un autista e un ufficiale/sottufficiale/graduato come “capomacchina”.

Leva - CP70Vengo assegnato a un CP70 (Camion Pesante del 1970) con un ragazzo, come autista, che, quantomeno sembra saper guidare e abbastanza bene.

Bologna – Passo della Futa e ritorno… si parte tutti incolonnati alle 5.30 del mattino, con una scorta nutritissima di Carabinieri motociclisti. Lungo il tracciato sono già stati prima schierati dei “movieri”, ovvero dei soldati con lo scopo di segnalare il percorso.

I poveretti prescelti avevano lasciato la caserma verso le 4.30…

Si parte…o almeno si dovrebbe visto che circa una quindicina di mezzi si piantano subito nei primi due chilometri.

Il nostro CP70 sembra funzionare e cammina. La colonna procede a passo di lumaca e quando cominciamo a trovare un po’ di traffico civile iniziamo la raccolta delle imprecazioni, sacrosante, di chi, dovendo andare al lavoro, incoccia questa assurdo biscione di oltre due chilometri, arrancante e sbuffante verso il Passo della Futa.

I poveri Carabinieri motociclisti al seguito si danno un gran daffare per minimizzare il disagio provocato e tenere assieme i pezzi di un serpentone che si sfilaccia e si decompone.

Quando dopo un paio d’ore iniziamo a salire superiamo tanti che, collocati prima di noi, non ce l’hanno fatta. Dovranno attendere i camion gru di soccorso; chissà quando mai faranno ritorno.

Alla fine il mitico Passo della Futa: ci siamo arrivati ! In realtà contiamo nemmeno il 40% dell’autoparco: i migliori !

Piccolo discorsetto, di rito, del Colonnello, veloce spuntino a pane e mortadella (quella militare…di ignota produzione e provenienza) e vai col ritorno.

Alla ripartenza, sul Passo della Futa, un paio di grossi camion esalano l’ultimo sussulto meccanico: narrano le cronache che i loro equipaggi siano stati recuperati a notte fonda…o forse mai.

Col nostro CP70 siamo quasi arrivati; l’ultima rotonda a San Lazzaro di Savena; tra un chilometro e mezzo la caserma. E nella rotonda il cambio fà “crac” e si pianta tutto. Fine dei giochi.

Però ci va di lusso; dall’altra parte passa un camion gru appena partito. Lo fermiamo al volo e dopo solo 30 minuti siamo già in caserma.

Sono ormai le 15…ma siamo andati fino al Passo della Futa e “quasi” tornati.

  • Sono arrivati i russi

Anche qui sono ormai agli sgoccioli del mio servizio; manca poco, pochissimo.

Vengo coinvolto in una Ricognizione Esplorativa; con un piccolo manipolo (un Sottotenente, io e un paio di altri commilitoni) dobbiamo definire la ipotetica collocazione del Reparto a difesa contraerea dell’aeroporto di Bologna. Il luogo indicato è ubicato presso una grande Cascina nelle vicinanze.

Iniziamo subito stile Le Comiche: il Sottotenente, un ragazzetto un po’ pirla, incurante della raccomandazione che gli avevo dato, ricordandogli che dovevamo fare una simulazione e nulla era reale, si presenta alla proprietaria della Cascina dicendo che dovevamo collocare delle batterie di cannoni nei suoi terreni. La signora trasecola e intervengo io smussando il tutto ribadendo il fatto della simulazione:”signora dobbiamo fare solo finta di…Stia tranquilla”.

Dopo questo inizio imbarazzante catechizzo il collega che deve restare col farneticante tenentino pirletta che aveva già iniziato a parlare di “posti di raccolta feriti”; il compito era rincuorare la signora, ormai in stato ansiogeno spinto, sottolineando come fosse tutto per finta.

Nel frattempo, con l’altro commilitone, mi allontano per trovare un punto ideale per l’ipotetica collocazione del radar e fare dei rilievi. Identifichiamo il centro di un grande campo arato da poco.

Siamo intenti nei vari rilievi e diagrammi da fare quando mi sento strattonare un pantalone della mimetica. Guardo e vedo un bimbetto, piccolo, piccolo, bruttino, età indefinibile, che mi osserva dal basso in alto domandandomi:”signore…ma voi di che Esercito siete?”.

E fu lì che mi venne la folgorazione; il lampo di genio, il guizzo, la luce…
Con un accento palesemente artefatto alla Popoff, rispondo:” siamo russi! ma non dirlo a nessuno!”.

Il bimbetto si trasforma in Speedy Gonzales e con uno scatto bruciante fugge via, terrorizzato, gridando:” Mamma, mamma, sono arrivati i russi !”.

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Un dì andai soldato…e di anni ne son passati tanti…

Autore: enrico negroni

Libero Pensatore, fuori dagli schemi, con una lunga carriera da Top Manager di successo: sempre parlando chiaro e non scendendo mai a compromessi. Carisma, visione e passione uniti a una tetragona coerenza verso l'Etica, quella con la "E" maiuscola che troppi non conoscono nemmeno più. Questo sono io... In queste pagine, nei miei libri (ebbene si...ne ho scritti due: "La scrivania obliqua" e il romanzo "Prossima curva l'Oceano"), racconto ciò che penso partendo da quella "visione laterale" che mi consente di vedere le cose, valutarle e giudicarle in modo obiettivo. Pensiero soggettivo ma mai legato a vincoli o compromessi perché questi, da Uomo Libero qual sono, non ne ho e non ne ho mai tollerati.

One thought on “Un dì andai soldato…le Comiche !

  1. Caro Enrico 3 storie di vita da non dimenticare assolutamente .
    A proposito di mezzi militari , quando me ne trovo uno o due o tre davanti per non parlare delle “corriere” che fanno scuola guida , non ci penso neanche a superarle o a star dietro ma svicolo subito dove si può per evitare l’affumicamento e successivamente pericolosa ostruzione delle vie aeree .

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