La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Il fascino discreto e sottile della…Cartoleria

Chissà se anche qualcuno fra voi condivide questa mia passione: l’entrare in Cartoleria, godendone appieno quel fascino, a mio giudizio, unico proprio solo di quel negozio.

Cartoleria 0

Saranno forse reminiscenze giovanili di quando, allievo delle Elementari, ci andavo, in bicicletta, per fare scorta di nuovi pennini, ponendo attenzione particolare a quelli più preziosi: quelli “da dettato“.

Cartoleria pennini

Certo, chiunque non abbia mai conosciuto l’arte dello scrivere con penna e calamaio non potrebbe mai apprezzare.

Forse solo chi, come il sottoscritto, ha invece fatto tutte le Elementari senza mai impugnare una penna a sfera, ma solo e soltanto la fida cannuccia con pennino da intingere nel calamaio, può comprendere quale particolare atmosfera si coglie entrando in una Cartoleria.

Quelle più antiche ( e qualcuna ancora se ne trova) avevano scaffali incredibili, pieni di cassetti e cassettini, da cui poteva spuntare di tutto; oggi troviamo, invece, un attraente tripudio di colori fra penne e matite di ogni tipo, evidenziatori, pennarelli, pastelli…

Si, i pastelli…con quelle combinazioni fantastiche di sfumature. Ma volete mettere una confezione di Faber-Castell da 36 pastelli ? Una goduria solo ad aprirla !

Cartoleria 3

Sempre in tema di colore non dimentichiamo i cartoncini, quelli colorati, magari disposti secondo sequenze di pantoni: in tal caso si sfiorano situazioni da libidine assoluta.

Ma quale megastore ultra tecnologico potrebbe mai regalarci queste sensazioni???

Evviva sempre la Cartoleria !!!


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Traumi da Scuola Elementare

Chissà come mi è venuto questo pensiero…tornare ai miei ricordi di Scuola Elementare (che vuol dire ere geologiche orsono…) facendo riaffiorare qualcosa che mi turbò così tanto da averne, ancora oggi, vivo il ricordo.

Tranquilli…nulla di drammatico o inquietante; in ogni caso frammenti di vissuto che hanno lasciato una traccia indelebile.

Il primo è decisamente legato all’attuale periodo di sofferenza causato da un intervento pesante (protesi all’anca) assolutamente non previsto e affrontato con spirito da incoscienza garibaldina, quasi fosse una banalità.

Col ca… fischio !!! Intervento pesantissimo, post pure e poi il bel regalo, grazie alle manovre di prima mobilizzazione a cui mi hanno sottoposto in clinica, di una dolorosissima ernia inguinale che ora, tanto per non farmi mancare nulla e mandare definitivamente a fan…tastico quest’estate, dovrò far operare.

Bando ai miei patimenti, torniamo al trauma inculcatomi dalla mia scuola elementare: il ricordo dello shock causatomi allora dalla lettura della tremendissima pagina de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico su “la rosa di Maroncelli“.

Non sto neanche a raccontarne il contenuto talmente è forte la pelle d’oca e la repulsione che mi suscita. Pagine di una tragicità indicibile che dovrebbero essere bandite, meglio censurate, alla lettura da parte di ragazzini nemmeno adolescenti.
Ma io ero di quella scuola elementare Anni ’60, dove ti insegnavano a tenere la schiena dritta, le mani “in prima” e “in seconda” e farti già un mazzo tanto; e in tutto questo ci misero pure “la rosa di Maroncelli”…troppo per me.

Veniamo al secondo ricordo terrorizzante: questo è riaffiorato dopo aver seguito in TV un documentario su Federico II di Svevia, alias “stupor mundi”.

Non c’entra nulla Federico II ma, bensì, il di lui nipote: il povero, sciagurato, sfigatissimo Corradino di Svevia che, spinto/manipolato/osannato a seguire le orme del nonno, venne invece decapitato ancora adolescente. E dov’era questa pagina assurda e grandguignolesca ? Ma ovviamente sul mio Sussidiario delle Elementari. La sua lettura e tutto il ricamo di fantasia elaborato al tempo ha sancito il mio secondo grande trauma didattico-infantile.

Terzo e ultimo; decisamente più bizzarro, anzi assurdo. Di certo non terrorizzante come i precedenti; diciamo irritante.
Mi riferisco a un breve racconto, sempre sul Sussidiario, di ipotetica vita contadina. Un contadino rientra a casa, stanco per il lungo lavoro nei campi, e chiede alla moglie, per cena:”moglie mia, fammi due ceci“. La consorte, di certo donna dalle logiche ferree e scarso adattamento, prende due ceci, due, e li mette a bollire in un pentolone da almeno dieci litri di brodo. Il tutto era raffigurato bene sul libro proprio da un’immagine che riproduceva il quadretto: un grande paiolo sul focolare e i due ceci, due, messi a bollire.

Certo lo scopo era smuovere riflessioni sui modi di dire, sulle diverse accezioni di quanto si dice. A me però è rimasto il tarlo sul come possa essere andata a finire. Al diavolo le diverse sfumature delle frasi; chissenefrega! Il dilemma è cosa successe quando il marito si trovò di fronte una scodella di brodo con due ceci, due? Di più… due ceci o piuttosto furono servite parti uguali con un cece a testa? Scattò l’uxoricidio, una richiesta di divorzio?

Chissà…resta, ancora adesso, dopo quasi sessant’anni, il mistero più fitto!

That’s all, Folks !


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Il primo giorno di lavoro…40 anni fa…

La data: Lunedì 11 Maggio 1981.

Il luogo: Milano, via Pola 9/11.

L’azienda: Sperry Univac

Non varcai effettivamente un vero e proprio cancello aziendale ma quel giorno di quarant’anni fa fu il mio primo giorno di lavoro, al netto dei quasi due mesi di lavoro svolti, subito dopo la Laurea, in Facoltà di Ingegneria, a Pavia, prima del Servizio Militare.

Quel giorno fu importantissimo e segnò, per tanti versi, la mia futura carriera lavorativa, come in una sorta di effetto “sliding doors“.

In primis fu fondamentale la scelta dell’azienda, perché ebbi la possibilità di scegliere fra due diverse proposte di assunzione: la prima, da parte di IBM e poi quella della Sperry Univac.

IBM era IBM…indiscutibilmente ma, quando mi recai per ritirare la lettera di assunzione, scattò un clic nella mia testa: un clic basato sull’osservazione delle persone incontrate e sulla sensazione, forte, di aver trovato nell’ambiente Sperry Univac un’empatia totalmente assente nelle stanze e fra i rigidi schemi IBM.

Un esempio di quella percezione soggettiva di empatia lo ebbi già nei colloqui di selezione; ricordo che dietro la scrivania del responsabile della selezione era collocato il poster di Eddy Cheever al volante della Osella Formula 1, macchina di belle speranze ma non molto competitiva. Era un segno inequivocabile; avevo di fronte un appassionato genuino e competente. D’altronde io avevo sempre tifato per Merzario che raramente poteva qualificare la sua macchina tanto scarsa…

Undici Maggio Cheever

L’empatia fu quindi il fattore chiave per quel primo, importantissimo clic, che, facendomi optare per Sperry Univac (ricordo ancora le pessime reazioni ricevute da IBM quando comunicai loro il mio “no, grazie!”…), mi diede modo di incontrare persone fantastiche, non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello umano.

Undici Maggio Sperry-Univac

Alcuni di loro diventarono punti di riferimento chiave nel mio percorso lavorativo, nonché amici grandi e sinceri.

Il secondo clic, questa volta indipendente dalla mia volontà, fu quello di trovarmi collocato nell’area dei prodotti software applicativi per la gestione aziendale (Il sistema UNIS, operante sul System 80); fenomeno questo decisamente agli albori in quegli anni ma che poi diventerà il fil-rouge di tutta la mia carriera fino al punto, tanti anni dopo, di essere tra i top executives dell’azienda leader di tale settore.

Undici Maggio Bob Marley

Due clic importanti, scattati quel fatidico 11 Maggio 1981; i più ricordano quella data per la morte di Bob Marley; per me significa decisamente molto altro.

Di quel giorno ricordo tutto, o quasi tutto: dalle tante persone incontrate o che mi furono presentate, alla marea di informazioni ricevute, dalle tanti mani strette quel giorno (e che Dio voglia si possa, al più presto, tornare a potersi stringere la mano…) alle varie battute sui giovani ingegneri neolaureati. Su questo io ne rappresentavo uno stereotipo eccellente avendo, ai tempi, una forma mentis più che “quadrata”…”cubica”.
Diciamo che ero decisamente grezzo e il lavorare con i nuovi colleghi, in particolare col mio indiscusso maestro Vico (che, bontà sua, mi definì da subito, e a ragione, come “un incredibile cagacazzi“…), mi portò ad affinarmi sempre di più.

Ma la cosa, in particolare, indimenticabile di quel giorno fu la quantità di caffè bevuti; peccato che io, fino ad allora, non amavo bere caffè, anzi non li bevevo affatto!

Undici Maggio caffe

Risultato fu che ad ogni incontro c’era sempre qualcuno che proponeva “andiamo a prenderci un caffè”; come potevo io, nuovo arrivato, declinare? Ovvio accettare di buon grado e vai con la spola caffè fra Bar Nilo e Caffè del Commenda…

Il conto finale della giornata fu di almeno una decina di caffè e la risultante finale, la sera, furono nausea e mal di testa non da stress o troppa emozione; solo da troppi caffè.

Giusto…un terzo importante clic: da quel giorno cominciai a bere caffè, ma, a partire dal giorno seguente, con molta moderazione… 😉

Sono passati quarant’anni ma il ricordo sembra quasi di…ieri l’altro…

Un abbraccio grandissimo a tutte le persone incontrate quel giorno e un ricordo vivo e speciale a chi, fra loro, oggi non è più tra noi.


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Vale più un Vaccino o un Saccottino?

Abbiamo davanti agli occhi, evidente, quasi osceno, il fallimento assoluto dell’Unione Europea quanto a contratti di fornitura per la campagna vaccinale anti COVID (ma io continuo a chiamarlo virus cinese…).

Vaccini COVID 2

La tragedia della pandemia non si è ancora conclusa e la via d’uscita è una sola; ma questo non ha impedito ai burocrati di Bruxelles di darci l’ennesima, laddove ce ne fosse bisogno, dimostrazione della loro insipienza e nullità.

Vengo quindi alla provocazione del titolo: vale più un vaccino o un saccottino del Mulino Bianco?

Per argomentare la provocazione sposto il confronto fra burocrati UE e buyers della Grande Distribuzione Organizzata.

L’imbelle burocrate europeo redige fior di contratti per una materia VITALE, e il vaccino lo è, magari pieni di supercazzole di varia natura, ma non considera:

  • piani di consegna vincolanti che permettano di schedulare opportunamente il piano vaccinale, ritenendo che imporre un vincolo trimestrale possa bastare. Quindi laddove la casa farmaceutica non inviasse nulla per dieci settimane salvo poi riversare tutto l’ammontare nelle ultime due…nulla da eccepire ! Ma siete scemi? SI!
  • penali stringenti e pesantissime laddove i predetti piani di consegna non vengano rispettati: forse credono che già il fatto di aver siglato un contratto a livello UE impegni il fornitore a non so quale stringente e vincolante etica… Insomma…sigli un contratto con la UE e ti senti “impegnato by default”… Dimostrazione che a Bruxelles vivono fuori dalla realtà.

Dall’altre parte abbiamo un qualsiasi buyer della GDO che deve fare un contratto per la fornitura dei Saccottini Mulino Bianco.

State certi che, laddove le consegne non vengano puntualmente effettuate in modo da garantire scaffali sempre adeguatamente e correttamente riforniti, il nostro oscuro buyer avrà di certo definito una serie di penali di quelle che levano la pelle di dosso. Non solo; starà sempre, ostinatamente, col fiato sul collo del fornitore per garantirsi il livello di servizio più alto possibile. Perché il pieno rispetto della consegna è lo Standard, non l’eccezione!

Ma il Saccottino della Mulino Bianco, per quanto buono, nulla può contro il malefico virus cinese; peccato che sia acquistato da gente che sa fare bene il proprio lavoro.

Così non è il caso di quella pletora di tronfi burocrati che operano nella UE.

Laddove ancora avessimo dubbi sull’utilità dell’attuale Unione Europea…

emoticon incazzato


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La settimana di SanScemo e dintorni

Si è finalmente conclusa la settimana di Sanremo, o meglio SanScemo, e mai come ora si è potuto constatare (ovviamente solo per chi non fa parte della massa dei Trinaricuti italioti) a quale infimo livello sia arrivato questo paese.

Teatrini di ogni sorta; uno più squallido e grottesco dell’altro, quasi a far la gara a chi potesse fare peggio o dimostrarsi il più pirla di tutti.

“Lei motiv” era il Festival, destinato a tener banco per la massa di chi ancora ne trae piacere o ha il coraggio di guardarlo; coraggio o incoscienza? La seconda! Io non ne ho visto nemmeno un minuto ma, ahimè, ho dovuto lo stesso sciropparmene le cronache sui giornali. Una vetrina di pessimo gusto nella quale si esibiscono personaggi a dir poco ributtanti, tipo Achille Lauro e compagnia briscola; per quale scopo chissà…forse per indurre ad infoltire le schiere dei socialmente inutili?

Passerella o “scongelatore” vista la quantità di soggetti appena decongelati da una sorta di freezer nel quale ritornano a Festival concluso; anche qui non se ne coglie l’utilità trovandoci, peraltro, di fronte all’assenza di qualsivoglia forma di talento.

Come se non bastasse la situazione tragica della pandemia da virus cinese che ci ha rovinato l’esistenza e ha mietuto ormai centomila vittime ecco che, quasi a voler rubare i riflettori al Festival di SanScemo e ai suoi orrori, ci ha pensato il “cosiddetto” Segretario del Partito Defunto con le sue plateali dimissioni. Azz…che colpo di teatro per un Nomadetti (tanto Zingaretti e Nomadetti sono sinonimi) che sta al carisma e alla leadership come io sto al capello lungo e fluente.

Un Leader Minimo capace di appiattire e azzerare qualsiasi strategia del suo partito genuflettendosi al Gran Ciarlatano ConteCasalino della Supercazzola; riuscendo anche a fare peggio, tipo elevare Barbarella D’Urso a nume tutelare della cultura e dell’educazione del popolo bue. Complimentoni!!! Ecco però che al levarsi, dall’interno del suo partito stesso, di qualche fischio e commento (vorrei ben vedere…) tipo “a scimunito..!” il Leader Minimo si adombra e decide allora di rubare i riflettori addirittura a SanScemo dando, teatralmente, le sue dimissioni…non irrevocabili.
Scontato il copione: fare in modo che dal partito si levino gli inviti al ripensarci, si intonino osanna mai prima cantati, si organizzino sacrifici e auspici per il suo ritorno… Teatro banale, scontato, stucchevole.

Finita qui? Eh no! Questo paese è pieno di coglionazzi di dimensioni titaniche. Spunta allora il patetico Grillo pronto a candidarsi come “Segretario Elevato” del Partito Defunto… Non bastasse tutto il marasma creatosi nella sua setta di perdigiorno e scappati di casa. Unica cosa che dovrebbe fare sarebbe quella di “elevarsi” dalle palle definitivamente, ovvero SPARIRE !!!

Finito? Non ancora! Cos’altro poteva capire in questo Festival della Coglioneria? Ma certo...le Sardine! Il gruppetto di Trinariciuti da troppo mancava dalla scena e hanno fatto la loro ricomparsa presentandosi davanti alla sede del Partito Defunto (del quale peraltro manco fanno parte…) con tanto di sacco a pelo per un’occupazione simbolica. Il tutto alla faccia delle regole e dei divieti circa assembramenti, trasferimenti fra Regioni ecc… Ma tanto si sa; ai Trinariciuti tutto è concesso! Hanno dalla loro anche la magistratura…per cui.

Che sia finita qui? Lo spero! Una cosa è certa; dovremmo contrattare a livello europeo con quel canchero di Dombrovskis, nel momento in cui ci chiederà di rientrare dallo sfacelo di debito aggiuntivo lasciatoci dal ConteCasalino della Supercazzola (il vate della taumaturgia…), un parametro di ricalcolo del rapporto Deficit/PIL; ovvero moltiplicare il PIL per il “Fattore Coglionaggine” che in questo paese, e questa settimana ne abbiamo avuto dimostrazione, è a valore elevatissimi.

AUGURI !!!


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Trinariciuti 2021

Poco più di un anno fa avevo già scritto un post sul tema dei “trinariciuti” di oggi; si era in ballo con le elezioni regionali e la piazze brulicavano di “sardine” e varie altre specie sinistre che se la facevano sotto temendo di perdere l’incontrastato dominio di regioni rosse.

https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2019/12/07/trinariciuti-doggi/

Non ci era giunto ancora alcun allarme dalla Cina (grazie ancora al grande “partner strategico dell’Italia”….sic dixit Giggino…) circa la pandemia con cui avrebbe ammorbato, ad hoc, il pianeta; l’aggregazione di piazza era non solo consentita ma pure bramata da queste varianti di pesce azzurro, anzi rosso!

Poi è arrivata la pandemia e…fine della vita normale. Siamo entrati in questa tragica spirale; abbiamo cominciato a sbattere, a cadenza mensile, contro i DPCM… Ne è venuto fuori di tutto…ma nonostante gli assoluti disastri creati si è consolidata, sempre di più, una pletora, ahimè molto ampia e inclusiva anche di soggetti totalmente imprevisti, che ha radicato il credo classico del guareschiano trinariciuto:”obbedienza cieca, pronta e assoluta!

In questo caso non nei confronti delle direttive del Partito (comunista) ma del cosiddetto premier e delle sue iniziative. Il ciarlatano in pochette racconta, incensandosi, le sue grandi idee per Supercazzole assolute e i Trinariciuti plaudono, incrementandone il consenso. Il ConteCasalino smentisce se stesso nel giro di poche settimane e i novelli Trinariciuti plaudono nuovamente dimostrando una memoria allineata con quella del pesce rosso… (nota: si dice che la memoria di un pesce rosso non superi i 7 secondi). Io mi ricordo bene il risultato dei suoi Stati Generali di Villa Pamphili…il NIENTE assoluto! Per i trinariciuti no…Villa Pamphili? Stati Generali? Va tutto bene; è tutto sotto controllo!

Si accumulano disastri impensabili uno dopo l’altro ma nulla scalfisce la loro fede assoluta…il consenso aumenta e Tarocco Casalino gode all’idea di quante nuove conferenze a reti unificate potrà ancora organizzare. Nel contempo l’organo di stampa del regime, ovvero Il Fatto Quotidiano di Travaglio, dispensa insulti e minacce a chiunque cerchi di contestare il ciarlatano in pochette. Il gran ciarlatano identificato e descritto come uno statista illuminato, quasi visionario: si fanno di roba forte ti Trinariciuti del Fatto!

Gli fa eco l’altra grande strombazzatrice delle virtù del ConteCasalino della Supercazzola: LilliBotox Gruber!
E i Trinariciuti attenti non solo ad ascoltarla (chiunque abbia un minimo di cervello ne coglierebbe la cieca faziosità…) ma addirittura a crederle…e anche qui ce ne vuole!
Ma…”obbedienza cieca, pronta e assoluta!”.

Ultimo passaggio: Renzi si sfila da questo governo di cialtroni per manifesta insufficienza nella stesura del Recovery Plan… redatto alla “va là che vai bene”…
Pur di salvare culi e poltrone il Gran Ciarlatano ConteCasalino, supportato dal suo agitprop Travaglio, inizia la caccia ai voti di supporto di Responsabili/Costruttori/Volenterosi… ovvero voltagabbana mercenari pronti a tutto. Il Trinariciuto che fa? Si indigna? Grida allo scandalo? NO! Plaude alla necessaria e doverosa ricerca di qualsiasi infame puntello a questo governo perché “il paese vuole bene a Conte”… Obbedienza cieca, pronta ed assoluta!

trinariciuti 3

Tamponi, Tracciamento, Trasporti, tre T tutte quante andate a puttane ma…”obbedienza cieca, pronta e assoluta!

Arrivano i banchi a rotelle…nulla! Autostrade…a posto; cacciati i Benetton… salvo che non ci sia la soluzione ancora oggi! Quando poi si cerca di lanciare flash che aprano gli occhi davanti a tanta cialtroneria la risposta automatica del novello Trinariciuto è sempre la stessa, ovviamente imbeccata ad arte dai loro programmatori: ” figuriamoci se ci fossero stati Salvini e la Meloni!“. 😀 😀 😀

Ora si parte, o almeno si dovrebbe, con il piano dei tanto attesi e agognati vaccini: piano che il Gran Ciarlatano Conte ha affidato al suo compare Arcuri; una assoluta garanzia in termini di certezza di disastro!

Ma l’obbedienza cieca, pronta e assoluta vale anche in questo caso al punto di scordare anche le basi più elementari dell’aritmetica.

Arcuri, piuttosto che l’infausto Speranza, proclamano obiettivi di decine di milioni di italiani vaccinati nel giro di tot mesi… Peccato che, ammettendo addirittura una capacità (oggi puramente teorica…) di somministrazione al 100% dei vaccini disponibili, se uno fa un semplice calcolo basato sulle dosi in arrivo previsto per settimana il numero di italiani vaccinabile si dimezza e ci si accorge che dopo un anno si potrebbe arrivare al massimo a vaccinare non oltre il 40% della popolazione; ad andar bene!

La matematica non è un’opinione…ma forse per i nuovi Trinariciuti vede aree di adattabilità: forse esiste un “fattore Conte“, una sorta di pi greca, che permette di moltiplicare i risultati. Oppure siamo di fronte a numeri percepiti; ovvero si posso vaccinare in anno non oltre 20 milioni di soggetti ma i fans delle Supercazzole ne percepisco oltre 60… Da qui il famoso Pi Greco ConteCasalino !

A loro va bene così: magari si sveglieranno, come quelli di certi film ipnotizzati o programmati per agire, il giorno in cui Valeri Drombrovskis si sveglierà dal letargo, impostogli oggi, per ordinare, seduta stante, che l’Italia sistemi le centinaia di ulteriori miliardi di debito fatto dal governo della Supercazzola.
E allora saranno cazzi molto ma molto amari…

Obbedienza cieca, pronta e assoluta…. ma provate a prendere oggi una calcolatrice e magari…
Anzi…forti della vostra “obbedienza”…vedete di andarvene tutti quanti a… 😉


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Resilienza non è fuffa !

La quotidiana demagogia creatasi all’intorno della pandemia (made in China !) mi ha portato, purtroppo, ad odiare una parola bella e importante: resilienza!

resiliènza s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

Resilienza 2

Parola forte, piena di significato, “massiccia”, in linguaggio militaresco, che va però coniugata con criterio, volontà e determinazione !

Oggi invece ci è stata propinata in modo inflattivo dal governo delle Supercazzole (il ConteCasalino…) che l’ha assunta a leit-motiv del proprio “piano” definito appunto, pomposamente (come tipico dell’arrogante premier), “Piano di Ripresa e Resilienza“.

Resilienza

Minchia! Peccato che una cosa sia un piano! Un’altra un libro dei sogni; e qui siamo, decisamente, su questa versione…e non a caso a livello europeo si stanno stancando di dilazioni e vagheggiamenti continui.

Un piano che voglia portare Ripresa e Resilienza deve essere sviluppato ed eseguito, come dicevo prima, con:

  • Criterio : ciò significa visione, competenza, esperienza, saper fare, raziocinio tutte qualità che la compagine governativa, orchestrata solo sull’apparire e creare consensi tramite l’uso dei media, non ha!
  • Volontà : ovvero focalizzazione massima sul raggiungimento degli obiettivi fissati… e l’unica capacità evidente di focalizzarsi con volontà, tipica di questi soggetti, è quella di tenersi le proprie poltrone !
  • Determinazione : non basta redigere i piani; conta poi la loro esecuzione, messa in opera. In questo serve l’esperienza, soprattutto per sapere affrontare difficoltà o impedimenti. Significa sapersi assumere la Responsabilità di portare in fondo le cose ! Cosa molto diversa sul distribuirla a pioggia in una ciclopica struttura di 300 e passa persone, ovvero su un apparato tale da diventare un nuovo porto delle nebbie. Peraltro, viste le premesse dal punto di vista dell’individuazione dei soggetti, riuscireste mai ad immaginare una organizzazione fatta di tanti Arcuri? Valida solo per non raggiungere alcun risultato ma creare solo fumo!

Resilienza Conte-Arcuri

Ripresa e Resilienza sono un imperativo ! Ma ci vogliono persone capaci e determinate, non certo personaggi da Supercazzole quotidiane.

Se non si capisce questo, e purtroppo mi pare che troppa gente non lo capisca proprio, il risultato di mandare definitivamente tutto a fan…tastico è sicuro!
Auguri !!!


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Dotti, medici e sapienti

Ho avuto modo di riascoltare un vecchio brano di Edoardo Bennato: “Dotti, medici e sapienti“, un brano del suo album “Burattino senza fili” del 1977. Sono passati un bel po’ di anni e, confesso, non mi ricordavo tanto bene quel vecchio brano pur possedendo, da qualche parte, il relativo 33 giri.

Sono trasecolato per quanto il pezzo sia attuale oggi. Attualissimo se lo confrontiamo al tragico marasma creato dal maledetto virus cinese che ci ha sconvolto la vita e che ha portato, troppo, alla ribalta una pletora di virologi ed epidemiologi che ogni giorno ci adombrano e ammorbano di presagi, sventure, nuove calamità e continue restrizioni.
Un tetro concerto di Cassandre dove ognuno dice la sua cercando di distinguersi soprattutto nel voler tracciare quadri i più foschi possibile.
Che la situazione sia drammatica lo abbiamo capito ma potremmo anche fare a meno di chi ci dice quotidianamente “siete nella merda fino al collo…ma tra poco la ricreazione finisce e…tutti in ginocchio!“.

Dotti medici

Torniamo al brano di Bennato. Attualissimo se rapportato alla situazione della povera Italia, guidata per troppo tempo da un branco di mentecatti e cialtroni (il governo ConteCasalino della Supercazzola), serva, nemmeno suddita, di un’Europa burocratica che pensa solo ai comodi loro…dei krukki, dei francesi, degli olandesi… e che tratta questo povero paese come un appestato con le pezze al culo, grazie anche alla meschina condiscendenza di personaggi, vedasi i PiDioti, che trovano con questo ragione di esistere ancora…

Dotti medici e sapienti

Vale, come nella canzone, il consiglio finale: scappare !!! Ma prima varrebbe la pena prendere alcuni di questi “dotti”, vedasi Ricciardi o qualche altro intelligentone del Comitato Tecnico Scientifico e fargli provare come possa essere, impropriamente, utilizzato un…

Decidete voi cosa: io penserei al classico palo! 😉

URLO


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La buona novella del Ghiro Ciccione

Grazie Ghiro Ciccione, caduto, per il sovrappeso, da un albero in quel di Bologna. Ho deciso di chiamarti Balanzone…fa pure rima con Ghiro Ciccione.

In una litania quotidiana di bollettini di guerra, proclami minacciosi di virologi vari (che manco Cassandra…), nell’interminabile sequela di cattive notizie, alla fine, ne è arrivata, come un raggio di sole, una lieta e divertente; una notizia che vale più di un sorriso, almeno una risata…e c’è tanto bisogno di ridere un momento, di questi tempi.

Questa piccola gioia ce l’hai donata tu, ignaro Balanzone, ghiro alquanto ciccione, che ti sei apprestato al tuo letargo dopo esserti fin troppo pasciuto, al punto di cadere dall’albero dove ti eri appolliato.

Secondo la cronaca non hai fatto né una piega, né un plissé; hai continuato a dormire…appunto come un ghiro. Di quello che sta accadendo in questo mondo degli umani non sai nulla e manco te ne frega però il tuo gesto, inconsapevole, ci ha regalato un briciolo di allegria.

Adesso continuerai il tuo letargo e chissà che quando a Primavera ti sveglierai tu non sappia portarci anche un’altra lieta novella; magari della definitiva sconfitta di questo maledetto virus cinese.

Buona continuazione di letargo Balanzone, Ghiro Ciccione !

https://www.corriere.it/animali/20_novembre_21/ghiro-cade-dall-albero-il-troppo-peso-salvato-un-passante-5c95596c-2c1b-11eb-b3be-93c88ba49aa1.shtml


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Un dì andai soldato…le Comiche !

Seguito della pagina precedente, ovvero https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2020/04/18/un-di-andai-soldato/ , ma stavolta l’intenzione è quella di raccontare le situazioni più comiche vissute. Leva - Artical

Vero, perché tra fiumi di noia, quasi sempre, picchi di adrenalina (lo sparare al poligono e le guardie armate), momenti di tragedia (la bomba alla Stazione di Bologna), qualche frammento di autentica comicità c’è scappato: pescando dal cilindro della memoria vi racconto i tre migliori.

  • La mimetizzazione camaleontica

Giornata di esercitazione del mio Reparto dalle parte dei Lidi Ferraresi. Le procedure impongono che prima di schierarsi ci debba essere una ricognizione per decidere dove piazzare il radar e poi le batterie contraeree.

Essendo io radarista, o meglio presunto tale, faccio quindi parte del Nucleo di Ricognizione che parte in avanscoperta. Si fanno le varie attività necessarie; si prendono le decisioni conseguenti e, infine, si comunicano le informazioni al resto del Reparto e…si attende.

Svolti i miei compiti, in attesa che arrivi l’autocolonna, mi metto comodo, seduto sulla riva di un argine con il mio fucile di traverso sulle gambe. Il mio Capitano, rompipalle di grande caratura, si avvicina e, arricciandosi uno dei baffoni, mi apostrofa:”Negroni, assuma un atteggiamento più tattico”.

Vabbè, lo confesso, ero un po’ svaccato. Allora mi distendo lungo il pendio dell’argine puntando il fucile e, con fare provocatorio, rispondo:”così va meglio?”. Lui, cagacazzi titanico, di rimando:”peccato lei non sia mimetizzato”.

Provochi? Non sai con chi hai a che fare… e allora parto come una furia scopo rapida mimetizzazione. Disbosco cespugli, rami, strappo erba, e assemblo tutto utilizzando al meglio la retina sopra l’elmetto.

Leva - MimesiL’elmetto ormai non esisteva più: al suo posto uno strano incrocio botanico di dimensioni imbarazzanti; alto sui 60-70 cm e largo quasi un metro.

A quel punto riprendo posizione e con sarcasmo mi rivolgo al Capitano:”Signor Capitano, penso che meglio di così non si possa”. Lui scuote il capoccione ma è chiaro che stavolta ho più che pareggiato e risolto la contesa.

Ma il buffo viene ora.

Arriva l’autocolonna e, quando nei pressi, la procedura prevede che noi si debba sbucare dai nostri posti per guidarla nei vari punti designati.

Sulla Campagnola di testa l’autista è tutto concentrato nello scrutare l’argine e quando quel grosso cespuglio, che vedeva alla sua destra, salta in piedi si spaventa un attimo e sbanda fermandosi per un soffio dal finire giù dall’argine.

Quel cespuglio era il Caporal Maggiore Negroni…

  • La prova dell’Autoparco

Fine Marzo 1981; ormai conto meno di tre settimane al mio congedo e mi capita tra capo e collo un’esperienza quasi fantozziana: la prova dell’Autoparco.

Si tratta di una prova di verifica delle condizioni dell’intero parco automezzi del Reggimento: Campagnole, furgoni, camion, piccoli e grandi. Ogni veicolo a motore deve essere collaudato su un percorso impegnativo dalla Caserma a Bologna (vicino a San Lazzaro di Savena) fino al mitico Passo della Futa, dove passava la Mille Miglia.

Detta così sembra una gita fuori porta ma bisogna tenere conto delle effettive condizioni di detto autoparco: il numero dei mezzi realmente funzionante non superava il 65-70 % e, anche tra quelli, molti andavano a singhiozzo.

Vengono formati gli equipaggi; per ogni mezzo un autista e un ufficiale/sottufficiale/graduato come “capomacchina”.

Leva - CP70Vengo assegnato a un CP70 (Camion Pesante del 1970) con un ragazzo, come autista, che, quantomeno sembra saper guidare e abbastanza bene.

Bologna – Passo della Futa e ritorno… si parte tutti incolonnati alle 5.30 del mattino, con una scorta nutritissima di Carabinieri motociclisti. Lungo il tracciato sono già stati prima schierati dei “movieri”, ovvero dei soldati con lo scopo di segnalare il percorso.

I poveretti prescelti avevano lasciato la caserma verso le 4.30…

Si parte…o almeno si dovrebbe visto che circa una quindicina di mezzi si piantano subito nei primi due chilometri.

Il nostro CP70 sembra funzionare e cammina. La colonna procede a passo di lumaca e quando cominciamo a trovare un po’ di traffico civile iniziamo la raccolta delle imprecazioni, sacrosante, di chi, dovendo andare al lavoro, incoccia questa assurdo biscione di oltre due chilometri, arrancante e sbuffante verso il Passo della Futa.

I poveri Carabinieri motociclisti al seguito si danno un gran daffare per minimizzare il disagio provocato e tenere assieme i pezzi di un serpentone che si sfilaccia e si decompone.

Quando dopo un paio d’ore iniziamo a salire superiamo tanti che, collocati prima di noi, non ce l’hanno fatta. Dovranno attendere i camion gru di soccorso; chissà quando mai faranno ritorno.

Alla fine il mitico Passo della Futa: ci siamo arrivati ! In realtà contiamo nemmeno il 40% dell’autoparco: i migliori !

Piccolo discorsetto, di rito, del Colonnello, veloce spuntino a pane e mortadella (quella militare…di ignota produzione e provenienza) e vai col ritorno.

Alla ripartenza, sul Passo della Futa, un paio di grossi camion esalano l’ultimo sussulto meccanico: narrano le cronache che i loro equipaggi siano stati recuperati a notte fonda…o forse mai.

Col nostro CP70 siamo quasi arrivati; l’ultima rotonda a San Lazzaro di Savena; tra un chilometro e mezzo la caserma. E nella rotonda il cambio fà “crac” e si pianta tutto. Fine dei giochi.

Però ci va di lusso; dall’altra parte passa un camion gru appena partito. Lo fermiamo al volo e dopo solo 30 minuti siamo già in caserma.

Sono ormai le 15…ma siamo andati fino al Passo della Futa e “quasi” tornati.

  • Sono arrivati i russi

Anche qui sono ormai agli sgoccioli del mio servizio; manca poco, pochissimo.

Vengo coinvolto in una Ricognizione Esplorativa; con un piccolo manipolo (un Sottotenente, io e un paio di altri commilitoni) dobbiamo definire la ipotetica collocazione del Reparto a difesa contraerea dell’aeroporto di Bologna. Il luogo indicato è ubicato presso una grande Cascina nelle vicinanze.

Iniziamo subito stile Le Comiche: il Sottotenente, un ragazzetto un po’ pirla, incurante della raccomandazione che gli avevo dato, ricordandogli che dovevamo fare una simulazione e nulla era reale, si presenta alla proprietaria della Cascina dicendo che dovevamo collocare delle batterie di cannoni nei suoi terreni. La signora trasecola e intervengo io smussando il tutto ribadendo il fatto della simulazione:”signora dobbiamo fare solo finta di…Stia tranquilla”.

Dopo questo inizio imbarazzante catechizzo il collega che deve restare col farneticante tenentino pirletta che aveva già iniziato a parlare di “posti di raccolta feriti”; il compito era rincuorare la signora, ormai in stato ansiogeno spinto, sottolineando come fosse tutto per finta.

Nel frattempo, con l’altro commilitone, mi allontano per trovare un punto ideale per l’ipotetica collocazione del radar e fare dei rilievi. Identifichiamo il centro di un grande campo arato da poco.

Siamo intenti nei vari rilievi e diagrammi da fare quando mi sento strattonare un pantalone della mimetica. Guardo e vedo un bimbetto, piccolo, piccolo, bruttino, età indefinibile, che mi osserva dal basso in alto domandandomi:”signore…ma voi di che Esercito siete?”.

E fu lì che mi venne la folgorazione; il lampo di genio, il guizzo, la luce…
Con un accento palesemente artefatto alla Popoff, rispondo:” siamo russi! ma non dirlo a nessuno!”.

Il bimbetto si trasforma in Speedy Gonzales e con uno scatto bruciante fugge via, terrorizzato, gridando:” Mamma, mamma, sono arrivati i russi !”.

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Un dì andai soldato…e di anni ne son passati tanti…