La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Pensierino natalizio

Grinchmeno male che alla fine arriva, anche se con una pesantezza indicibile, questo 25 Dicembre, giorno di Natale.

Ma soprattutto la cosa veramente buona è che, come tutti gli altri giorni, in ventiquattrore si toglie dai… dalle scatole  😉

Il regalo più bello quando arrivano le cosiddette Feste? Un sistema di teletrasporto e…oplà ritrovarsi al 7 Gennaio ! smile please

 

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Patrimonio UNESCO

Squillino le trombe, rullino i tamburi ! Sono lieto di annunciare che questo blog sta per essere definito dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità !

UNESCO 2

Forse non ancora ma visto quanto produce questa “utilissima” organizzazione non mi stupirei più di tanto. E’ di oggi la mia scoperta che questi genialoni hanno assegnato l’altisonante definizione di Patrimonio dell’Umanità all’arte dei pizzaioli napoletani…

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-07/l-arte-chi-fa-pizza-napoletana-e-patrimonio-culturale-dell-umanita-080952.shtml?uuid=AE9MWdOD

Nulla da eccepire sulla bontà della pizza e sulla sua tradizione ma mi pare che di questo passo un po’ tutto possa venir considerato patrimonio dell’umanità. Almeno fin quando continuerà ad esistere un’organizzazione così totalmente inutile come l’UNESCO dove un folto gruppo di parassiti se ne va in giro per il mondo cazzeggiando e distribuendo qua e la questo inflazionato titolo.UNESCO

D’altronde la totale inutilità è caratteristica comune a tutte le organizzazioni ONU: lo stesso ONU in primis, il carrozzone più inutile del mondo.

UNESCO, UNICEF, World Food Program (la vecchia FAO)…carrozzoni globali totalmente autoreferenziali, capaci di succhiare come puro costo delle loro faraoniche strutture anche oltre il 90% delle risorse che gli vengono assegnate.

occhiolinoAndando avanti di questo passo, con questa pioggia di Patrimoni Mondiali dell’Umanità, allora perché non considerare anche questo blog?


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Cesy Phantoni

In questo bailamme di continue denunce su molestie, postume, nel mondo dello spettacolo mi preme evidenziare un altro caso, di tanti anni addietro, sfuggito all’attenzione dei media.

Fantoni Cesira

Era il 1973 e il grande Francesco Guccini nel suo album “Opera buffa” denunciava il triste caso della povera Cesira Fantoni, procace ragazza di belle speranze e tante ambizioni.

Vi riporto direttamente il testo della canzone e, per chi lo volesse, anche un link all’audio.

“Si… si chiamava Fantoni Cesira, era la figlia d’ un alcolizzato 
che non aveva mai in tasca una lira e per il vino avea tutto lasciato, 
lavoro e casa, figlia e consorte, che non potendo scordar col bere, 
perchè era astemia, la sua triste sorte, si tirò un colpo nel ’53. 

Povera giovane rimasta orfana mentre suo padre si ubriacava 
trovò lavoro in una fabbrica e sul lavoro ogni tanto sognava, 
sognava panfili, pellicce ed abiti, non più la fabbrica, ville e piscine, 
la dolce vita, il bel mondo dei principi, come le dive che vedeva al cine. 

Ma quel bel sogno sarebbe rimasto soltanto un sogno mai realizzato, 
quando in paese nel giorno del santo un gran veglione fu organizzato, 
ci furon musiche, canti e allegria, danze e coriandoli, spumante e suoni, 
poi a mezzanotte una scelta giuria fece “miss tette” Cesira Fantoni. 

Le circondarono il petto e le spalle con nastri e fasce di seta scarlatte 
su cui era scritto con lettere d’oro “evviva sempre le mucche da latte”, 
le regalarono trenta garofani, un “necessaire” similoro da viaggio, 
quattro biglietti con sconto per cinema, cinque flaconi di shampoo in omaggio. 

La sera stessa a Fantoni Cesira si presentò, assai distinto, un signore. 
Disse: “Permette? Il suo viso m’ attira; voglia scusarmi, sono un produttore… 
Se lei permette, io l’ accompagno, a far del cine c’è un gran guadagno”, 
ma quella sera non certo del cine il produttore s’interessò. 

La brava giovane per far del cinema consentì a perdere la castità, 
ma non per questo si perse d’animo: le rimaneva Cinecittà! 
Lasciò il moroso, piantò il lavoro, comperò un “topless” per mostrare il seno, 
fece mandare suo padre in ricovero e arrivò a Roma con il primo treno. 

Cento anticamere fece Cesira e visitò una decina di letti, 
un onorevole che la manteneva le fece fare un romanzo a fumetti, 
ebbe da amanti tre o quattro negri, due segretari, tre cardinali, 
si spogliò nuda a fontana di Trevi e qualche sera batteva sui viali. 

La brava giovane campava bene, ma ormai sentiva il richiamo dell’arte: 
qualunque cosa lei avrebbe donato sol per avere in un film una parte. 
Se ne andò a letto con tre produttori, studiò dizione, bel canto, regia, 
mimica, scenica, recitazione e apparve nuda in un film di Golia. 

Si è sistemata Fantoni Cesira, fra letto e seno guadagna milioni: 
ha cominciato a studiar da signora e si fa chiamare Cesy Phantoni (col ph), 
si è messa stabile, ed è l’amante di un produttore molto influente, 
tre o quattro film le produrrà, e un “premio Strega” glielo scriverà. 

Lui è già sposato, ma che cosa importano queste sciocchezze se si hanno i quattrini, 
presto nel Messico si sposeranno, potranno fare tanti bambini. 
E la morale di questa storia al giorno d’oggi non è tanto strana: 
per aver soldi, la fama e la gloria bisogna essere un poco puttana!”

 

fantoni-cesiraEra il 1973 ! e oggi nel 2017 si è scoperto questo vaso di Pandora delle molestie… Ma in questi 44 anni quanti casi ci saranno stati? Magari non solo nel mondo del cinema e dello spettacolo ma anche quello della politica. Ma va??? Che forse qualcuno abbia potuto diventare pure Ministro attraverso questo percorso? Mah…

Nel “dubbio”…sorge spontaneo pensare che, pur nella totale deplorazione di tali comportamenti, oggi, forse, nella loro denuncia quotidiana ci sia tanta, ma proprio tanta, ipocrisia.

O no?          occhiolino

 

 

 

 


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Il primo Motosalone non si scorda mai…

In questi giorni si sta svolgendo a Milano EICMA, l’Esposizione Internazionale del Ciclo, Motociclo e Accessori: quello che gli over59 come me, intrippati di moto e motori, hanno sempre chiamato il Motosalone.

Una kermesse incredibile che raccoglie sempre torme di visitatori, alla faccia della completa disponibilità su Internet di tutto quanto viene presentato. Sarà l’atmosfera che vi si respira, il contatto fisico con le moto esposte, la possibilità (in alcuni casi) di poterci pure salire sopra; non ultimo, lo spettacolo incredibile di splendide fanciulle a contorno dei vari stand.

Lo confesso: non ci sono andato e da qualche anno latito. La ressa, l’assembramento mi blocca e non mi piace: preferisco quindi farmi un tour virtuale attraverso Internet.

Ma ad ogni edizione non posso non ricordare il mio primo Motosalone, quello che non si scorda mai… Era il Novembre del 1969; avrei compiuto 14 anni il mese successivo: in realtà avevo la fortuna di possedere già il mio primo motorino, un Ciao Special, arancione.

Andai assieme a mio cugino Piero, più grande di me, che iniziava già a fare qualche gara di Regolarità, quella che adesso si chiama Enduro.

Milano ci accolse con una di quelle giornate grigie dove non capivi dove finisse la nebbia e iniziasse lo smog: quelle cappe dense e scure che avevano ingrigito tutto il Duomo e l’intera città. Ma tanto non eravamo lì per fare del turismo.

La meta era una sola: Amendola Fiera e  da lì l’ingresso al Salone per starci ore ed ore fino a pomeriggio inoltrato.

Ricordo ancora l’impressione degli stand e quanto mi colpì, da subito, quello della Moto Guzzi, enorme e posto subito all’ingresso del primo padiglione. Già, perché allora l’Italia era ancora terra di costruttori e le moto italiane tra le migliori, o, forse, le migliori…anche se politica e sindacati stavano già mandando tutto a schifio… (possiamo dire che ci sono pienamente riusciti).

Presentavano il Ghez, un prototipo di 50 cc con tanto di motore bicilindrico. Mi lasciò incantato (non venne però mai messo in produzione e rimase un prototipo come lo vidi allora).EICMA Guzzi Ghez

Poi la Moto Morini Regolarità 125 a 5 marce: che spettacolo !EICMA 69 4

Mi affascinarono anche gli stand dei caschi: ricordo, in particolare, quello della AGV. Si cominciavano a vedere i primi caschi integrali, per allora una assoluta novità che si guardava con diffidenza. Chi correva indossava ancora i cosiddetti caschi a scodella e gli occhialoni: il casco integrale sembrava roba da marziani…  😉

Altro rito irrinunciabile era la raccolta di gadget, adesivi, depliant, poster, di tutto e di più. Uscimmo, nel tardo pomeriggio, con una quantità imbarazzante di materiale, il novanta per cento del quale inutile ma non importava: faceva parte della liturgia.

Di anni ne sono passati un botto da quel lontano 1969: non serve fare il conto… però ad ogni edizione di EICMA torna sempre alla mente quella fantastica, grigia, giornata.

Il primo Motosalone non si scorderà mai !

 


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La buona scuola del “cestino volante”

Cronaca di questi giorni: in una classe di un istituto professionale di Mirandola un sedicente allievo si esibisce, filmato, ovviamente da altri compagnucci suoi, nel lancio di cestini. Uno di questi colpisce la professoressa alla cattedra.

cestino volante

I media si sono premurati nel comunicare a brevissimo giro che:

  • l’autore del gesto era già stato sospeso
  • l’eccelsa classe dove è avvenuto il fatto è costituita quasi interamente da stranieri (il protagonista, in particolare, è albanese: ma dai ?)
  • si è già attivata la Procura dei Minori (…stiamo freschi !)
  • bisogna “comprendere” i problemi familiari dei soggetti in questione  (comprendere…?)

Mi astengo, anzi mi autocensuro, dal commentare quanto accaduto: ho idee molto chiare al proposito ma non sarebbero “politically correct”…e potrebbero “disturbare” il pensiero accomodante vigente…

Ai tempi della mia scuola (ed erano anni di contestazione imperante) ci si alzava in classe quando entrava il professore e si salutava! Forse nemmeno il “maoista” più becero avrebbe pensato di lanciare un cestino…

Più andremo avanti col chinare il capo e giustificare tutto questo e tanto più affosseremo quel che resta di questa disgraziata Italia. Il tempo del politically correct è finito e da un pezzo !  SVEGLIA !!!

emoticon incazzato

 


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Caporetto

Cent’anni fa, proprio in questi giorni, si consumava la grande sconfitta di Caporetto. Molto più che una sconfitta, un vero disastro di proporzioni spaventose.

Caporetto 2Di questo immane tracollo si è usi addebitare la colpa al generalissimo Cadorna. Ma se si studia più in dettaglio quanto avvenne (io l’ho fatto) si potrà scoprire che, pur non essendo Cadorna immune da responsabilità, i veri colpevoli, in modo gravissimo e scellerato, furono i generali Capello e Badoglio. La cosa suona ancora più beffarda se si pensa a Badoglio artefice dell’infame armistizio del 8 Settembre 1943.Caporetto 1

Caporetto, sinonimo di disastro dal quale però il Paese seppe risollevarsi, con l’esercito arroccato sulla linea di difesa del Piave (invero ben studiata e preparata da Cadorna) e l’intera nazione scossa da una volontà comune di non cedere al nemico. Anzi di lottare e di risorgere. Sappiamo come andò poi a finire.

Cent’anni dopo viene da domandarsi quanto questo paese possa dirsi molto più forte di allora. Certo non viviamo guerre o meglio ne subiamo in altre forme, vedansi le speculazioni e pressioni finanziarie che hanno portato disastri e rovine nell’ultimo decennio. Oggi abbiamo lo spread, il debito pubblico, la burocrazia nostrana ed europea  capaci di creare una nuova Caporetto. Ma il Paese sarebbe in grado di reagire col vigore di cent’anni fa? La risposta, ahimè e ahinoi, è molto triste. Con questa classe politica, con una fetta della popolazione assuefatta al parassitismo, con l’ottuso buonismo e tolleranza, con la diffusa celebrolatitanza che pone l’attenzione sul selfie e sull’apparire piuttosto che sul FARE, questo cavolo di nazione non ha possibilità alcuna. Nessuna!

Quest’Italia è un’autentica vergogna rispetto a quella per la quale tanti fanti, alpini, bersaglieri hanno dato la vita. Sarebbe ora e tempo di capirlo e di cambiare passo e non solo…autoreferenz

Di seguito riporto una precedente pagina, del 2014, nella quale ho ricordato quale orrore potesse essere stata quella tragica Prima Guerra Mondiale nelle trincee…

https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2014/11/25/5-sensi-in-trincea/


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Drogati di social media

Guardate il video che ho allegato alla pagina: purtroppo è tutto in inglese ma risulta in ogni caso eloquente.

Uno specchio, volutamente un po’ (ma solo un po’) esagerato, dei tempi attuali e della miseria cerebrale alla quale siamo arrivati.

Una ragazza incontra il ragazzo giusto ma…orrore…questo non è su Facebook, non è attivo su alcun social media…ha un telefonino buono solo per telefonare…

Come andare a curiosare sulle sue cose? come farsi, a sua insaputa, un cestino di cavoli altrui? come condividere foto? come esplicitare la relazione sui maledetti “social” ???

Come saperne più su di lui? Parlando? Chiacchierando? Conoscendosi? ma certo che no: necessita sficcanasare nella vita virtuale. Ma se questa non c’è, come si fa???

Quando poi scopre che questo povero Cristo tiene un album di foto, foto vere…e non vagonate di inutili foto sul proprio smartphone, cosa credere? Come può essere possibile? Quale forma di perversione lo ammorba?

Si arriva alla fine a credere che se non esiste un suo profilo social allora non può esistere nemmeno lui…

Assurdità? No!  Specchio dell’assurdo al quale siamo arrivati oggi. 

Paranoie solo giovanili? Nemmeno questo! Perché di questa dipendenza da social soffrono anche gli adulti e qui entriamo veramente nel patetico…ma tanto, tanto, patetico.

faccia_triste