La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Eleganza e…pedalini

Il recente incontro fra il premier canadese Trudeau e quel grandissimo stronzetto di Arrogance Macron ha evidenziato qualche dettaglio molto particolare (vedere la foto).Pedalini 1

Se da un lato Trudeau confermava, una volta di più, la sua eccentricità nella scelta dei pedalini, dall’altro Arrogance Macron esibiva uno stinchetto più che bianchiccio…Pedalini 2

Questo mi ha fatto tornare in mente quanto avevo scritto tanto tempo fa e avevo poi inserito in uno specifico capitolo (“Eleganza e sue accezioni“) nel mio libro “”: mi soffermavo sul confronto fra l’eleganza del manager italiano verso la platea internazionale. In questo, un passaggio specifico circa i pedalini mi ha oggi ricordato quanto le mie osservazioni fossero ben centrate e ancora attuali.

Riprendo quindi e allego quello specifico passaggio. occhiolino

(tratto da “La scrivania obliqua”, capitolo “Eleganza e sue accezioni”)

 …Continuando a scorrere questa mia analisi sull’eleganza nel business, ritrovo un ulteriore motivo di successo del manager italiano nei confronti della popolazione media di manager internazionali: i pedalini! Un oggetto quasi non evidente nel look del tipico manager nostrano. Il pedalino si ritrova nella sua versione lunga e coprente. Nessun problema segnalato, né da evidenziare. Invece, quando il nostro interlocutore proviene da un altro paese europeo ecco che il pedalino lascia il posto…allo stinco.

L’inelegante propensione mitteleuropea al pedalino basso, o corto che dir si voglia, genera una ridicola parata di stinchi in libertà non appena il nostro “arbiter elegantiarum” si siede di fronte a noi,

A questo si aggiungano colorazioni troppo spesso improbabili e bizzarre. Ho avuto modo di vedere di tutto: dai colori vivaci a tutte le gamme possibili di grigi spenti, per non parlare poi del bianco che in questo caso, come vorrebbe la tradizione giapponese, è da considerarsi come una forma di lutto; per il buon gusto, appunto!

Oltre alle assurde colorazioni, ci si mettono anche i motivi decorativi. Come non ricordare un collega svizzero-tedesco con le calze con Mickey Mouse? Erano peraltro intonate alla cravatta, anche quella con lo stesso soggetto. Il fatto è che sfoggiò tale look durante un incontro di lavoro importante…

Tornando allo stinco, consideriamo poi cosa accade quando la platea non è solo quella del dialogo tra pochi ma una ben più importante, addirittura, globale.

Cito il caso dell’allora CEO della mia azienda quando partecipò ad un importante programma televisivo organizzato da CNN.

Ovviamente l’informazione era circolata e quindi all’ora stabilita ecco gran parte del management dell’azienda incollato davanti allo schermo televisivo per sentire il proprio capo e fare il tifo.

Lui arriva, saluta, si siede, si mette comodo, a suo agio ed accavalla le gambe. Immediatamente il pantalone, beffardo, risale sulla gamba ed, assieme ad un pedalino grigio nebbia padana, appare sulla scena anche uno stinco magro, magro che da tanti, troppi mesi, manco vedeva più il sole. La pelle assolutamente diafana, di un candore imbarazzante.

L’intervista procede ed il nostro, ancora più rilassato, modifica la sua postura ed il pantalone, perfida carogna, risale ancora di più; lo stinco a questo punto troneggia nello studio.

Nessun argomento, nessun dibattito a quel punto aveva più alcun senso; il protagonista unico ed indiscusso, l’assoluto re della scena era lui: lo stinco magro e bianchiccio.

Non sono stato il solo, in Italia, a seguire quella trasmissione ed i commenti sono stati unanimi…Colleghi, clienti, partner tutti a riferire di quell’inatteso e buffo protagonista quasi a implorare di liberarsi dalla vista di incolori ed ossuti stinchetti!

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Che ora è?

European Commission President Jean-Claude Juncker first European Commission CollegeCol roboante annuncio:”I cittadini europei (sic…) ce lo chiedono! Aboliremo il cambio tra ora solare e ora legale!“, Superciuk, alias Jean Claude Juncker, presidente (minuscolo d’obbligo…) della inutile commissione europea ci ha, recentemente, dato un’ulteriore conferma sulla consistenza di tutto l’apparato tecnoburocrate europeo.Ora Legale 1

I cittadini hanno votato! Chi? dove? quando? ah…si, un referendum online, ignoto ai più, al quale hanno partecipato poco oltre quattro milioni di persone. Insomma, non certo un plebiscito ma fra i votanti c’erano tre milioni e passa di tedeschi. Basta questo; loro sono i padroni e ogni loro desiderio è legge nell’europa germanocentrica.

Abbiamo quindi preso atto di quanta bua crei al krukko il cambio fra l’ora solare e l’ora legale. Un disagio pazzesco in grado di alterare il ritmo di rutti fra un boccale di birra e l’altro. Urgono allora decisioni immediate: ecco quindi il sempre sbronzo presidente germano-zerbino Juncker annunciare all’inclita (loro) e al volgo (noi) l’abolizione del cambio ora.

La messa al bando dovrà però essere ratificata, secondo i dettami della euroburocrazia, prima dal consiglio europeo (sempre in minuscolo…) e poi dal parlamento europeo: enti che stanno all’efficienza e utilità come la supercazzolaprematurata…per cui ne ha da passà…

Ora Legale 5Sorge però spontanea una domanda: se viene abolito il cambio fra ora solare e ora legale, quale dovrebbe essere l’ora di riferimento? Legale? Solare?

Superciuk Juncker sembra abbia, fra una sorsata e l’altra, affermato che verrà deciso dai singoli paesi… Ciùmbia !!!

Perché allora non decidere di non avere né ora solare, né ora legale ma un’ora di mezzo? Oppure optare per un’ora col quarto; insomma fare un po’ come caspita gli pare.

Forse dovremo attendere la decisione partorita dal popolo sovrano, i Krukki, e adeguarci a quella.

Che bella questa europa…inutile, limitante, castrante, arrogante, manipolata, serva…

Cosa farsene di un’Europa così? da tanti anni me lo chiedo, avendo pure le risposte (vedi anche il vecchio post https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2015/07/20/cosa-farsene-di-un-europa-cosi/ ).

Ma se le risposte sono chiare non altrettanto lo sono le soluzioni, o meglio…ma ci vorrebbe molto più di un miracolo.

Intanto, scusate, sapete dirmi che ora è? Ora Legale 4


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La demagogia dell’Ibrido

Da tempo avevo deciso di cambiare la mia auto; la macchina andava come un orologio svizzero, peraltro con un gran motore e consumi ridottissimi (circa 18 Km/litro). Aveva solo una “pecca”: era un diesel Euro 5!

IbridoCerto non era ancora nella fascia dei veicoli demonizzati ma poco ci mancava e quindi, anche perché avevo voglia di novità, mi sono deciso a cambiare. Il dubbio però era se restare sul diesel, ovviamente Euro 6 o altro. Sarà per la crescente campagna di demonizzazione del diesel, sarà perché da più parti leggevo delle “cosiddette” meraviglie dell’ibrido, ho deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di lanciarmi in questa avventura mista, anzi ibrida.

Premetto che sono sempre stato un guidatore stile “economy run”; uno con esperienza di piede leggero e guida capace di minimizzare i consumi. Quindi mi incuriosiva entrare in questo mondo nuovo.

Visto che detesto i SUV mi sono orientato, in ogni caso, su una berlina accattivante e dalle prestazioni potenzialmente interessanti; insomma un’auto ben diversa da un carriolone o autoblindo su quattro ruote.

Dopo aver percorso già qualche migliaio di chilometri ritengo di essere in grado di tracciare un primo bilancio relativamente a questa esperienza: il giudizio è laconico e lapidario: “per me l’auto ibrido è una CAGATA pazzesca!!!“.Ibrido 2

Ci troviamo di fronte a pura demagogia, proprio quella più bieca e becera; la tipica demagogia da intellettualoidi, più o meno radical-chic o catto-comunisti di varia natura.

Cominciamo allora a raccontare le “meraviglie” dell’ibrido

Non possiamo, anzitutto, non considerare il peso: un’auto come la mia si porta a spasso, rispetto ad analoga berlina diesel Euro 6, un bel 300 kg di batterie che poi un bel giorno dovranno pure essere smaltite, alias…sbattute da qualche parte del mondo… Insomma, inquinamento a venire…

Ibrido 3E’ un bel pachiderma da portare a spasso; ma vuoi mettere? ai semafori puoi partire in elettrico… Peccato che, visto il peso, la macchina, con la sola propulsione elettrica, si muova come una lumaca e se non vuoi essere asfaltato da chi ti segue devi schiacciare sul gas e farla accelerare veramente…ma a benzina! Forse che l’ibrido non inquina???

Vero è che quando le batterie sono cariche, a velocità basse da città, puoi viaggiare totalmente in elettrico…si…ma solo per non oltre tre chilometri, poi si scaricano e, per ricaricarle, parte il motore termico, quindi quello a benzina, ed ecco che ti trovi a consumare modello jet da caccia. Non solo; con le batterie scariche il motore gira allegrotto solo per caricarle, anche quando sei fermo.

Il risultato è che ti puoi trovare in pieno centro, con la tua auto ibrida, quindi “ecologica”, con le batterie scariche, fermo in coda, col motore termico che frulla per caricare la batteria stessa. Inquini? certo che si!!! hai emissioni di gran lunga superiori a qualsiasi diesel Euro 6…ma sei “ibrido” e quindi “ecologico”, by definition. Palle !

Non parliamo poi delle percorrenze autostradali perché siamo al paradosso; il motore elettrico non serve ad una beata cippa, salvo fare qualche coreografia, per allocchi, per far vedere di essere di ausilio. In compenso quello benzina, che deve portare a spasso il peso dei 300 chili di batterie, consuma da portaerei.

I miei primi risultati ? Come dicevo all’inizio, avevo, con la mia precedente auto diesel, medie di almeno 18 Km/litro con un’andatura controllata ma non certo lenta.

Con questa “stranezza” il record, minimizzando le tratte autostradali, è di poco superiore ai 17, ma con una guida che definire imbarazzante è un eufemismo talmente vado piano; anzi non cammino proprio. Tenendo lo stesso stile di guida precedente il consumo si attesta attorno ai 14-15 Km/litro, alla faccia dei tratti dove si viaggia con sola propulsione elettrica.

Sarebbe ora di smettere di fare demagogia e dire le cose per come sono veramente e, signore e signori, sappiatelo: “l’ibrido è veramente una cagata pazzesca!“.emoticon incazzato

 

 


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la vera buona scuola può iniziare da qui !

Già in un’altra occasione avevo ripreso un articolo del prof. Ernesto Galli della Loggia; lo faccio anche questa volta perché mi trovo totalmente d’accordo col decalogo da lui indicato.

Non solo; avendo pure mia moglie insegnante, conosco molto bene lo scempio e l’assurdità della Scuola italiana, arrivata a toccare veramente il fondo dopo la demagogica e demente riforma di “buona scuola renziana”.

Il decalogo illustrato dal prof. Galli della Loggia è identificativo di come potrebbe veramente bastare poco per raddrizzare la baracca, uscendo dalle pastoie create solo per rispondere a scellerati modelli, arrugginiti eredi della sessantottina “fantasia al potere”.

 

Ecco quanto riportato nell’articolo :

https://www.corriere.it/opinioni/18_giugno_05/cattedre-piu-alte-professori-ca9fbf48-6822-11e8-b57b-459a23472be0.shtml

 


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a questo punto…

Siamo nel completo marasma. Il Titanic Italia ormai vacilla e fa acqua da tutti i lati.

un bel tacerCialtroneria, faciloneria degli uni; pochezza, inconsistenza, inadeguatezza di altri; comunque ti giri lo scenario politico è un’oscenità, tranne qualche singolo, non partito…proprio singola persona fisica !
Su tutto questo la zavorra di un debito pubblico su cui hanno marciato e mangiato per decenni e all’intorno la speculazione pilotata ad arte (già ne abbiamo avuto un chiaro esempio nel 2011).

Ma oggi il krukko di turno ci illumina e ci chiarisce le idee con la sua uscita:

https://www.corriere.it/cronache/18_maggio_29/commissario-ue-oettiger-mercati-insegneranno-all-italia-votare-giusto-d589c27a-6334-11e8-9464-44779318d83c.shtml

Herr Oettinger, ma già appellarlo con Herr è fargli onore…quindi il krukko Oettinger, ci dice chiaramente che dobbiamo votare secondo i dettami dei mercati, in poche parole secondo quanto vogliono i signori, padroni, tedeschi. Laddove non ce fossimo ancora accorti…

Verità ormai palese…!
Non che il Paese brilli per lungimiranza e acume. Troppi sono andati avanti per secoli col “Francia o Spagna…basta che se màgna!” e ancora perseverano. Altri credono agli elefanti che volano. Vero…troppi beceri e ignoranti; troppi italioti (a conferma basta pensare all’audience del Grande Fratello e della D’Urso).

Ma resta un fatto incontrovertibile di un paese con sacche di povertà crescenti, con un ceto medio spianato dalla crisi, con aziende in crisi e disoccupazione altissima, con giovani che non trovano sbocchi, con livelli di immigrazione clandestina e selvaggia fuori controllo, con aziende soffocate dalla burocrazia, dalle tasse, con infrastrutture e strade fatiscenti e che vanno a pezzi. Sono FATTI, e questi valgono per gli equilibrati e ponderati così come per i cafoni. L’Italia si è rotta!

Forse varrebbe la pena sospendere la democrazia? A cosa serve citare la Costituzione quando a comandare non è il popolo ma la UE e i mercati? basta elezioni, azzeramento della politica, governo di tecnocrati capaci e illuminati (ci sono) per cercare di rimettere in bolla il tutto e poi tornare a un’espressione democratica? ma resterebbe il fatto di continuare a essere servi dei padroni tedeschi.

Non ho risposte se non quelle romantiche e idealistiche di sognare il ritorno a una dignità di paese, con un suo orgoglio e un suo ruolo vero e consistente.

Ma non penso che il krukko Oettinger sia d’accordo…   emoticon incazzato

 

 


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Il giorno che rivoluzionammo il mercato IT

Era il 20 Aprile del 1993: sono passati ben 25 anni, un quarto di secolo; a dirlo così fa ancora più impressione.

Però quel giorno, per quanto accadde all’Hotel Gallia di Milano, deve essere giustamente ricordato perché, io e i miei colleghi di SAP Italia, cambiammo, anzi sovvertimmo, alcuni paradigmi del mercato dell’Information Technology in Italia, ponendo le basi per un fenomeno e un successo che continua ancora a tanti anni di distanza.

L’evento era il lancio, in Italia, del SAP System R/3, il nuovo sistema per la gestione aziendale che sarebbe poi diventato lo standard di riferimento assoluto a livello globale.

SAP System R3

L’elemento da focalizzare, ricordando tale giornata, non è tanto nella soluzione R/3, nelle sue caratteristiche e funzionalità (invero, al momento del lancio, ancora tutte da dimostrare e, decisamente, in embrione), ma nella strategia che annunciammo quel giorno e che poi, con rigorosa coerenza, applicammo.

La nostra azienda, parlo di SAP Italia, la filiale italiana di SAP, era ancora un assoluto Carneade del mercato. L’azienda esisteva da fine 1988 ma i primi anni furono più che balbettanti; solo negli ultimi due, grazie a un nuovo management, aveva finalmente iniziato ad operare con efficacia. Si era poco più di una trentina di persone e anche i clienti, nella grande maggioranza filiali di gruppi tedeschi, erano un numero esiguo. Non eravamo quindi un “market leader”; tutt’altro. Il prodotto di punta era il System R/2, un mastodonte decisamente poco malleabile; poi il neonato System R/3 del quale, con il mio ingresso in azienda a fine 1991, mi venne affidato il lancio in Italia.

Quel giorno, il 20 Aprile 1993, annunciando il System R/3 noi cambiammo di fatto il mercato IT stravolgendone i paradigmi convenzionali.

Annunciammo chiaramente che la nostra strategia di supporto al nuovo prodotto, da noi direttamente distribuito e venduto, non ci avrebbe MAI visto direttamente coinvolti nelle sue implementazioni che, al contrario, avrebbe visto protagonista la rete delle società nostre Partner.SAP R3

Una rivoluzione! Fino ad allora era scontato che un’azienda produttrice di software per la gestione di impresa fosse, laddove direttamente responsabile della vendita, anche coinvolta nelle relative implementazioni dei propri prodotti.

Diverso era il caso di prodotti, tipicamente di profilo più basso o rivolti solo a piccole aziende, dove la distribuzione del prodotto stesso avveniva attraverso una rete di rivenditori; in tal caso era la stessa rete il canale responsabile della fornitura dei relativi servizi di supporto.

Invece noi annunciammo da subito che i servizi di consulenza per l’utilizzo del nuovo Sistema SAP R/3 sarebbero stati erogati dai nostri Partner.

Una scelta rivoluzionaria e, allora, totalmente inconsueta. A molti sembrò addirittura folle!

Ricordo ancora un paio di interviste dove dei giornalisti mi chiesero se non fossimo pazzi a rinunciare a tutti i ricavi derivanti dai possibili servizi di consulenza e supporto ai nuovi progetti. Come era possibile rinunciare a una fetta così rilevante di potenziale fatturato? Non se ne capacitavano.

Ma noi non eravamo pazzi! O forse un poco lo siamo stati perché l’azzardo non fu certo banale.

Eravamo una piccolissima azienda nel mercato italiano, in un settore dove esistevano ancora fenomeni giganteschi (uno fra tutti la spropositata diffusione di Sistemi IBM AS/400…oltre 40.000 allora…) e dove i paradigmi erano consolidati, tipo: ”se produci del software applicativo sei direttamente tu a implementarlo”. Noi solo un piccolo Carneade.

Ma sapevamo che solo e soltanto una strategia basata, da subito, sull’attivazione di una rete di Partner, a supporto dei progetti basati sul nostro sistema, poteva creare quel fenomeno moltiplicativo fondamentale per il successo.

Banalizziamo le metriche: vendi 10 sistemi…ti servono 70-80 consulenti. Ma noi allora eravamo poco più di trenta… Avremmo dovuto, gioco forza, limitare la capacità di vendita a quella disponibile nel fornire servizi di supporto.

Il nostro modello era invece basato su:

  • un piano formativo pressante, messo in cantiere da subito, nel quale coinvolgere il maggior numero possibile di Partner
  • una presenza “spot”, con un rapporto “1 a N” che avrebbe visto alcuni nostri consulenti fare da elemento di appoggio, da tutor, ai team di progetto messi in campo dalle aziende Partner.

Come risultato avremmo potuto con 10 nostri consulenti supportare 10 team di Partner su altrettanti progetti, con l’obiettivo di portarli a una competenza e livello di autonomia tale da poter poi gestire in proprio qualsiasi nuovo progetto. Accrescendo, anche di poco, il nostro volume di consulenti, sempre per il rapporto “1 a N”, il volume di progetti indirizzabile sarebbe ulteriormente aumentato.

Si sarebbe così creato un effetto volano, quel rapporto moltiplicativo al quale puntavamo.

Certo…sarebbe stato molto più facile fare come facevano gli altri. Cominciare noi a seguire e supportare i progetti e poi, gradualmente, coinvolgere la rete esterna dei Partner.

Ma sapevamo che non poteva funzionare, o, quanto meno, avrebbe sempre significato mantenere un coinvolgimento importante sul fronte dei Servizi. Non solo…ma avremmo anche offerto ai clienti una leva forte, nell’ambito della negoziazione commerciale, per ottenere un diretto coinvolgimento SAP anche nelle attività di avviamento del prodotto.

Saremmo diventati come i nostri concorrenti di allora: aziende dove la componente di ricavi legati al prodotto era di gran lunga inferiore a quella dei Servizi.

Il nostro obiettivo era invece quello di porci come società che vendeva software, mantenendo una componente limitata in ambito servizi. Ci fissammo anche un chiaro obiettivo: il 70-75 percento dei nostri ricavi avrebbe dovuto essere realizzato solo dalla componente software (vendita e relativo canone di manutenzione), e solo il restante 25-30 dai Servizi di Consulenza e Formazione.

Beh…potreste anche non crederci (ma chi c’era con me in quegli anni se lo ricorda bene…; vero Vico?) quel magico rapporto 70/30 o 75/25 non solo lo realizzammo ma lo mantenemmo costante negli anni.

Però a tanti anni di distanza posso ben dirlo: si, fummo dei folli, dei fantastici folli!

Certo perché il numero di incognite da affrontare era non banale…

  1. la rete dei Partner era ancora tutta da rodare e da ampliare; ma anche qui i fatti hanno dimostrato che chi si schierò con forte impegno per primo (penso in particolare agli amici di Accenture) ebbe un successo fenomenale;
  2. i clienti erano più che restii ad accettare questo nuovo approccio che stravolgeva anni ed anni di consolidati paradigmi;
  3. il Sistema R/3 era ancora ben lungi dall’essere una vera macchina da guerra;
  4. la concorrenza faceva leva su questa nostra scelta cercando di usarla in chiave negativa: ma noi eravamo determinati e più forti di ogni concorrenza… 😉
  5. per finire dovevamo anche gestire i mugugni interni.

 

Alla diffidenza esterna, quella dei clienti, corrispondeva infatti anche un malcelato dissidio interno dove non pochi, fra i consulenti presenti al nostro interno, vedevano come il fumo negli occhi il delegare ai Partner i servizi di implementazione dovendo, invece, calarsi nel richiesto ruolo di Tutor, moltiplicatore di competenze altrui.

No! Non fu facile! Non fu affatto facile e solo una tetragona coerenza unita a una condivisione di rischio e, non ultimo, la grande stima e amicizia che mi legava a chi teneva allora con me il timone (in particolare Vico Grompo e Werner Sommer) ci consentì di non deviare mai dal percorso ed eseguire quella strategia con una risolutezza micidiale, senza deroghe.

Da questo vennero fatti, e che fatti!

SAP System R3Per questo posso affermare con grandissimo orgoglio che quel giorno cambiammo il mercato IT in Italia.

Pian piano il famoso fattore moltiplicativo cominciò a dare i primi risultati. Con sforzi, tenacia, fatica si riuscì ad avviare una rete di Partner e col tempo si lavorò per ampliarla sempre di più.

Nel giro di pochi anni, e parlo ancora della seconda metà degli Anni ’90, i risultati furono straordinari. I clienti erano centinaia…i nostri Partner MIGLIAIA (!!!) e noi, SAP Italia, una media struttura di poco oltre 200 persone.

In quegli anni la crescita era quasi esponenziale al punto che arrivai a raccontare la metafora del marziano.

In qualche intervista, infatti, quando mi si chiedeva a che punto fosse arrivata la nostra rete di Partner raccontavo che se, all’improvviso, fosse atterrata un’astronave con a bordo cinquanta marziani, preparati sul Sistema R/3, avrei potuto piazzare quei marziani nel giro di un giorno, talmente la domanda del momento era forte rispetto all’offerta.

Quella strategia, e anche questo era nei nostri piani iniziali, pose, peraltro, le basi per attivare nel Paese una rete di VAR (Value Added Reseller), dei Rivenditori quindi, con i quali affrontare il mondo delle Piccole/Medie Imprese (PMI), fornendo soluzioni specifiche, adattate ai diversi settori di mercato dagli stessi VAR sulla nostra piattaforma SAP R/3.

Il successo, in questo specifico comparto delle PMI, fu straordinario. Nessuna altra realtà SAP, nel mondo, riuscì mai ad eguagliare quanto realizzato da SAP Italia in quel periodo. Un primato assoluto!

Quel giorno non solo cambiammo i paradigmi del mercato: ponemmo le basi per la creazione di migliaia e migliaia di posti di lavoro!

Fatti, non parole!

In uno dei miei ultimi anni in SAP provai a far censire quante risorse, con specifiche competenze sui nostri sistemi, ci fossero in Italia: ne risultarono, ad una prima analisi molto grezza, oltre 10.000 !!!

Migliaia e migliaia di posti di lavoro che non si sarebbero mai creati se quel 20 Aprile 1993 ci fossimo presentati al mercato seguendo le “regole”…ovvero lanciando il Sistema R/3 e coinvolgendoci in prima persona in qualsiasi attività progettuale di supporto. I numeri che si sarebbero realizzati sarebbero stati almeno di un fattore di scala in meno; si sarebbe parlato di centinaia e mai di migliaia.

Non è quindi presunzione affermare che quella nostra “sana” follia ci permise quel giorno di mettere le basi non solo per quello che è stato il successo di SAP in Italia ma per aver creato un nuovo fenomeno, un Ecosistema di Competenze esterne che, nel corso degli anni, è cresciuto e si è consolidato diventando un modello MUST al quale attenersi e inderogabile anche per tutti gli stessi concorrenti di SAP.

Un modello di riferimento divenuto fondamentale.

SAP R3Per questo quel giorno deve essere ricordato, perché dopo il 20 Aprile 1993 il mercato IT non fu più lo stesso e si aprì su nuovi fronti allora sconosciuti e inesplorati.

 

Grazie di cuore a chi condivise con me quella fantastica avventura!


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Lo Sceriffo della Valle d’Argento

Ricordarsi del personaggio citato nel titolo è implicita ammissione di età o, per ritrovare uno slancio di gioventù, di essere stati ragazzini verso la fine degli Anni ’60; sorvolo, pietosamente, sul computo matematico degli anni da allora ad oggi…   😉

Erano gli anni di Carosello e i Supereroi della Marvel erano sconosciuti ai più; ci si accontentava di quanto passava il convento.

C’erano personaggi dal profilo molto avventuroso e una certa qual dote di sex appeal: Mister X della Dixan, sorta di novello Diabolik del detersivo, atletico e Jaguar-munito; oppure Gringo, il pistolero della carne Montana, con il perfido Black Jack sempre preso a calci in culo e la pupa Dolly a cadergli, svenevole, ogni volta tra le braccia.

 

Mister X e Gringo giocavano in Serie A ma c’era anche qualche personaggio che si arrabattava in Serie B; tra questi il mio eroe caroselliano: lo Sceriffo della Valle d’Argento.

 

sceriffo stella negroniChiaramente ero un poco di parte, visto che il valoroso e modesto difensore della legge era il testimonial della Negroni. La parentela, il fatto, sopratutto, che fosse l’azienda dove lavorava mio padre, non ultimo l’abitare proprio nelle adiacenze di uno dei salumifici, sono stati fattori di influenza niente male.

Di conseguenza ero anche dotato del kit da “fan” del personaggio:sceriffo della-Valle-dargento la stella da sceriffo, in bachelite, e il disco a 33 giri che raccontava tutta la storia…nel caso a qualcuno non bastassero i Caroselli…

Per chi non se lo ricorda, eccovi servita, di seguito, la riproduzione del jingle e l’elettrizzante storia dell’avventuroso paladino della legge della Valle d’Argento.

La musichetta non era poi così malaccio: il clou però era il jingle de “le stelle sono tante, milioni di milioni, la stella di Negroni vuol dire qualità“. 😀

Al proposito, mi sono sempre domandato se il bravo Francesco De Gregori non l’abbia presa come spunto ne “Non c’è niente da capire”…  mah, fusse che fusse…  😉

Torniamo però a questo supereroe del salame e della mortadella provando a farne una disamina critica a oltre 50 anni di distanza. Penso sia giunto il momento di farne una retrospettiva; d’altronde siamo o non siamo in un paese fondato sulla dietrologia?

Per aiutarvi a seguire la mia analisi penso sia giunto il momento di rinfrescarvi la memoria con un paio delle “tumultuose” avventure del nostro.

Ecco quindi, alla bisogna, un paio di filmati di Carosello :

 

Accidenti…siete rimasti senza fiato? Come avete visto non si fa mai male nessuno: un difensore della legge dal profilo basso ma attento a non spargere nemmeno una stilla di sangue; nemmeno quello dei cattivi.

Veniamo all’analisi critica: i punti chiave sono i seguenti:

  1. Assenza dell’eterno femminino. La classica bonazza di turno latita né tanto meno vengono addotte testimonianze di successi mietuti dallo Sceriffo con l’altro sesso. Di sicuro l’allampanato look e l’abbigliamento non gli forniscono grande appeal. In compenso è rimarchevole la costante presenza del Vicesceriffo, soggetto goffo e ridicolo, dalla parlata non sopraffina e dalla dentatura improbabile. Cosa abbia spinto lo Sceriffo a dotarsi di cotanto scalcinato aiutante è domanda aperta: pietà? amore del brutto? parentela? Supposizioni tante ma nessuna risposta certa!
  2. Senso di insicurezza: ogni baruffa o sparatoria finisce sempre con una doppia manifestazione di non celata insicurezza. Da un lato il Vice a dire:”Sceriffo…anche questa volta è andata bene!“…una frase che chiaramente evidenzia una profonda incertezza circa il risultato dello scontro, nonché il compiacimento per una vittoria e per la salvezza, non data per scontata… Altro che Gringo o Mister X, sicuri della vittoria al 100% !!! Ma questa incertezza è pure avvallata dallo Sceriffo stesso, quando chiude sempre con:”...ringraziamo la nostra buona stella!“. Ma come? una chiara ammissione che si sia avuta una botta di culo e che solo e soltanto il magico stellone della buona sorte li possa togliere, ogni volta, dai pasticci. Alla faccia del supereroe…  😉

 

Ma alla fine continuiamo a volergli bene lo stesso! Se non altro lo Sceriffo al galoppo nella Valle d’Argento è il ricordo di un tempo passato, di quel tempo nel quale le strade della vita erano aperte, più o meno, in ogni direzione davanti a noi.

Non solo, era anche un simbolo, con la sua quasi normalità, della beata ingenuità che permeava quei tempi belli. Fate vedere un episodio dello Sceriffo della Valle d’Argento a un bambino o ragazzino di oggi e, come minimo, vi rutta in faccia…o giù di lì.  😦

E allora…sempre Viva lo Sceriffo della Valle d’Argentosceriffo 1 che cavalca a cuor contento…perché quel cuor contento era, un poco, anche il nostro.