La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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Credevo di poter fare il pilota…credevo!

Di anni ne sono passati parecchi e visto che la “carriera” non è proprio decollata (manco fosse mai iniziata…) posso raccontare di come andò il regalo che mi feci per il mio cinquantesimo compleanno: un corso di pilotaggio su delle monoposto di Formula Ford.

Luogo del misfatto fu il circuito di Magione, in Umbria, presso la famosa Scuola Piloti di Henry Morrogh che, forse, dopo la mia esperienza perse parte del suo blasone.

Ero pieno di entusiasmo ed aspettative; non che mi aspettassi chissà cosa ma mi piaceva l’idea di cimentarmi con oggetti veloci e performanti e vedere come me la cavavo. Avevo addirittura sognato, in caso di risultati sufficienti, di “affittarmi” un sedile da “gentleman driver” presso qualche team che faceva gare di Turismo. Pensavo…sognavo…

Poi il duro contatto con la realtà; in primis il fattore età e attitudine al rischio.

Oltre al sottoscritto, cinquantenne, al corso partecipavano due fratelli, ventenni, con delle esperienze rallystiche e tre pischelli (età media quindici anni) provenienti dai kart. I due fratelli, piacentini, erano veloci ma maturi e corretti; i tre pischelli invece erano degli autentici piccoli bastardi senza freni inibitori al rischio.

Quello che i freni li aveva tutti ero invece io. Comunque vediamo un po’ come si svolse il tutto.

Per prima cosa familiarizzare con la monoposto non fu facile anche da fermo; non tanto per salirci; mi ci infilavo benone a dispetto delle leve lunghe. Il problema era tirarsi fuori!

La prima volta stavo aggrappandomi al volante e subito arrivarono le urla di Morrogh; il volante, leggerissimo, poteva rompersi. Bisognava appoggiare le mani sulla carrozzeria esterna e sollevarsi di peso… Hai voglia! Non mi muovevo neanche di un centimetro.

Allora trovai un sistema; aiutarmi, una volta sollevatomi un poco dal sedile, puntando la schiena sul rollbar per salire piano piano. Il sistema funzionava; l’inconveniente fu, al termine dei tre giorni di corso, trovarmi però con la schiena completamente scarnificata. Un dolore…!

Veniamo poi alla guida; come detto prima il fattore chiave era il senso del rischio che, nel mio caso, era non adeguato al resto della truppa. Le cose le facevo bene; guidavo pure molto bene al punto da essere preso a riferimento da parte dell’istruttore come pulizia e perfezione nelle traiettorie in curva. Peccato che, come diceva lui: “la traiettoria è perfetta ma manca la velocità!”.

Insomma si capiva lontano un miglio che non c’ero proprio; passione tanta, entusiasmo pure ma capacità di tenere giù il piede…poca, anzi niente.

Venne poi il terzo giorno, quello nel quale, bene o male (il mio caso…), qualcosa si era imparato e si girava parecchio in pista. Io ero sempre molto attento agli specchietti per non ostacolare chi più veloce di me. Salvo che a un certo punto mi trovo addosso il più assatanato e bastardo dei tre pischelli e me lo becco sul posteriore proprio prima della “curva del muro”. Questa curva di Magione si chiama così proprio perché c’è un muro a ridosso della pista; una curva a destra molto lenta e secca che immette nel rettifilo del circuito. Il bastardello credeva di potermi passare prima della curva ma non avevo intenzione di stamparmi contro il muro per dargli strada; così lo feci passare ad inizio rettifilo e lui mi mandò a fanculo.

Eh no! Eh no, caro mio, rispetto!

Fu così che mi si chiuse la vena e affondai il piede sul gas attaccandomi alla sua monoposto. Avevo deciso di stargli addosso… e così feci per tutto il rettifilo, che termina con una curva lunga a destra, da terza. Standogli attaccato avevo deciso che avrei frenato dove staccava lui; non gli avrei dato un metro.

Solo allora mi accorsi che dove staccava e frenava lui era un bel pezzo più avanti di dove lo facevo io. Risultato fu che la mia staccata, forzata e mal bilanciata, innescò un doppio testacoda; proprio lì dove, sulla destra, c’è un guardrail alto e minaccioso. Il Dio degli Ubriachi aprì un occhio e mi fece compiere la doppia evoluzione senza però sbattere da nessuna parte, in uno stridio e fumo di gomme micidiale.

Quando mi fermai, a fianco del guardrail, tirai un profondo respiro. Inserii la prima e rientrai ai box dove fui accolto dal tripudio dei pochi presenti che avevano apprezzato lo spettacolo offerto col mio numero e dalla furia del solito Morrogh che sosteneva gli avessi spiattellato un treno di gomme.

So solo che scesi dalla monoposto e me ne rimasi in totale silenzio sul muretto dei box con addosso tre tonnellate di adrenalina.

Il mio corso era finito con la assoluta consapevolezza di aver creduto di fare il pilota…di averci creduto ma poi…


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10 anni da “La Scrivania Obliqua” e dal… Dualometro

Non solo sono passati dieci anni dalla mia pubblicazione de “La scrivania obliqua“; ne sono anche passati dieci dalla scoperta del Dualometro, e, vista la attuale orribile congiuntura (pandemia, ciarlatani al potere, guerra scatenata dai maledetti russi, crollo della globalizzazione…) ricordare questa scoperta può, almeno, regalare un momento di rilassatezza e ironia.

Spesso le scoperte accadono per caso e così fu per il Dualometro. Ero una sera a cena, dalle parti di Cremona, anche se in territorio piacentino, e si mangiavano affettati e torta fritta. Buoni!

Mi ritrovai a giocherellare con due tappi di acqua minerale, di colori diversi e…tac…i due si incastrarono formando ciò di cui solo pochissimi studiosi avevano trattato. La bizzarra struttura ricordò qualcosa a me e un carissimo amico, che ci manca da troppo tempo. Presi altri due tappi, sempre di colori diversi, e li unii attraverso un rotolo di carta.

A conferma del tutto allego la foto, immortalata dall’amico, di quanto allora realizzato:

I Dualometri di quella sera…

Eravamo al cospetto del Dualometro, oggetto di cui si erano perse completamente le tracce, limitate, ormai, solo all’immagine di quello che, si narra, fosse la versione primigenia; vedasi, di seguito, la sua rarissima riproduzione.

Il Dualometro, ovvero uno strumento per definire scelte binarie, solitamente inutili, tipo Alto/Basso, Destra/Sinistra, Vado/Non Vado…

Furono gli Ittiti ad inventare il Dualometro; quello qui riprodotto risale, infatti, ad una delle pochissime testimonianze rimaste della civiltà Ittita.

Perché gli Ittiti? Questo popolo viveva un costante conflitto binario già per la sua particolare lingua dove esistevano solo e soltanto due lettere: la “I” e la “T”.

Gli Ittiti erano ittiti; andavano sempre in giro almeno in due perché il singolo, l’ittitA, non era contemplato non conoscendo loro una terza lettera nel loro alfabeto limitato alla “I” e alla “T”.

A seguire andammo anche ad approfondire, sempre io e il mio caro amico, reconditi e arcani percorsi di filologia degli itttiti; ma non voglio stare a darvi troppi ragguagli.

Fu una bella stagione, di scanzonato e leggero cazzeggio quella della storia del Dualometro.

Sono passati dieci anni da allora e la vita ci ha portato tante cose, poche, pochissime, belle e troppe brutte. Ci ha anche portato via quel caro amico che forse, da qualche parte, intercetterà queste righe e si farà una risata con la suprema corbelleria del Dualometro.


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10 anni di “La scrivania obliqua”

Sono passati dieci anni, giorno più o meno, dalla presentazione del mio primo libro, il pamphlet “La scrivania obliqua“.

Non ho intenzione di farne una celebrazione; non si è certo trattato di un successo editoriale (anche se in realtà ne è stata fatta pure una ristampa…) ma di un esercizio interessante e non fine a se stesso. Prova ne siano queste pagine che sono diventate naturale continuazione del libro.

Purtroppo questi dieci anni cadono in un momento veramente brutto; una guerra alle porte dell’Europa dove l’Orso Russo dimostra, ancora una volta, la sua innata pericolosità. Non bastasse, una pandemia ancora in corso che ci ha cambiato, in peggio, la vita e le abitudini. Infine, uno scenario nazionale dove si continuano a vedere ciarlatani, utili alla società come le zecche, blaterare a vuoto e mantenere, peraltro, ancora consensi. Cresce ancora di più la consapevolezza di vivere in un paese con una troppo alta percentuale di allocchi… e allocchi suona a complimento!

Torniamo al libro e ai suoi dieci anni; fu una esperienza nuova, inconsueta per chi mi aveva conosciuto come manager tetragono, poco incline a esperienze letterarie. Cogliere, invece, a un certo punto della propria vita, il piacere di scrivere fu una scoperta anche per me. Forse i segnali c’erano, viste tutte le annotazioni che mi dilettavo a raccogliere sui miei taccuini; effettivamente quel libro fu il riprendere tante note pregresse e assemblarle in modo omogeneo.

Sulla scia di questa nuova, inaspettata, passione, l’anno dopo, ci fu la pubblicazione del romanzo “Prossima curva l’Oceano“; un esercizio diverso, partito da zero, facendo crescere una storia e i suoi protagonisti, mettendoci dentro le mie passioni e le mie esperienze. Fu divertente e, mi auguro, sia piaciuto.

Poi, sulla spinta di un carissimo amico che mi manca tantissimo, vennero queste pagine; alcune più riuscite di altre, magari non sempre condivisibili ma certamente sincere.

Perché passa il tempo ma io non cambio e, come disse colui che mi fece da mentore in campo internazionale, sono e resto totalmente “crystal clear“!

Un saluto e un abbraccio ai miei “quattro”, affezionati, lettori ! 😉


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“Andrà tutto bene”… ‘sticazzi !

I media non ce lo ricordano, coerenti con il loro clichet di mettere nel dimenticatoio la demagogica retorica dell’aria fritta di cui sono campioni. Come non ricordare, invece, i balconi italiani di quasi due anni fa, quando cominciò l’incubo del regalo cinese (ohps… chissà come si offenderanno i grullo-trinariciuti che ancora considerano la Cina un partner strategico…), quello chi i “geni” dell’OMS impiegarono mesi e mesi a definire pandemia?

Era il momento della retorica, in puro stile catto-sinistrorso, dell'”andrà tutto bene”…

Complimenti! Si è visto e ancora lo vediamo!

Ora siamo alla terza dose di vaccino, ma la quarta verrà da se, seguendo il proverbio; poi ce ne sarà una quinta e avanti…

Forse per la settima l’OMS dirà che deve essere fatta prima della sesta… Ormai possiamo aspettarci di tutto.

Ed intanto ci si dibatte quotidianamente in una vita costretta, limitata, dove tutto diventa ostico, rischioso: diciamo pure una merda!

Andrà tutto bene”… ‘sticazzi! E’ l’unica affermazione sensata!

Buon Anno? ‘Sticazzi!

Sperare? mah…ci può anche stare ma vige il detto che “chi vive sperando muore ca…ntando”…e non era propriamente “cantando”!

Quindi? Altro non resta che tenere botta, tenere duro; e per gli Auguri brindare solo a… ‘sticazzi!


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Il fascino discreto e sottile della…Cartoleria

Chissà se anche qualcuno fra voi condivide questa mia passione: l’entrare in Cartoleria, godendone appieno quel fascino, a mio giudizio, unico proprio solo di quel negozio.

Cartoleria 0

Saranno forse reminiscenze giovanili di quando, allievo delle Elementari, ci andavo, in bicicletta, per fare scorta di nuovi pennini, ponendo attenzione particolare a quelli più preziosi: quelli “da dettato“.

Cartoleria pennini

Certo, chiunque non abbia mai conosciuto l’arte dello scrivere con penna e calamaio non potrebbe mai apprezzare.

Forse solo chi, come il sottoscritto, ha invece fatto tutte le Elementari senza mai impugnare una penna a sfera, ma solo e soltanto la fida cannuccia con pennino da intingere nel calamaio, può comprendere quale particolare atmosfera si coglie entrando in una Cartoleria.

Quelle più antiche ( e qualcuna ancora se ne trova) avevano scaffali incredibili, pieni di cassetti e cassettini, da cui poteva spuntare di tutto; oggi troviamo, invece, un attraente tripudio di colori fra penne e matite di ogni tipo, evidenziatori, pennarelli, pastelli…

Si, i pastelli…con quelle combinazioni fantastiche di sfumature. Ma volete mettere una confezione di Faber-Castell da 36 pastelli ? Una goduria solo ad aprirla !

Cartoleria 3

Sempre in tema di colore non dimentichiamo i cartoncini, quelli colorati, magari disposti secondo sequenze di pantoni: in tal caso si sfiorano situazioni da libidine assoluta.

Ma quale megastore ultra tecnologico potrebbe mai regalarci queste sensazioni???

Evviva sempre la Cartoleria !!!


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Traumi da Scuola Elementare

Chissà come mi è venuto questo pensiero…tornare ai miei ricordi di Scuola Elementare (che vuol dire ere geologiche orsono…) facendo riaffiorare qualcosa che mi turbò così tanto da averne, ancora oggi, vivo il ricordo.

Tranquilli…nulla di drammatico o inquietante; in ogni caso frammenti di vissuto che hanno lasciato una traccia indelebile.

Il primo è decisamente legato all’attuale periodo di sofferenza causato da un intervento pesante (protesi all’anca) assolutamente non previsto e affrontato con spirito da incoscienza garibaldina, quasi fosse una banalità.

Col ca… fischio !!! Intervento pesantissimo, post pure e poi il bel regalo, grazie alle manovre di prima mobilizzazione a cui mi hanno sottoposto in clinica, di una dolorosissima ernia inguinale che ora, tanto per non farmi mancare nulla e mandare definitivamente a fan…tastico quest’estate, dovrò far operare.

Bando ai miei patimenti, torniamo al trauma inculcatomi dalla mia scuola elementare: il ricordo dello shock causatomi allora dalla lettura della tremendissima pagina de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico su “la rosa di Maroncelli“.

Non sto neanche a raccontarne il contenuto talmente è forte la pelle d’oca e la repulsione che mi suscita. Pagine di una tragicità indicibile che dovrebbero essere bandite, meglio censurate, alla lettura da parte di ragazzini nemmeno adolescenti.
Ma io ero di quella scuola elementare Anni ’60, dove ti insegnavano a tenere la schiena dritta, le mani “in prima” e “in seconda” e farti già un mazzo tanto; e in tutto questo ci misero pure “la rosa di Maroncelli”…troppo per me.

Veniamo al secondo ricordo terrorizzante: questo è riaffiorato dopo aver seguito in TV un documentario su Federico II di Svevia, alias “stupor mundi”.

Non c’entra nulla Federico II ma, bensì, il di lui nipote: il povero, sciagurato, sfigatissimo Corradino di Svevia che, spinto/manipolato/osannato a seguire le orme del nonno, venne invece decapitato ancora adolescente. E dov’era questa pagina assurda e grandguignolesca ? Ma ovviamente sul mio Sussidiario delle Elementari. La sua lettura e tutto il ricamo di fantasia elaborato al tempo ha sancito il mio secondo grande trauma didattico-infantile.

Terzo e ultimo; decisamente più bizzarro, anzi assurdo. Di certo non terrorizzante come i precedenti; diciamo irritante.
Mi riferisco a un breve racconto, sempre sul Sussidiario, di ipotetica vita contadina. Un contadino rientra a casa, stanco per il lungo lavoro nei campi, e chiede alla moglie, per cena:”moglie mia, fammi due ceci“. La consorte, di certo donna dalle logiche ferree e scarso adattamento, prende due ceci, due, e li mette a bollire in un pentolone da almeno dieci litri di brodo. Il tutto era raffigurato bene sul libro proprio da un’immagine che riproduceva il quadretto: un grande paiolo sul focolare e i due ceci, due, messi a bollire.

Certo lo scopo era smuovere riflessioni sui modi di dire, sulle diverse accezioni di quanto si dice. A me però è rimasto il tarlo sul come possa essere andata a finire. Al diavolo le diverse sfumature delle frasi; chissenefrega! Il dilemma è cosa successe quando il marito si trovò di fronte una scodella di brodo con due ceci, due? Di più… due ceci o piuttosto furono servite parti uguali con un cece a testa? Scattò l’uxoricidio, una richiesta di divorzio?

Chissà…resta, ancora adesso, dopo quasi sessant’anni, il mistero più fitto!

That’s all, Folks !


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Il primo giorno di lavoro…40 anni fa…

La data: Lunedì 11 Maggio 1981.

Il luogo: Milano, via Pola 9/11.

L’azienda: Sperry Univac

Non varcai effettivamente un vero e proprio cancello aziendale ma quel giorno di quarant’anni fa fu il mio primo giorno di lavoro, al netto dei quasi due mesi di lavoro svolti, subito dopo la Laurea, in Facoltà di Ingegneria, a Pavia, prima del Servizio Militare.

Quel giorno fu importantissimo e segnò, per tanti versi, la mia futura carriera lavorativa, come in una sorta di effetto “sliding doors“.

In primis fu fondamentale la scelta dell’azienda, perché ebbi la possibilità di scegliere fra due diverse proposte di assunzione: la prima, da parte di IBM e poi quella della Sperry Univac.

IBM era IBM…indiscutibilmente ma, quando mi recai per ritirare la lettera di assunzione, scattò un clic nella mia testa: un clic basato sull’osservazione delle persone incontrate e sulla sensazione, forte, di aver trovato nell’ambiente Sperry Univac un’empatia totalmente assente nelle stanze e fra i rigidi schemi IBM.

Un esempio di quella percezione soggettiva di empatia lo ebbi già nei colloqui di selezione; ricordo che dietro la scrivania del responsabile della selezione era collocato il poster di Eddy Cheever al volante della Osella Formula 1, macchina di belle speranze ma non molto competitiva. Era un segno inequivocabile; avevo di fronte un appassionato genuino e competente. D’altronde io avevo sempre tifato per Merzario che raramente poteva qualificare la sua macchina tanto scarsa…

Undici Maggio Cheever

L’empatia fu quindi il fattore chiave per quel primo, importantissimo clic, che, facendomi optare per Sperry Univac (ricordo ancora le pessime reazioni ricevute da IBM quando comunicai loro il mio “no, grazie!”…), mi diede modo di incontrare persone fantastiche, non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello umano.

Undici Maggio Sperry-Univac

Alcuni di loro diventarono punti di riferimento chiave nel mio percorso lavorativo, nonché amici grandi e sinceri.

Il secondo clic, questa volta indipendente dalla mia volontà, fu quello di trovarmi collocato nell’area dei prodotti software applicativi per la gestione aziendale (Il sistema UNIS, operante sul System 80); fenomeno questo decisamente agli albori in quegli anni ma che poi diventerà il fil-rouge di tutta la mia carriera fino al punto, tanti anni dopo, di essere tra i top executives dell’azienda leader di tale settore.

Undici Maggio Bob Marley

Due clic importanti, scattati quel fatidico 11 Maggio 1981; i più ricordano quella data per la morte di Bob Marley; per me significa decisamente molto altro.

Di quel giorno ricordo tutto, o quasi tutto: dalle tante persone incontrate o che mi furono presentate, alla marea di informazioni ricevute, dalle tanti mani strette quel giorno (e che Dio voglia si possa, al più presto, tornare a potersi stringere la mano…) alle varie battute sui giovani ingegneri neolaureati. Su questo io ne rappresentavo uno stereotipo eccellente avendo, ai tempi, una forma mentis più che “quadrata”…”cubica”.
Diciamo che ero decisamente grezzo e il lavorare con i nuovi colleghi, in particolare col mio indiscusso maestro Vico (che, bontà sua, mi definì da subito, e a ragione, come “un incredibile cagacazzi“…), mi portò ad affinarmi sempre di più.

Ma la cosa, in particolare, indimenticabile di quel giorno fu la quantità di caffè bevuti; peccato che io, fino ad allora, non amavo bere caffè, anzi non li bevevo affatto!

Undici Maggio caffe

Risultato fu che ad ogni incontro c’era sempre qualcuno che proponeva “andiamo a prenderci un caffè”; come potevo io, nuovo arrivato, declinare? Ovvio accettare di buon grado e vai con la spola caffè fra Bar Nilo e Caffè del Commenda…

Il conto finale della giornata fu di almeno una decina di caffè e la risultante finale, la sera, furono nausea e mal di testa non da stress o troppa emozione; solo da troppi caffè.

Giusto…un terzo importante clic: da quel giorno cominciai a bere caffè, ma, a partire dal giorno seguente, con molta moderazione… 😉

Sono passati quarant’anni ma il ricordo sembra quasi di…ieri l’altro…

Un abbraccio grandissimo a tutte le persone incontrate quel giorno e un ricordo vivo e speciale a chi, fra loro, oggi non è più tra noi.


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Vale più un Vaccino o un Saccottino?

Abbiamo davanti agli occhi, evidente, quasi osceno, il fallimento assoluto dell’Unione Europea quanto a contratti di fornitura per la campagna vaccinale anti COVID (ma io continuo a chiamarlo virus cinese…).

Vaccini COVID 2

La tragedia della pandemia non si è ancora conclusa e la via d’uscita è una sola; ma questo non ha impedito ai burocrati di Bruxelles di darci l’ennesima, laddove ce ne fosse bisogno, dimostrazione della loro insipienza e nullità.

Vengo quindi alla provocazione del titolo: vale più un vaccino o un saccottino del Mulino Bianco?

Per argomentare la provocazione sposto il confronto fra burocrati UE e buyers della Grande Distribuzione Organizzata.

L’imbelle burocrate europeo redige fior di contratti per una materia VITALE, e il vaccino lo è, magari pieni di supercazzole di varia natura, ma non considera:

  • piani di consegna vincolanti che permettano di schedulare opportunamente il piano vaccinale, ritenendo che imporre un vincolo trimestrale possa bastare. Quindi laddove la casa farmaceutica non inviasse nulla per dieci settimane salvo poi riversare tutto l’ammontare nelle ultime due…nulla da eccepire ! Ma siete scemi? SI!
  • penali stringenti e pesantissime laddove i predetti piani di consegna non vengano rispettati: forse credono che già il fatto di aver siglato un contratto a livello UE impegni il fornitore a non so quale stringente e vincolante etica… Insomma…sigli un contratto con la UE e ti senti “impegnato by default”… Dimostrazione che a Bruxelles vivono fuori dalla realtà.

Dall’altre parte abbiamo un qualsiasi buyer della GDO che deve fare un contratto per la fornitura dei Saccottini Mulino Bianco.

State certi che, laddove le consegne non vengano puntualmente effettuate in modo da garantire scaffali sempre adeguatamente e correttamente riforniti, il nostro oscuro buyer avrà di certo definito una serie di penali di quelle che levano la pelle di dosso. Non solo; starà sempre, ostinatamente, col fiato sul collo del fornitore per garantirsi il livello di servizio più alto possibile. Perché il pieno rispetto della consegna è lo Standard, non l’eccezione!

Ma il Saccottino della Mulino Bianco, per quanto buono, nulla può contro il malefico virus cinese; peccato che sia acquistato da gente che sa fare bene il proprio lavoro.

Così non è il caso di quella pletora di tronfi burocrati che operano nella UE.

Laddove ancora avessimo dubbi sull’utilità dell’attuale Unione Europea…

emoticon incazzato


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La settimana di SanScemo e dintorni

Si è finalmente conclusa la settimana di Sanremo, o meglio SanScemo, e mai come ora si è potuto constatare (ovviamente solo per chi non fa parte della massa dei Trinaricuti italioti) a quale infimo livello sia arrivato questo paese.

Teatrini di ogni sorta; uno più squallido e grottesco dell’altro, quasi a far la gara a chi potesse fare peggio o dimostrarsi il più pirla di tutti.

“Lei motiv” era il Festival, destinato a tener banco per la massa di chi ancora ne trae piacere o ha il coraggio di guardarlo; coraggio o incoscienza? La seconda! Io non ne ho visto nemmeno un minuto ma, ahimè, ho dovuto lo stesso sciropparmene le cronache sui giornali. Una vetrina di pessimo gusto nella quale si esibiscono personaggi a dir poco ributtanti, tipo Achille Lauro e compagnia briscola; per quale scopo chissà…forse per indurre ad infoltire le schiere dei socialmente inutili?

Passerella o “scongelatore” vista la quantità di soggetti appena decongelati da una sorta di freezer nel quale ritornano a Festival concluso; anche qui non se ne coglie l’utilità trovandoci, peraltro, di fronte all’assenza di qualsivoglia forma di talento.

Come se non bastasse la situazione tragica della pandemia da virus cinese che ci ha rovinato l’esistenza e ha mietuto ormai centomila vittime ecco che, quasi a voler rubare i riflettori al Festival di SanScemo e ai suoi orrori, ci ha pensato il “cosiddetto” Segretario del Partito Defunto con le sue plateali dimissioni. Azz…che colpo di teatro per un Nomadetti (tanto Zingaretti e Nomadetti sono sinonimi) che sta al carisma e alla leadership come io sto al capello lungo e fluente.

Un Leader Minimo capace di appiattire e azzerare qualsiasi strategia del suo partito genuflettendosi al Gran Ciarlatano ConteCasalino della Supercazzola; riuscendo anche a fare peggio, tipo elevare Barbarella D’Urso a nume tutelare della cultura e dell’educazione del popolo bue. Complimentoni!!! Ecco però che al levarsi, dall’interno del suo partito stesso, di qualche fischio e commento (vorrei ben vedere…) tipo “a scimunito..!” il Leader Minimo si adombra e decide allora di rubare i riflettori addirittura a SanScemo dando, teatralmente, le sue dimissioni…non irrevocabili.
Scontato il copione: fare in modo che dal partito si levino gli inviti al ripensarci, si intonino osanna mai prima cantati, si organizzino sacrifici e auspici per il suo ritorno… Teatro banale, scontato, stucchevole.

Finita qui? Eh no! Questo paese è pieno di coglionazzi di dimensioni titaniche. Spunta allora il patetico Grillo pronto a candidarsi come “Segretario Elevato” del Partito Defunto… Non bastasse tutto il marasma creatosi nella sua setta di perdigiorno e scappati di casa. Unica cosa che dovrebbe fare sarebbe quella di “elevarsi” dalle palle definitivamente, ovvero SPARIRE !!!

Finito? Non ancora! Cos’altro poteva capire in questo Festival della Coglioneria? Ma certo...le Sardine! Il gruppetto di Trinariciuti da troppo mancava dalla scena e hanno fatto la loro ricomparsa presentandosi davanti alla sede del Partito Defunto (del quale peraltro manco fanno parte…) con tanto di sacco a pelo per un’occupazione simbolica. Il tutto alla faccia delle regole e dei divieti circa assembramenti, trasferimenti fra Regioni ecc… Ma tanto si sa; ai Trinariciuti tutto è concesso! Hanno dalla loro anche la magistratura…per cui.

Che sia finita qui? Lo spero! Una cosa è certa; dovremmo contrattare a livello europeo con quel canchero di Dombrovskis, nel momento in cui ci chiederà di rientrare dallo sfacelo di debito aggiuntivo lasciatoci dal ConteCasalino della Supercazzola (il vate della taumaturgia…), un parametro di ricalcolo del rapporto Deficit/PIL; ovvero moltiplicare il PIL per il “Fattore Coglionaggine” che in questo paese, e questa settimana ne abbiamo avuto dimostrazione, è a valore elevatissimi.

AUGURI !!!


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Trinariciuti 2021

Poco più di un anno fa avevo già scritto un post sul tema dei “trinariciuti” di oggi; si era in ballo con le elezioni regionali e la piazze brulicavano di “sardine” e varie altre specie sinistre che se la facevano sotto temendo di perdere l’incontrastato dominio di regioni rosse.

https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2019/12/07/trinariciuti-doggi/

Non ci era giunto ancora alcun allarme dalla Cina (grazie ancora al grande “partner strategico dell’Italia”….sic dixit Giggino…) circa la pandemia con cui avrebbe ammorbato, ad hoc, il pianeta; l’aggregazione di piazza era non solo consentita ma pure bramata da queste varianti di pesce azzurro, anzi rosso!

Poi è arrivata la pandemia e…fine della vita normale. Siamo entrati in questa tragica spirale; abbiamo cominciato a sbattere, a cadenza mensile, contro i DPCM… Ne è venuto fuori di tutto…ma nonostante gli assoluti disastri creati si è consolidata, sempre di più, una pletora, ahimè molto ampia e inclusiva anche di soggetti totalmente imprevisti, che ha radicato il credo classico del guareschiano trinariciuto:”obbedienza cieca, pronta e assoluta!

In questo caso non nei confronti delle direttive del Partito (comunista) ma del cosiddetto premier e delle sue iniziative. Il ciarlatano in pochette racconta, incensandosi, le sue grandi idee per Supercazzole assolute e i Trinariciuti plaudono, incrementandone il consenso. Il ConteCasalino smentisce se stesso nel giro di poche settimane e i novelli Trinariciuti plaudono nuovamente dimostrando una memoria allineata con quella del pesce rosso… (nota: si dice che la memoria di un pesce rosso non superi i 7 secondi). Io mi ricordo bene il risultato dei suoi Stati Generali di Villa Pamphili…il NIENTE assoluto! Per i trinariciuti no…Villa Pamphili? Stati Generali? Va tutto bene; è tutto sotto controllo!

Si accumulano disastri impensabili uno dopo l’altro ma nulla scalfisce la loro fede assoluta…il consenso aumenta e Tarocco Casalino gode all’idea di quante nuove conferenze a reti unificate potrà ancora organizzare. Nel contempo l’organo di stampa del regime, ovvero Il Fatto Quotidiano di Travaglio, dispensa insulti e minacce a chiunque cerchi di contestare il ciarlatano in pochette. Il gran ciarlatano identificato e descritto come uno statista illuminato, quasi visionario: si fanno di roba forte ti Trinariciuti del Fatto!

Gli fa eco l’altra grande strombazzatrice delle virtù del ConteCasalino della Supercazzola: LilliBotox Gruber!
E i Trinariciuti attenti non solo ad ascoltarla (chiunque abbia un minimo di cervello ne coglierebbe la cieca faziosità…) ma addirittura a crederle…e anche qui ce ne vuole!
Ma…”obbedienza cieca, pronta e assoluta!”.

Ultimo passaggio: Renzi si sfila da questo governo di cialtroni per manifesta insufficienza nella stesura del Recovery Plan… redatto alla “va là che vai bene”…
Pur di salvare culi e poltrone il Gran Ciarlatano ConteCasalino, supportato dal suo agitprop Travaglio, inizia la caccia ai voti di supporto di Responsabili/Costruttori/Volenterosi… ovvero voltagabbana mercenari pronti a tutto. Il Trinariciuto che fa? Si indigna? Grida allo scandalo? NO! Plaude alla necessaria e doverosa ricerca di qualsiasi infame puntello a questo governo perché “il paese vuole bene a Conte”… Obbedienza cieca, pronta ed assoluta!

trinariciuti 3

Tamponi, Tracciamento, Trasporti, tre T tutte quante andate a puttane ma…”obbedienza cieca, pronta e assoluta!

Arrivano i banchi a rotelle…nulla! Autostrade…a posto; cacciati i Benetton… salvo che non ci sia la soluzione ancora oggi! Quando poi si cerca di lanciare flash che aprano gli occhi davanti a tanta cialtroneria la risposta automatica del novello Trinariciuto è sempre la stessa, ovviamente imbeccata ad arte dai loro programmatori: ” figuriamoci se ci fossero stati Salvini e la Meloni!“. 😀 😀 😀

Ora si parte, o almeno si dovrebbe, con il piano dei tanto attesi e agognati vaccini: piano che il Gran Ciarlatano Conte ha affidato al suo compare Arcuri; una assoluta garanzia in termini di certezza di disastro!

Ma l’obbedienza cieca, pronta e assoluta vale anche in questo caso al punto di scordare anche le basi più elementari dell’aritmetica.

Arcuri, piuttosto che l’infausto Speranza, proclamano obiettivi di decine di milioni di italiani vaccinati nel giro di tot mesi… Peccato che, ammettendo addirittura una capacità (oggi puramente teorica…) di somministrazione al 100% dei vaccini disponibili, se uno fa un semplice calcolo basato sulle dosi in arrivo previsto per settimana il numero di italiani vaccinabile si dimezza e ci si accorge che dopo un anno si potrebbe arrivare al massimo a vaccinare non oltre il 40% della popolazione; ad andar bene!

La matematica non è un’opinione…ma forse per i nuovi Trinariciuti vede aree di adattabilità: forse esiste un “fattore Conte“, una sorta di pi greca, che permette di moltiplicare i risultati. Oppure siamo di fronte a numeri percepiti; ovvero si posso vaccinare in anno non oltre 20 milioni di soggetti ma i fans delle Supercazzole ne percepisco oltre 60… Da qui il famoso Pi Greco ConteCasalino !

A loro va bene così: magari si sveglieranno, come quelli di certi film ipnotizzati o programmati per agire, il giorno in cui Valeri Drombrovskis si sveglierà dal letargo, impostogli oggi, per ordinare, seduta stante, che l’Italia sistemi le centinaia di ulteriori miliardi di debito fatto dal governo della Supercazzola.
E allora saranno cazzi molto ma molto amari…

Obbedienza cieca, pronta e assoluta…. ma provate a prendere oggi una calcolatrice e magari…
Anzi…forti della vostra “obbedienza”…vedete di andarvene tutti quanti a… 😉