La Scrivania Obliqua

Note e osservazioni semiserie dal mondo d'oggi


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L’aijo e il coniijo in subbuijo…

glio 1Sono venute a mancare le desinenze “gli”, “glio”, “glia”, “glie” della lingua italiana.

Ne denunciano, e piangono, la scomparsa gli, ormai pochi, custodi di un italiano correttamente parlato e scritto; gruppo, ahinoi, sempre più sparuto ma non per questo meno combattivo.

I motivi di tanta disgraziata perdita sono da ricercarsi nella crescente “coattizzazione” ed ignoranza lessicale ed espressiva. In troppi non parlano più un italiano vero ma un miserevole e scarno sottoinsieme dal quale sono bandite, o meglio ignorate perché non conosciute, vocaboli, regole e sintassi.

glio 5Ecco quindi che il  coniglio diventa “conijo”… il subbuglio “subbuijo”…la bottiglia “bottija”… e così via nella miserabile dizione del celebro-latitante italiota medio, che si alimenta di chat, socials, selfie, influencers, e calcio…

 

Se non ci avete ancora fatto caso ed amate il vero italico verbo, prestate attenzione: quando vi capitasse di vedere qualunque trasmissione televisiva con concorrenti o soliti, inutili e stucchevoli, dibattiti e contraddittori, drizzate le antenne alla ricerca di un “glio”, “glia”, “glie“…

Non ne troverete più! Al loro posto solo le terribili sconcezze prima riportate; il trionfo del burino, la conferma di un’ignoranza devastante e inarrestabile.

Già ! Perché è lecito chiedersi se questa perniciosa tendenza sia ribaltabile; purtroppo siamo ben oltre il punto di non ritorno, o meglio, lo si potrebbe fare ma in un unico modo e maniera: mazzate, mazzate, mazzate.

D’altronde è vero che con quel sistema, delle mazzate appunto, si potrebbero aggiustare anche tante altre cose, ma, mi dicono, che piaccia poco perché antidemocratico…

Andiamo quindi, democraticamente, avanti così, dando spazio dilagante (ormai sono dappertutto…) ai coglioni !

Però ricordiamoci di chiamarli sempre, italianamente, così: COGLIONI !!!

 

 

 


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Patata intelligente…per fessi

Tecnologia e Progresso; bel dilemma ! Se da un lato, infatti, lo sviluppo tecnologico dovrebbe supportare innovazione e quindi progresso, dall’altro si evidenzia il come tale sviluppo abbia portato a un imbecillimento globale.

Nascono nuove forme di idioti sul globo terraqueo; in primis, i Webeti di cui avevo già parlato in una precedente pagina ( https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2017/02/20/webeti/ ) che ci ammorbano ed infestano con la loro insipida idiozia. Non parliamo poi degli Influencers e del loro codazzo di mentecatti celebro-latitanti.

Infine i creduloni, pletora globale di gonzi, sempre esistiti, e che anche nel contesto dell’evoluzione tecnologica sono capaci di fare la loro meschina figura di m…

Smart Potato 2L’ultimo caso si è avuto al recentissimo CES, tenutosi a Las Vegas, manifestazione di rilevanza mondiale circa nuove diavolerie tecnologiche pensate per i consumatori. Se ne viste di ogni; tanto per citarne una, il robottino che vi porta la carta igienica in bagno. Vabbè…può capitare di trovarsi in quella situazione di imbarazzante penuria; però dovete avere con voi il vostro smartphone… Ma d’altronde se già andate al CES, va da sè che al cess ci andiate sempre e rigorosamente connessi con lo smartphone…

Ma la cosa che ha fatto scalpore è stata la Smart Potato, la Patata Intelligente !Smart Potato
Non pensiate trattarsi di bella e sensuale fanciulla dotata di Quoziente Intellettivo sopra la media; no! Trattasi di una vera e propria patata, con collegata un’antenna.

Secondo la presentazione la patata sarebbe stata in grado di interagire col vostro smartphone potendo inviarvi chissà quali patatose informazioni…

Altro che Alexa o Google; voi formulate la vostra richiesta e la patata risponde (e dalle…ho già detto che non è quella patata…).

Da non credere; lo stand era sempre strapieno con la coda di tecnogonzi pronti ad ammirare l’invenzione.

Meno male che il francese che l’ha presentata ha poi svelato la sua provocazione, tesa a evidenziare quanta imbecillità ci sia tra chi blatera di tecnologia.

A questo punto però, riallacciandomi a un video datato ormai diversi anni, ritengo sia il caso di rilanciare la grandissima invenzione del USBWine.

Ma ci pensate? Una chiavetta USB che vi permette dal vostro pc di scegliere ed ordinare da un catalogo di vini pregiati e riceverlo direttamente tramite il pc.

Non ci credete? Guardate il video: vi assicuro…è GENIALE !!!

Adesso però vado a cucinare la mia Smart Potato; purtroppo si è rotta l’antenna e quindi la trasformo in…purè !    😉

 


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2020, ventiventi

Ultima pagina del 2019; ho deciso di dedicarla al nuovo anno.2020

Non vi aspettate nulla in termini di buoni propositi o altre ipocrisie tipiche del nuovo anno: tutte palle!

Il tempo scorre e non è il cambio di data a segnare situazioni più o meno favorevoli. Quindi chi si fosse aspettato desideri da pace nel mondo resta con un pugno di mosche… 😉

Mi diverte piuttosto analizzare il nuovo anno come numero. Ho la fissa di leggere a modo mio i numeri, amando i numeri primi, schifando quelli pari e via con altre stramberie.

2020 32020…anzitutto come leggerlo. Preferisco la dizione del titolo e quindi “ventiventi” invece del noioso “duemilaventi”.

Perché? Di anni così ce ne sta solo uno per secolo: lo fu il 1919, prima ancora il 1818. Potrebbe esserlo il 2121; potrebbe perché stando alla svedese gretina e rompicoglioni ‘gnà fàmo

Quindi questa combinazione 20-20 mi piace.

Poi, per quanto numero pari, 20 è multiplo di 5; anzi “ventiventi” è due volte multiplo di 5 e per uno nato nel 55 questo piace.

Mi piace anche che nel “ventiventi” festeggerò 40 anni dalla Laurea…miiihhhh… però è una cosa a cui tengo. Saranno anche 40 anni dal servizio militare ma questo, a parte i tanti ricordi bislacchi, mi importa meno.

Una cosa scricchiola e piace molto meno: 2020 significa, per uno nato nel 1955, 65 anni…ufficialmente anziano e questo mi fa di molto, ma di molto, girare gli zebedei…   😡

Vabbè si vedrà…

Ah…se adesso vi aspettavate il Buon Anno, scordatevelo; c’è un motivo chiaro, altrimenti peccherei di coerenza nell’essere un propugnatore dell’abolizione di tale augurio
(guardatevi la pagina : https://lascrivaniaobliqua.wordpress.com/2015/12/18/aboliamo-il-buon-anno/  ).

Ciao; a presto!2020 2

 

 

 


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Osserva l’ufficio e sai come comportarti…

Tempo fa avevo raccontato, con riferimento al mio libro “La scrivania obliqua”, varie fenomenologie comportamentali di taluni manager, o presunti tali, vedasi appunto il collocare la scrivania in obliquo piuttosto che altre effimere manifestazioni di potere.

Di certo, quando si incontra qualcuno in un’azienda l’osservazione del contesto risulta importante e non deve essere sottovalutata. Certo non sarà essenziale ma, statene certi, ci potrà fornire elementi importanti sul come comportarci. Due esempi su tutti: la planimetria e l’arredamento.

Avendo visitato tantissimi uffici di manager italiani o stranieri ho avuto modo di vederne di tutte le tipologie e dimensioni.

Ne ho quindi tratto una tabella sintetica suggerendo anche l’atteggiamento più consono da tenere:

Tipologia
Ufficio
Dimensioni
Arredamento
Atteggiamento suggerito
Ascetico
Cella quasi monacale, con pareti chiarissime
Freddo, alluminio e legno sbiancato, mobili chiari; disadorno. Contemplativo
Molto formale ma orientato a grande apertura. Linguaggio asciutto e niente retorica.
Cardinalizio
Immenso
Tappeti e divani, con corredo di poltrone. Scrivania grandissima.
Estrema formalità; prosopopea e retorica a fiumi.
Pronti a subire tsunami di arroganza.
Romantico
Nella norma; conta decisamente l’arredamento
Ricerca di mobilio particolare con richiami a tema (es.primo novecento); lampade con vetro verde, sedie grandi ma scomode.
Predisponetevi a grande cordialità. Superare barriere di formalismo.
Gerarchico
Nella norma
Scrivania come vera barriera di potere; il manager seduto dietro un piano di lavoro largo oltre un metro e mezzo…
Pragmatico e asciutto; “strict to the point”.
La retorica da usare come paracadute
Cultural-chic
Nella norma ma capace di ospitare almeno due grandi librerie
Non rilevante; conta il numero dei libri stipati; di tutti i tipi, ma suddivisi in modo organizzato; spesso mai letti e nemmeno aperti…
Esplorazione superficiale di temi svariati.
Attenzione a non distrarsi

Ci sono poi i soprammobili, come ulteriore interessante complemento alla nostra osservazione, perché spesso il soprammobile è un segnale evidente, volutamente esibito, di piccole manie o passioni del manager.

Andiamo quindi dalle classiche palline da golf, messe sulla scrivania ad arte, introduzione alla domanda di rito su quale sia il club di appartenenza e l’handicap golfistico. Oppure una parata di modellini di Jaguar o Porsche, ad evidente specifica preferenza in tema di automobili. Ci si potrebbe sbizzarrire, ma la casistica sarebbe troppo ampia.

Mi limito quindi solo al suggerire di osservare sempre attentamente gli eventuali soprammobili. Ne potrete trarre elementi di identificazione sul vostro interlocutore, da utilizzarsi come eventuali tasselli alla conversazione; quantomeno vi potranno evitare  gaffe, tipo, dire al tizio delle Jaguar, che le Mercedes, quelle si, ma le Jaguar mai; si guastano sempre…

occhiolino


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Trinariciuti d’oggi

In questi giorni mi sono trovato a pensare a tutta la bagarre emiliana alimentata dalla paura della sinistra di perderne il controllo. Paura?, terrore direi!

Il tutto adesso corroborato dalla “scoperta” delle “sardine” con relativo, immediato, clamore mediatico, becero e lecchino, nel pompare/osannare/enfatizzare questa nuova trovata, in salsa pesce azzurro.

Trinariciuti creati da Giovannino GuareschiDall’Emilia “rossa” venne anche un grandissimo della satira, un autentico campione: Giovannino Guareschi, ineguagliabile nel denunciare ed irridere quanto si celava dietro certi schieramenti.

Tra i personaggi creati da Guareschi, sulle pagine del “Candido“, spiccavano i “trinariciuti“,trinariciuti (1) epiteto fortemente spregiativo rivolto agli iscritti al partito comunista, per la loro presunta acritica credulità e sudditanza alle direttive del partito (perciò raffigurati con tre narici, come esseri “diversi”).

Mi sono allora domandato chi possano essere i “trinariciuti” di oggi e ripensando alla definizione, alla “acritica credulità e sudditanza alle direttive”, a quella “obbedienza cieca, pronta e assoluta” che lo stesso Guareschi raffigurò in bellissime vignette, la risposta balza evidente… Basta la prossima foto.trinariciuti Grillo Giggino

Esistono e sono tanti…a conferma che siamo proprio messi male. URLO

 

Vabbè, vi lascio almeno qualche meravigliosa vignetta del grandissimo Guareschi. Trinariciutitrinariciuti 3Trinariciuti-vignetta


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e siamo a 200 !

200Il numero delle pagine del blog “La scrivania obliqua” è arrivato a quota 200! 

Sei anni, quasi, dalla nascita del blog e duecento paginette che raccontano di tutto e di niente; magari venute più o meno bene, più o meno sarcastiche, talvolta un poco incazzose (ma ci sta…il buonismo, per me, può andarsene a fan…tastico!   😉  ).

200 GrazieNon posso non ringraziare chi mi dedica un po’ del suo tempo leggendomi: grazie, sinceramente.

Da parte mia continuo ad andare avanti, cogliendo spunti dalla quotidianità; a volte pure evitandoli. Un esempio? il convegno, in corso a Milano, dei “terrapiattisti”… Davanti a cotanta, esponenziale, coglionaggine cosa dire? Solo nominarli potrebbe dargli risalto. Meglio seppellirli !!!

Ancora grazie e spero di ritrovare presto qualche lettore su questo scalcagnato blog, non allineato… essendo obliquo.Occhiolino

Ciao

 

 

 


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Tipi da Poste…

Vuoi prendere, di botto, coscienza di come sia messo questo paese? Poste ItalianePassa un’ora in un Ufficio Postale! Si perché le Poste Italiane, in quanto a varia umanità che le affolla, sono lo specchio di quest’Italia.

Oggi, per le varie menate dei versamenti di rinnovo patente, ci ho speso quasi un’ora e posso confermare quanto siamo messi male; anzi peggio!

Lungi però dal volermi lanciare in dissertazioni sullo stato di salute del quasi cadavere Italia, prendo al volo l’esperienza odierna per tracciare i profili di alcuni dei peggiori soggetti, maschio o femmina indistintamente, con i quali vi capiterà di fare i conti.

  1. Il telefonomane: soggetto (lo si capisce al volo) dal quoziente intellettivo non pervenuto o smarrito, suole trascorrere il tempo in coda dedito a chiacchiericci vari al telefono. Non ci sarebbe nulla di male se questi non avvenissero però in viva voce e con un livello di audio modello concerto di Vasco Rossi. Potrete, quindi, sulla base del comune tempo di attesa, sapere quasi tutto sulla sua vita, parentado, impegni, problemi, malattie (su quelle si dilungano particolarmente…), ma anche passioni. Oggi, ad esempio, me ne è capitato uno fan scatenato (ed è dir poco) di Manuela Arcuri… Se non fosse per le sembianze da Gollum del tipo, la Manuelona nazionale potrebbe esserne anche lusingata…   😉
    Insomma il telefonomane vi ammorberà con i cazzacci suoi.
    Non vi resta che sperare che una delle sue tante malattie se lo porti via al volo.
  2. Il saltacode: a dispetto dell’ormai quasi totale diffusione dei numeri di gestione coda, esistono ancora squallidi soggetti coda-repellenti; costoro si presentano sotto diverse, sordide, specie:
    • quello che ignora bellamente la coda, i numeri, le persone in attesa, e si fionda direttamente allo sportello: al momento del levarsi di segnali di protesta finge, inizialmente, di ignorarli salvo poi lanciarsi in contraddittori veementi, avvallando una serie di improbabili scuse.
    • ci sono i furbetti del “devo chiedere solo un’informazione” che, ripetendo allo sfinimento questo mantra, sfruttando l’ingenua cortesia altrui, risalgono e dribblano la coda per poi trasformare il fantomatico quesito in una richiesta di servizio bello e buono.
  3. Il dormiente: in coda, munito di regolare numeretto, non si avvede, causa letargia improvvisa, narcolessia o semplice rincoglionimento cronico, della chiamata del suo turno. Accortosi, ormai in ritardo, del problema cerca di risolverlo goffamente agitandosi come un tarantolato davanti agli sportelli conclamando il suo postumo diritto e cercando di essere recuperato.
  4.  Il saccente : non esiste coda in un Ufficio Postale dove non si palesi il portatore/dispensatore di “verità assolute“, ovvero tutte farlocche, che inizia a distribuire ai poveri astanti sentenze su:
    • inefficienza del servizio postale
    • scarso rendimento del personale
    • richiami vari a potenziali taumaturghi “risolvi tutto”
    • dissertazioni sul come trasformare il servizio postale in una sorta di Nirvana
    • castronerie varie da “perché io so, io ho ragione, io sono nato imparato”…

Il “sono nato imparato” non è casuale perché, molto spesso, il saccente, parla un italiano improbabile…; ma questo lui non lo sa!Poste 2

Insomma, un bel teatrino, specchio ormai di un paese senza capo né coda dove anche i bibitari dello Stadio San Paolo hanno trovato modo e maniera per comandare e dire la loro…

Povera Italia, di ignoranza ostello… URLO